Si può conoscere il mondo attraverso l’arte?

Partiamo dall’inizio. L’arte non é la scienza, almeno secondo le coordinate culturali in voga in questa parte del mondo. La suddivisione fra le due categorie avviene in seguito ad un errore epistemologico della tradizione occidentale, seppure in una certa misura possiamo intenderlo come un errore necessario. Ovvero: secondo questa tradizione l’arte (come la musica, ecc.) non é conoscenza e ciò che viene comunicato e/o espresso attraverso di essa non pertiene alla conoscenza. Personalmente (ma in questo non solo da solo) mi trovo in disaccordo con questa prospettiva logocentrica della conoscenza. Questa impostazione ha relegato l’arte in una posizione di inferiorità rispetto alle scienze naturali. Come e perché é stato possibile che succedesse?

Le scienze naturali hanno svolto un ruolo centrale nella visione del mondo che si affermò con la rivoluzione industriale e con l’avvento del capitalismo moderno ed in quel processo che ne é seguito di dominio del mondo da parte dell’uomo. I sistemi simbolici come la religione e la sessualità, per esempio, ma anche la musica e le arti, sebbene abbiano subito un processo di organizzazione e schematizzazione da parte della società secondo regole di classificazione e modelli linguistici, hanno subito la separazione dalle scienze naturali, dal pensiero matematico, perché nell’immaginario di chi portava avanti quella rivoluzione e quello sviluppo industriale, le emozioni e la corporalità dovevano essere separate dal resto. In questa prospettiva ci si doveva assicurare che l’emozionalità di quegli aspetti dell’espressione simbolica che riguardano la corporalità  e la materialità, fosse segregata. L’uomo doveva essere scisso. Questa scissione é necessaria affinché l’uomo ubbidisca ad un ordine astratto, fuori da sé e dai suoi interessi di essere vivente concreto: come potrebbe altrimenti costui/costei uccidere un proprio simile, annichilirlo, massacrare l’ambiente, se sentisse queste cose come parte di sé, della sua vita? Come potrebbe bombardare una città se obbedisse a ciò che sente piuttosto che alla “razionalità, alle ragioni superiori” condite, magari, dalla promessa di un compenso economico, per elevare se stesso e le persone che da lui dipendono dalla situazione di miseria circostante?

Al pari di questo problema e limite, c’é quello del predominio, soprattutto nella nostra cultura (ad esempio non in molte regioni dell’Africa) del linguaggio scritto nell’apprendimento. E’ la ragione fondamentale del predominio della musica classica sulle altre manifestazioni musicali, anche quando esse vengono necessariamente confrontate con una partitura scritta e le regole dell’armonia classica o, peggio ancora, si tenta di spiegare o di classificare la musica con le parole.

Si può conoscere, dunque, il mondo attraverso l’arte, lo si può spiegare o modificare? Io direi di si, attraverso l’uso appropriato delle emozioni e di una razionalità-altra (la famosa irrazionalità, termine usato ambiguamente piuttosto che ammettere che anche quella qualità ci appartiene) che l’arte stessa può generare rispetto al calcolo di tipo razionalistico ed astratto che le scienze naturali, oggi meglio definite come applicate, hanno fatto finora.

2 Comments

  1. Hai ragione. Breton scriveva, Noi viviamo ancora sotto il regno della logica … ma i processi logici .. si applicano unicamente alle soluzioni di problemi di secondario interesse. Dobbiamo all’arte tutto quello che abbiamo definito “il possibile”, alla possibilità di una prospettiva insolita, o innovativa. ciao dario

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  2. Argomento complesso, difficile da affrontare senza rischiare che le parti in causa accendano i toni nel procedere del confronto. Ma indubbiamente interessante, stuzzicante, intrigante.
    Esprimo un sentire che matura da formazione scientifica nel senso più stretto del temine, poggiata cioè su severe basi logico-matematiche e anche più rigorose tecniche di indagine fisico-sperimentali.
    Tuttavia il laboratorio sede delle mie ricerche è l’Universo, teatro ben noto a molti artisti che nel Cielo Stellato e nella sua magia hanno saputo cogliere ispirazioni per creazioni degne del Creato stesso.
    Molti dei processi conoscitivi delle leggi della Natura sono scaturiti da intuizioni, balzi interdisciplinari frutto spesso di notti insonni o sonni profondi, assai più simili a dinamiche di ispirazione più consoni a scenari quali atelier artistici che ad asettici laboratori di fisica delle particelle.
    Ci vuole fantasia e fegato da poeta per accettare le 11 dimensioni di una realtà subatomica, o anche solo per affrontare la soluzioni di enigmi come la presenza di numeri primi fra i mattoni della nostra matematica.
    Oggi ho fatto il mio primo post qui in WP e parlo di un matematico indiano che pur essendo un modesto contabile di Madras diventò un collaboratore di uno dei più importanti matematici del secolo scorso e non solo.
    Il commento precedente cita la necessità di porsi di fronte ad un problema da punti di vista insoliti, inconsueti, diversi.
    Verissimo
    Singolare è pure la casualità con cui al primo giro di blog che faccio, capito qui dove si parla di questo intreccio contraddittorio ma inevitabile fra arte e conoscenza.

    Sarà un segno ?

    Grazie per l’ospitalità

    GB

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