Sulla depressione dell’economia americana.

Due anni e mezzo fa ecco cosa scriveva la rivista statunitense Montlhy Review.

L’economia USA è già in Depressione?

[Traduco dall’inglese, l’editoriale del numero della Monthly Review del mese di Aprile]

Viene ora universalmente riconosciuto che l’economia statunitense sta sperimentando un profondo ridimensionamento come non si era visto dagli anni ’30. Quindi la questione continuamente emerge: quanto tutto ciò è prossimo alla depressione? Un modo per rispondere è guardare agli indici di disoccupazione. La Grande Depressione colpì basso nel 1933 quando la disoccupazione salì al 25%. Oggi gli Stati Uniti stanno perdendo posti di lavoro al ritmo di 600mila al mese. Ma il tasso di disoccupazione ufficiale è, attualmente, all’8,1 % (Febbraio 2009, dati stagionalmente corretti). Questo è il più alto tasso di disoccupazione ufficiale in un quarto di secolo. Ma difficilmente questo è considerato un tasso a livello di Depressione, che è normalmente pensato come un numero a 2 cifre.

In ogni caso è sempre più evidente che il tasso di disoccupazione ufficiale è troppo conservatore nella sua misura della sottoutilizzazione del lavoro, facendo si che i migliori analisti economici pongano la loro enfasi sul più includente tasso di disoccupazione fornito dal Bureau of Labor Statistics (BLS), conosciuto come misura U-6, in opposizione all’U-3 (il tasso di disoccupazione ufficiale). L’U-6 è costituito da 3 componenti: (1) l’ “ufficialmente disoccupato”, o U-3, coloro che sono senza impiego e hanno cercato lavoro nelle ultime 4 settimane. Più (2) i “lavoratori allegati marginalmente”, o persone senza impiego che desiderano essere impiegati e hanno cercato lavoro nell’anno passato ma non ora. (questo include come sottocategorie: [a] “lavoratori scoraggiati” che considerano il mercato del lavoro come effettivamente chiuso verso di loro; e [b] tutti gli altri lavoratori marginalmente allegati che spesso puntano su ragioni strutturali per non perseguire un impiego, come la mancanza di custodia per i figli e di trasporti). Più (3) I “lavoratori a tempo parziale” che lo sono per ragioni economiche e desiderano il pieno impiego. (John E. Bregger e Steven Haugen, “BLS Introduces a New Range of Alternative Unemployment Measures, “Monthly Labor Review 118, no. 10 [1995].) Il tasso di disoccupazione U-6 è correntemente al 16% (Febbraio 2009, senza correzione stagionale).

L’U-6 è chiaramente la più sviluppata misura del tasso di disoccupazione. Come ha affermato Paul Krugman, “il tasso ufficiale di disoccupazione [U-3] è stato una guida povera alla realtà del mercato del lavoro negli anni recenti”, mentre l’U-6 ha da essere preferito come una misura più completa (“Labor Market Deterioration”, New York Times blog, 5 Aprile 2008). Ancora, vale la pena notare quanto lontano lo stesso U-6 sia dalla misurazione della sottoutilizzazione del lavoro. Alcune delle limitazioni dell’U-6 includono il fallimento del tenere conto degli effetti sulle figure disoccupate del grande numero di persone in condizioni di inabilità sociale, e l’alto tasso della carcerazione (che ricade in modo sproporzionato sulla popolazione disoccupata). Entrambe queste forme rappresentano in maniera provata la “disoccupazione nascosta”. (Vedi Hasmet M. Uluorta, The social Economy [New York: Routledge, 2009], 48-49).

In verità, l’insoddisfazione per le serie sulla disoccupazione, siano essere l’U-3 o la U-6, han fatto si che alcuni analisti si volgessero a misure separate talvolta conosciute come “tasso dei senza impiego” (da non confondere con l’uso colloquiale del medesimo termine a definire il tasso di disoccupazione). Questo è definito come la percentuale della popolazione civile, non istituzionale, nell’età fra i 25 e i 54 anni (età del lavoro principale) senza un impiego. Da quando la partecipazione della forza lavoro femminile ha cambiato radicalmente gli ultimi 30 anni, ripercuotendosi drasticamente su questi numeri, le dirette comparazioni tra tasso di disoccupazione ufficiale e tasso di non-impiego si focalizzano normalmente sugli uomini.

Il fatto importante è che, sebbene le fluttuazioni nei tassi di disoccupazione e non-impiego per gli uomini si inseguano l’un l’altro in maniera ravvicinata dagli anni ’80, dopo che il tasso di disoccupazione è caduto mentre quello di non-impiego è incrementato, si è ampliato il divario tra i 2. Al momento tra i 2 tassi c’è un divario di 10 punti (col tasso di disoccupazione per gli uomini all’8% e quello di non-impiego al 18%). In raffronto alla metà degli anni ’70 ci sono circa 3 punti di separazione tra I tassi di disoccupazione e non-impiego. In effetti, il tasso di non-impiego oggi per gli uomini è di norma 12 punti percentuali più alto di quanto non fosse nel 1948 quando era solo il 6%. Il tasso di non-impiego per tutti I lavoratori (sia donne che uomini) ad oggi (Febbraio 2009) è al 23 %. Chiaramente, laddove sono presi in esame gli uomini, la percentuale di popolazione senza impiego nell’età del lavoro principale è aumentata drammaticamente, di ben 2 cifre, anche senza considerare gli effetti dell’impiego a tempo parziale. (Bureau of Labor Statistics; Yoonsoo Lee and Beth Mowry, “Gender Differences in Employment Statistics,” Cleveland Federal Reserve Bank, May 13, 2008; Floyd Norris, “Many More Are Jobless Than Are Unemployed”, New York Times, 12 Aprile 2008).

Cosa aggiunge tutto questo? Che la disoccupazione/sottoccupazione negli Stati Uniti è un fenomeno di massa e sta crescendo rapidamente – un fatto che non può essere a lungo nascosto. Ad essere chiari, le presenti misurazioni riflettono l’organizzazione del mercato del lavoro in una società capitalistica. Gli impiegati e i statistici governativi sono principalmente interessati in quanto rilassamento c’è nell’economia e non nel livello dell’umana miseria. Ancora, un esame ravvicinato rivela che la dimensione della miseria umana, come riflesso dalle statistiche sulla disoccupazione, è senza meno profonda. Un lavoratore su 6 è attualmente disoccupato o sottoccupato secondo i conteggi dell’U-6. Mentre quasi 1 ogni 4 adulti in età da lavoro principale sono, secondo i calcoli del non-impiego, senza impiego stesso. Fornire un impiego utile e gratificante a tutti è qualcosa che dovrebbe essere richiesto ad ogni economia. Se il sistema esistente non può provvedere a ciò, la ragione e la morale suggeriscono che la popolazione sottomessa si rialzi e sostituisca il sistema vigente con uno che può farlo.

 martedì, 21 aprile 2009

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