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  1. Quando e perché hai scelto il mezzo della fotografia?

Usare le immagini come espressione comunicativa è stata la mia passione da sempre. Se ritorno indietro con la memoria, non riesco a ricordare di preciso quando ci ho pensato per la prima volta. Ricordo che da bambino, passando davanti al cinema del mio paese, mi fermavo in prossimità della cabina di proiezione, che dava proprio sulla strada, con la speranza di trovare per terra uno spezzone di pellicola scartato dall’operatore per i tagli che era costretto a fare in caso di rottura della stessa. Quegli spezzoni aprivano davanti ai miei occhi un mondo fantastico che da un semplice fotogramma ammiccava alla mia immaginazione di bambino.

Oserei, quindi, dire di essere stato scelto e non di aver scelto.

2. Come se passato, poi, a quello del video?

Non credo che ci sia stato un prima e un poi. Per quello che mi riguarda l’immagine statica della fotografia ha da sempre convissuto con la dinamicità del video. La spinta è quella di comunicare e trovo quello delle immagini il linguaggio a me più congeniale. Il gioco dei colori o della luce e dell’ombra mi offrono gli elementi giusti per poter raggiungere una sorta di equilibrio tra espressione e creatività. L’uso delle immagini in un video mi permette solo di contestualizzare la narrazione e quindi di decodificarla.

3. Quali obiettivi ti poni nella tua attività creativa?

Mi piacciono le storie e mi piace raccontarle dal mio punto di vista, forse un po’ romantico e poetico, che non è mai preponderante né invasivo. L’oggettività delle storie viene sempre salvata, ma la mia creatività mi porta, comunque, a proporre una prospettiva “altra” . Il mio obiettivo è quello di accompagnare lo spettatore verso una visione più autonoma, libera da stereotipi e preconcetti.

4. Come ti sembra venga trattata la cultura attualmente?

Male, anzi malissimo. Finché si lasciano passare concetti del tipo “La cultura non si mangia” e si propinano trasmissioni che servono solo a valorizzare i corpi, saremo costretti ad assistere ad un imbarbarimento crescente. Ne sono testimonianza i ripetuti tagli a vari settori culturali e di conseguenza la fuga dei nostri migliori cervelli all’estero.

Ho paura che questa situazione sia in parte anche voluta in quanto la cultura, se da una parte richiede impegno, studio, lavoro e quindi fatica, dall’altra permette autonomia di pensiero che è sicuramente di più difficile gestione.

5. Un’ ultima domanda: quali requisiti deve avere, secondo te, una persona per svolgere un lavoro creativo come il tuo?

Questa è una domanda da un milione di dollari. Non credo che ci siano regole precise. Sicuramente bisogna avere qualcosa da raccontare e scegliere il mezzo più idoneo a se stessi per farlo. Nello specifico della fotografia occorre anche avere un’ ottima conoscenza tecnica del mezzo che si usa e della grammatica del linguaggio delle immagini. Infine dare libero sfogo alla fantasia.

Collegamenti: Elio Scarciglia sulla pittura di Lucia Ghirardi, Prima di tutto l’uomo.