19 fotogrammi poetici.

Buonasera a tutti.

Intanto ringrazio, anche a nome degli artisti Elio Scarciglia e Mirco Baragiani, tutti i convenuti all’inaugurazione triestina della loro mostra. Per i due autori é la 1^ volta nella nostra città e sono convinto ci saranno altre occasioni per approfondire il loro lavoro, scandagliandolo anche da altre angolazioni.

Per prima cosa voglio ricordare che questo incontro, la conoscenza reciproca fra Scarmiglia, Baragiani e Mauri, è stata resa possibile dalla Rete, cioè da Internet, e dai rispettivi Blogs in particolare, come veicoli di comunicazione e vetrina delle attività e delle opere creative.

E’ stato e continuerà ad essere un mezzo utile ed efficace di scambio edi esperienze ed informazioni tra persone attive nel mondo culturale ed artistico.

Già dal titolo avrete intuito che parliamo di immagini e poesia e precisamente di ciò che esse, coesistendo in un’unica azione artistica, sono in sé e per sé e cosa possono trasmettere al fruitore dell’opera.

Andiamo con ordine: per prima cosa, parliamo di 2 linguaggi (poesia e fotografia) differenti ma, in questo caso, complementari.

Da una parte, abbiamo le immagini fotografiche, rappresentazione fedele della realtà, declinabile a seconda delle intenzioni dell’artista ma pur sempre specchio fedele di un momento particolare, di un’emozione, di un sentimento, di un frammento di vita vissuta. In questo caso della natura nelle sue molteplici manifestazioni.

Dall’altra parte, abbiamo la poesia, assemblaggio consapevole ed altamente tecnico ma non meccanico, in cui la tecnica poetica è usata come un medium, uno strumento atto a regalare – di volta in volta – una sintesi illuminante o una fantastica immagine nella mente dell’ascoltatore.

E’ notorio che a differenza di una foto, il linguaggio, da una rappresentazione parziale, limitata della realtà, di una sensazione, di un sentimento. Invece di viverla, esistenzialmente, la descrive confidando nella capacità di immedesimazione e coinvolgimento in chi ascolta. Ed è questo un punto di grande ed insostituibile forza della parola scritta: laddove la sua indeterminatezza lascia libero lo spazio per l’immaginazione, cosa che in una immagine risulta più complesso.

L’immagine, invece, lascia spazio non a domande sul proprio contenuto oggettivo ma sul soggetto della foto, o su che cosa stia facendo o – ancora – sul perché sia lì a farsi immortalare; informazioni secondarie.

Intento della poesia è quello di avvicinarsi all’essenza delle cose del mondo, attraverso l’artificio linguistico.

Il lavoro compiuto da Baragiani per 19 fotogrammi si svolge su 2 piani: impressionista ed esistenziale, dove le foto diventano il pretesto per una riflessione su se stesso nel mondo. I 2 piani sono strettamente collegati da un grande lavoro di pensiero razionale che li controlla permettendo loro di svolgersi appieno. Baragiani usa solitamente il verso libero, con sporadiche scelte di una metrica e quindi di un ritmo nascosti.

I 2 mezzi espressivi, dunque, sono piuttosto lontani l’uno dall’altro ma hanno un terreno comune d’incontro e di lavoro.

Il terreno comune  è quello che nasce dalla loro reciproca contaminazione: un terreno che non è più poesia o fotografia ma un terreno nuovo, un terreno terzo, costituito proprio da questi 2 mezzi in dialogo fra loro.

Volutamente non parlo di sintesi, non vi può essere – infatti – una felice sintesi fra 2 mondi  così diversi ma un reciproco dialogo, un reciproco confronto dove coesistono, sopravvivendo, tutte le contraddizioni del caso.

La bravura del fotografo, è quella di oltrepassare la dissociazione tipica, a causa del cambio di atteggiamento, di chi viene  fotografato e ridotto per ciò ad oggetto da museo. L’abilità di chi fotografa è quella di tentare in tutti i modi di sfuggire al limite della fotografia, come mezzo.

Una seconda abilità, consiste nel sottrarre alla fotografia quella esperienza della immobilità e staticità, tentando di ridarle un senso di movimento, di dinamicità.

Quali sono – quindi – le difficoltà da superare per essere un bravo fotografo? Superare il limite intellettuale (cioè quello focalizzato solo sul sapere e la cultura). Andare oltre il contratto tra fotografo e spettatore oltre la connessione tra l’oggetto fotografato e la cultura e la società. Far emergere, di conseguenza, un taglio in chi guarda, che lasci un segno , una cicatrice nella memoria.

Concludendo, voglio ricordare che l’ulteriore intento di Scarmiglia e Baragiani, di comune intento con gli altri artisti in contatto con loro (Piccoli e Canzian), cosa peraltro sottolineata anche da Mauri nella presentazione è trovare le affinità che producono dialogo, al posto delle differenze che possono creare artificiose differenziazioni.

La rete che essi intendono costruire, va incontro ad un’esigenza di dialogo e creatività, anche grazie al mezzo Internet su cui si è accennato prima.

Voglio ringraziare Mirco Baragiani e Elio Scarciglia per averci dato la possibilità di conoscere il loro lavoro, ben sapendo che la loro ricerca è tanto più utile e necessaria quanto essi sono in sintonia con le finalità e i ritmi della libera ricerca espressiva.

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