Carolus Cergoly e la memoria di chi non ha memoria.

FUMA EL CAMIN.
Fuma el camin
Mattina e sera
Del lagher de Mathausen
Grande fradel de quel
De la Risiera
Lagrime e sangue
Piovi su Trieste
Lotte Hen
Camicia bruna
E svastica sul brazzo
AI suo primo servizio
Al Bloko 33
Donne e bambini
Morsigar de coscienza
Disi el Kapò
Perché
Su femo i bravi
In fondo xe un brusar
Ebrei e slavi
Intanto a Ginevra
Stasera “Parsifal”
Di Richard Wagner
Toscanini dirige

Carolus Cergoly

Ho voluto riportare questa poesia nel giorno della memoria per due motivi: il primo perché considero interessante la testimonianza di Carolus Cergoly nella città di Trieste durante gli anni più bui della sua storia, quelli dell’occupazione nazista  e dell’apertura del campo di concentramento e sterminio noto come Risiera, poi perché, assieme ad altri, sono convinto del valore della sua poesia. La sua fu una testimonianza scomoda, non asservita al potere di turno, non succube al conformismo dominante. Per una riedizione, per quanto possibile certamente utopistica, dell’impero plurinazionale asburgico, sicuramente non soggetto al fanatismo delle superiorità nazionali (nonché razziali) e pur con tutti i limiti della sua evoluzione.

E’ uscita ultimamente un’intervista come parte di un libro La promessa della notte (Donzelli, 226 pagine) in cui parlano anche Alda Merini, Attilio Bertolucci, Giorgio Caproni, Mario Luzi e Andrea Zanzotto, dove egli testimonia tra l’altro, in qualità di “ultimo triestino vivo ad avere conosciuto Joyce e Svevo quando ero ragazzo” della spocchia con cui l’intellighenzia triestina dell’epoca considerava Italo Svevo: «Lo prendevano tutti sottogamba e anche apertamente in giro, con battutine, con il silenzio. A volte, quando lui non c’era, spettegolavano: “Pensa un po’ questo povero Schmitz…”». Insomma, un uomo chiaro e diretto Cergoly, qualità che gli costò ovviamente l’emarginazione politica e civile.

Gli rendo, perciò, almeno in parte giustizia pubblicando queste poche righe, augurandomi che navighiate sui pochi links che ho messo, in modo da farvi un’idea più completa di un vero intellettuale che, per definizione, non deve mai essere prono al conformismo di turno.

1 Comment

  1. Purtroppo è un classico che il potere si avvalga sempre di intellettuali disponibili e oscuri quelli che danno fastidio. Non a tutti è concessa la fortuna di Svevo di essere scoperto in biblioteca da, se la memoria non mi tradisce, un poeta di successo come Montale. Quindi bene fai a farcelo conoscere per restituirgli almeno in parte quel po’ di luce che gli è stata negata in passato. Un caro saluto. Pietro.

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