Lojze (Luigi) Spacal.

Conobbi casualmente il pittore Spacal, mentre frequentavo lo stabile di Piazza Venezia 4, a Trieste, dove anch’egli risiedeva. Persona mite e modesta, dal forte carattere, abitava il piano nobile del palazzo, dal quale si godeva una deliziosa vista su parte del Golfo di Trieste sul davanti, mentre voltando lo sguardo a destra si aveva la sensazione di poter entrare direttamente nel Museo Revoltella. Egli rimane famoso per la geometrizzazione del Carso che finì col contraddistinguere le sue opere della maturità, rendendo così il suo lavoro decisamente riconoscibile al pubblico. Spacal nasce a Trieste nel 1907 da una famiglia slovena. A dieci anni è costretto a lavorare in seguito alla morte precoce del padre, tagliapietre di Kostanjevìca, paese del Carso da cui proveniva anche la madre. Negli anni Venti viene assunto dal cantiere navale di Trieste dove lavora come disegnatore. Nel 1930 per la sua attività antifascista viene arrestato e condannato al confino ad Accettura, in provincia di Matera. Qui scopre in sé la vocazione artistica. Gli capita, infatti, aiutando un falegname, di dover costruire una bara per una bimba morta a quattro anni, che dipinge con un particolare impegno per un’intera notte, tanto da suscitare lo stupore e la gratitudine di tutto il paese (”Mai nessuna mia opera ha suscitato tanta ammirazione!”).

Nel 1934 durante il confino inizia a studiare le tecniche artistiche e nello stesso anno si diploma presso il Liceo Artistico di Venezia. Consegue poco dopo l’abilitazione all’insegnamento del disegno e ritoma a Trieste dedicandosi all’attività didattica nelle scuole. Nel 1936 l’esigenza dì approfondire la propria preparazione artistica lo conduce a Monza dove, nel ‘36, si iscrive all’Istituto Superiore per l’Arte Decorativa per seguire le lezioni di Semeghini, De Grada, Pica e Pagano. Contemporaneamente frequenta da privatista l’Accademia di Brera a Milano e partecipa agli eventi artistici della città, attratto in particolare dal clima effervescente che si era creato attorno ai movimenti di Corrente e degli astrattisti.

Siamo nel 1937. Espone per la prima volta, nell’Xl Mostra del Sindacato fascista di belle arti, allestita nel Castello di San Giusto a Trieste compare, infatti, una sua “Natura morta”. Nel 1940 tornato stabilmente nella sua città, si dedica alla produzione grafica, imponendosi subito all’attenzione di autorevoli critici tra cui Umbro Apollonio, che lo presenta alla sua prima mostra personale. Nel 1942 durante il periodo bellico viene nuovamente inviato al confino a Corropoli in Abruzzo e poi in Toscana dove viene assegnato al battaglione speciale di lavoro di Forte dei Marmi. Qui ritrova l’architetto Pagano che aveva conosciuto a Monza. In questo periodo non ha molte possibilità dì dipingere e, comunque, ciò che riesce a realizzare andrà quasi completamente perduto. Tuttavia nel ‘42 è presente con alcune opere alla Permanente di Milano nella mostra “Sette artisti triestini”.

Nell’anno 1944, nonostante la situazione di isolamento riesce a mantenere dei contatti e allestisce una personale alla Galleria Milione di Milano che desta molta curiosità nella critica. Sono gli anni in cui le sue opere contengono anche un chiaro messaggio politico contro la violenza nazifascista, come le xilografie “I martiri di Basovizza” o “Rifornimenti ai partigiani” o “Macerie sul Carso. Nel 1948 partecipa alla prima Biennale di Venezia del dopoguerra con quattro xilografie. Questo periodo corrisponde a una breve fase che Spacal definisce “del realismo sociale” in cui egli dedica una profonda attenzione alla vita e all’ambiente dei poveri, specialmente degli abitanti del Carso. Negli anni 1951-52 ricorre nell’opera di Spacal il tema delle barche, di cui lo affascinano soprattutto gli aspetti costruttivi, la struttura in legno. Spesso gli sfondi di queste immagini sono località dell’Istria da lui frequentate e amate.

