Il “nuovo” Terziario 30 anni fa.

Per verificare, confrontando, che cosa sia cambiato e che cosa no.

“Il Manifesto”, 3.2.1988. Articolo di Carlo Ghezzi.

“….Le ragioni di crisi (sindacale, ndr.) (ma anche, probabilmente, di ripresa) stanno più in generale nella rapida trasformazione di una società che ha visto modificarsi profondamente gli equilibri tra lavoro dipendente e lavoro autonomo, tra lavoratori […] storicamente sindacalizzabili e lavoratori che pongono esigenze particolari, spesso assolutamente inedite.

Di questa evoluzione, all’interno e all’esterno delle tradizionali categorie professionali, in particolare nel loro rapporto istituzionalizzato o “corporativizzato” con la società si è occupata una ricerca guidata da Willem Tousijn, con Alberto Febbraio, Vittorio Olgiati, Luca Boneschi, Lorenzo Speranza, Nedo Fanelli, Rosaria Fiorentini, Fabio Bugarin, pubblicata dal Mulino, dal titolo “Le libere professioni in Italia”.

Ghezzi: “I livelli occupazionali nel nostro Paese seguono da tempo, tendenze ben definite : all’interno di un leggero aumento dell’occupazione, accompagnato da una fortissima e crescente domanda di lavoro con forti prevalenze femminili e giovanili, assistiamo ad un ridislocarsi delle occasioni di lavoro che passano da una occupazione industriale ed agricola, in calo, ai settori del terziario pubblico e privato, in costante aumento. Si accresce il lavoro autonomo. Così al fianco di figure tradizionali nascono figure professionali nuove; con velocità impressionante si scompongono, si ricompongono, si enucleano nuove professioni che operano con tempi di lavoro e caratteristiche assai diverse da quelle con le quali ci si poteva misurare in tempi relativamente recenti. Proprio questo settore continua ad attraversare una fase di sconvolgimenti e di novità forse superiore ad altri settori , pur coinvolti in un vorticoso e repentino rinnovamento. In tutto il mondo del lavoro si attenuano i tradizionali confini tra industria e terziario; si attenuano altresì, per molte figure, i confini tra lavoro dipendente e non. Queste figure di frontiera sono oggi presenti in tanti segmenti del mondo del lavoro, in particolare nelle grandi aree urbane dove i processi di trasformazione sono più avanzati; sono figure di lavoratori con più lavori, con più rapporti di lavoro dipendente, oppure con un rapporto di lavoro dipendente a tempo parziale e con altre attività lavorative, prestate come lavoratore autonomo, in collegamento con uno o con più imprese o con altre figure professionali similari.

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