Riconoscere l’artista di valore.

Qualche giorno fa, ho scritto un articolo sull’arte contemporanea e sulle cazzate vendute per essere (quasi) dei capolavori. A parte la slealtà insita nel propinare ai collezionisti delle patacche, diventa urgente discriminare tra ciarlatani ed artisti, tra oggetti di immediato consumo ed opere d’arte. Ho riflettuto sul tema e questo articolo è la sintesi di  ciò che ho soppesato fra me e me. Intanto, partiamo dalla constatazione che il mercato capitalistico contemporaneo si è enormemente dilatato negli ultimi decenni, includendovi pure delle cose di dubbia utilità (la crisi economica che stiamo vivendo, forse, tra le tante cose cattive magari spazzerà via un pò di ciarpame). Quindi, si è dilatata la necessità primaria del consumo per realizzare i profitti. A questo scopo qualsiasi cosa deve andar bene, per cui si abbassa la soglia etica, morale, di gusto, di cultura. Lasciando stare per un momento ciò che si è prodotto fuori dai nostri confini e focalizzandoci sulla nostra realtà nazionale, ci accorgiamo che in tutto questo meccanismo la sua parte l’ha avuta pure una ingestita e non-programmata scolarizzazione di massa, dove l’insegnamento è diventato nel tempo più un approdo sicuro per chi cercava un impiego che non una missione. Peraltro senza una comunicazione tra mondo del lavoro e realtà scolastica, per cui oggi ci troviamo di fronte ad un sacco di giovani con in mano delle lauree sbagliate, e lasciamo stare il fatto che essi vivono in un paese sbagliato incapace di fornire loro una prospettiva.

In questo contesto molte persone si improvvisano artisti senza avere fatto delle esperienze pregresse necessarie per poter essere definiti tali. Ovvero; possedere un curriculum-vitae, una cultura generale, delle capacità manuali. Al contrario, oggi abbiamo capacità manuali spesso inesistenti, tecnica supportata dalla tecnologia dei giorni nostri la quale ha inferto un colpo quasi mortale a quelle capacità, come ad esempio la computer grafica, ed artisti disposti a vendersi a critici d’arte corrotti pur di emergere nel mondo dell’arte. Sono dell’idea che, anche se uno decidesse di fare come Lucio Fontana un taglio sulla tela, dovrebbe necessariamente  avere alle spalle un lungo percorso di artista e aver fatto pratica anche nel campo delle arti figurative per dare credibilità a ciò che vuole promuovere, altrimenti verrebbe preso per un ciarlatano. Anche se l’arte é provocazione (ad esempio il proporre merda in scatola o altro) non é arte se non ci sono i presupposti sopra descritti.

Il problema più grave è che viviamo in un mondo di uomini con pochissima cultura personale che non sono in grado di decifrare il vero artista ma basta loro sapere che è promosso dal tal critico (molto probabilmente o sicuramente comperato) per dargli credibilità. L’arte oramai è in mano ai potenti ed é un grande giro di affari e, aggiungiamo, nel quale può entrarci chiunque purché abbia i soldi.

In questo panorama non facile, ci sono, ovviamente, anche degli artisti capaci la cui lista sarebbe un pò lunga. Ognuno di voi potrebbe farsela da solo analizzandone curriculum vitae, cultura generale ed abilità manuali. Prossimamente vedremo di capire quali sono i compromessi che un artista si trova solitamente ad affrontare lungo il suo cammino nel mondo dell’arte.

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