Anno 1954: alla Biennale di Venezia, dove espone per la seconda volta, compaiono nuovi soggetti nella grafica di Spacal, che, anche in seguito a ripetuti viaggi di lavoro a Koper/Capodistria, dai primi anni Cinquanta aveva cominciato a riflettere e lavorare sull’immagine della città e sui mutamenti di costume in corso: “Periferia di città”, “La TV in provincia”, “Città allo specchio”, “Luna park” sono le opere presenti alla Biennale.

Nel 1955 vince il Premio “Città di Roma” alla VII Quadriennale ma, nello stesso anno tiene la sua prima importante personale a Lubiana e partecipa alla Biennale di grafica. Anche il mondo della cultura sloveno, con cui è uno dei primi a riallacciare i rapporti, ormai riconosce in lui un maestro di livello internazionale. È ancora di quest’anno un’importante opera decorativa eseguita a mosaico per la Camera di Commercio di Lubiana. Nel 1958 la sua fama è consacrata dal Gran premio internazionale per il disegno e la grafica alla XXIX Biennale di Venezia, dove, in quasi tutte le opere che espone, ritornano i temi carsici: “Corale del Carso”, “Chiesa carsica”, “La casa dello spaccapietre”. Ma, come osserva Giuseppe Marchiori nel catalogo, ormai “la composizione si è trasformata in superficie a due dimensioni e gli oggetti sono diventati piani contrapposti come in una vetrata dai colori puri e luminosi”. L’anno dopo realizza una grande composizione a mosaico per la Palazzina Veneziana di Pirano. Negli anni che vanno dal 1960 al ’68, esegue la sua prima opera decorativa per l’arredamento navale: un’impegnativa pannellatura di trenta metri quadri per il transatlantico “Leonardo da Vinci”. Nel ‘68 realizzerà un arazzo per la “Raffaello” e nel ‘69 un altro arazzo per la “Eugenio C.”. Sempre nel ’68 il Museo Revoltella ospita una grande mostra della produzione grafica di Spacal. Il catalogo, un’elegante edizione di Vanni Scheiwiller, contiene una xilografia originale. Nel 1970 Spacal ha un’attività espositiva sempre più intensa. Ogni anno partecipa a una decina di mostre, tra personali e collettive. Ma questa vita movimentata non gli impedisce di mantenere un fortissimo legame con il Carso dove si reca spesso e dove trae ispirazione per il suo lavoro, malgrado viva stabilmente a Trieste, nella bella casa di piazza Venezia piena di ricordi e di oggetti provenienti dal Carso. Nel ’74 gli viene conferito a Lubiana il Premio Preseren, massimo riconoscimento per l’arte in Slovenia. Nel 1977 riceve a Trieste il Premio San Giusto d’oro.

Negli anni Ottanta Spacal realizza il suo sogno di vìvere una parte dell’anno nella terra delle sue origini: organizza uno studio anche nella suggestiva casa in pietra di Skrbina, che viene recuperata in tutte le sue parti secondo le forme tradizionali dell’edilizia carsica. Non rallenta però la sua attività espositiva né la produzione di grafica che in questo periodo si arricchisce di alcuni dei pezzi più interessanti e originali. Nasce il museo Spacal nel castello di San Daniele del Carso, paese aveva vissuto un altro grande protagonista delle vicende dell’arte giuliana, l’architetto Max Fabiani. Il museo comprende panoramica completa della sua produzione ed è coordinato dalla rezione del Goriski Muzej.

Nella espressività artistica di Luigi Spacal, Trieste, città d’origine, Skrbina, dimora di quiete sull’altopiano, e Pirano, rifugio sul mare, sono i vertici di un triangolo ideale, dentro cui si esprime il suo mondo. La geometrizzazione dell’esistente ed in particolare del Carso, sintesi linguistica precipua ed originale di Spacal, come già osservato é la riduzione all’essenzialità della sua concezione dell’atto artistico che é soprattutto amore per la sua terra e la sua storia. Anche quando é lontano da queste terre, in realtà, é sempre qui presente.

I suoi quadri, in definitiva, non sono semplici rappresentazioni della realtà; d’altronde, vista la trama espressiva scelta, non potrebbero esserlo. Sono piuttosto un ritmo ed un colore (ovvero una varietà e profondità di sentimenti) con cui egli si appropria della vita. Parallelamente a quanto osservato da Boris Pahor nel caso del poeta di lingua slovena Srečko Kosovel, da egli definito “poeta mediterraneo”, possiamo senza dubbio affermare che Spacal ne é il corrispettivo in pittura.

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