Anche i Palestinesi sono semiti.

Fra pochi giorni ricorre un’altra giornata della memoria. Si parlerà, inevitabilmente, di antisemitismo tralasciando completamente il discorso sugli internati politici. Milioni di persone la cui esistenza é meglio dimenticare, nel cosiddetto giorno della memoria. Già questa é un’omissione pericolosa ma nell’Europa globalizzata di oggi la conoscenza, l’approfondimento e la riflessione non valgono più nulla se non possono essere spendibili del contradditorio politico spicciolo. Le alleanze politiche sono più importanti degli uomini in carne ed ossa e delle loro sofferenze. Tuttavia il concetto di anti-semitismo é tuttora al centro della manipolazione culturale ed informativa che attraversa tutto l’occidente, da Foxnews a Mediaset, passando per il gruppo Spiegel. Con ciò non intendo assolutamente avvalorare le sparate di un soggetto come Ahmadinejad che, alla nostra manipolazione risponde con una serie di stronzate. Intendo solo porre l’accento su ciò che il Potere, qualsiasi Potere, compie per auto-conservarsi.

Anche i palestinesi sono semiti: dovremmo ricordarcelo prima di parlare di anti-semitismo. Inoltre, i Palestinesi stessi dovrebbero ricordarsi che sono semiti come gli Ebrei. Ma nessuna delle due (palestinese ed ebraica) classi dirigenti (apposta le distinguo dai popoli) ha intenzione di farlo perchè il nazionalismo, cioé la manipolazione di ciò che può essere un’appartenenza, di qualsiasi “etnia” sia è sempre tendente a prevaricare l’altro, creando una alleanza inter-classista al suo interno (una unità nazionale) che lasci perdere le contraddizioni interne per scagliarsi contro un (reciproco) nemico esterno. In questo risiede la specularità e l’universalità del fenomeno.

Gli Ebrei (o meglio una parte di essi, quella più povera ed indifesa culturalmente), proprio per i loro trascorsi storici, le innumerevoli persecuzioni subite,  non possono non  schierarsi per la guerra, quando qualcuno (a torto o a ragione) gli dice che sono minacciati nella loro stessa esistenza. E’ la risposta, appunto, inoculata da chi deve fare affari (perché la guerra lo é) a coloro che non hanno altro che la propria esistenza.
Oggi, fortunatamente, in Israele, non si è ancora arrivati a programmare la soluzione finale per i Palestinesi e magari farne paralumi, saponi, combustibile per caldaie, cavie per esperimenti. Con questo non intendo proprio giustificare l’uso della tortura o dell’apartheid da parte di Israele ma cercare di far capire ai loro sostenitori politici che il paragone con i lager hitleriani, per fortuna, ancora non regge.
Risulta, inoltre, difficile capire l’espressione “nazionalismo capitalista” (nonostante i dati dei finanziamenti dell’ANP e il livello di corruzione raggiunto) e il “nemico esterno” (nonostante entrambe le entità si considerino “altro da sè”…a parte rari casi) perchè, da noi, si crede che capitalisti siamo solo noi occidentali, mentre, mettiamo “il re dello Zimbabwe” e i suoi accoliti che prendono i soldi da qualche istituto finanziario o potenza straniera e condividono le sorti del sistema che gli permette di averli, non lo sarebbero. Si tratta del famoso errore semantico chiamato borghesia compradora. Forse si crede che fuori dall’Europa, dagli USA e da Israele (dall’Occidente) vigano altri sistemi economici e sociali.
Israele ha grosse responsabilità riguardo alla situazione del Medioriente, non solo quelle di chiamare in causa l’ONU solo quando le serve e non rispettarne le risoluzioni nel momento in cui queste non sono a suo favore ma anche per l’uso spesso indiscriminato della violenza e della repressione politica su larga scala. Detto questo, non possiamo dimostrare solo contro Israele perchè, francamente,  per quante ragioni e giustificazioni possano avere i Palestinesi, mettere una bomba in pizzeria o alla fermata di un autobus e far fuori più civili (magari pure palestinesi, perchè tanto…..) che militari e magari pure lavoratori pendolari mi sembra proprio degno del più cieco ed ingiustificato nazionalismo. Nazionalismo che, in passato, si esplicitava con una guerra vera e propria, mentre oggi siamo al mero livello terroristico che é si politico ma involuto culturalmente. Per fare una guerra, magari servirebbero eserciti, appoggi, tecnologia, finanziamenti….sappiamo benissimo che gli altri paesi arabi, soprattutto i più ricchi, sostengono gli USA e di rimando Israele da una parte e finanziano l’ANP dall’altra (con varie strizzatine d’occhio).

Detto questo, credo che la soluzione del ritiro di Israele dai Territori occupati e dello smantellamento delle colonie per il ritorno alla situazione pre-1967, sia la migliore da perseguire.

[11 febbraio 2007]

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