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Zairadi Lucia Ghirardi

Molti anni fa Nino Perizi, mio Maestro di pittura, mi suggerì la lettura de “Le città invisibili” di Italo Calvino, poichè avevo lavorato su altri suoi testi quali “Il barone rampante”, “Il visconte dimezzato” e “Il cavaliere inesistente”.
La lettura dell’immaginario viaggio di Marco Polo, descritto all’imperatore Kublai Kan, mi avvinse e cominciai a schizzare su carta quelle città che avevano particolarmente colpito la mia fantasia.La rilettura del libro mi ha suggerito poi immagini meno realistiche e più simboliche delle prime realizzazioni su carta. Concatenate l’una all’altra in una successione logica di forme prevalentemente sferiche, come se ogni città venisse racchiusa in un guscio di noce.
ArmillaItalo Calvino ha avuto la capacità nella sua opera di fare apparire reali città immaginarie, consentendoci di entrarvi e di percorrerle.
Possiamo quindi inoltrarci nel groviglio di tubi e sifoni di docce nella città di ARMILLA, oppure rimanere accecati dallo scintillio delle cupole d’argento dei palazzi di DIOMIRA, nel tentativo di scorgere il gallo d’oro in cima alla torre. Considerata la complessità labirintica della scrittura di Calvino e la ricchezza di dettagli, ho scelto quei caratteri descrittivi che potevano essere tradotti nella pittura. Partendo dal racconto analitico di Calvino sono giunta a realizzare immagini sintetiche delle città invisibili per me più significative.
“…Di quest’onda che rifluisce dai ricordi la città s’imbeve come una spugna e si dilata…” (Italo Calvino “Le città invisibili”).
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