Politica borderline.

Stamattina, passando davanti ad una libreria, ho notato un libro sulle malattie mentali. Credo sia patrimonio comune a tutti, pensare che le persone che ne sono affette debbano essere comprese e assistite. Queste persone debbono continuare a far parte del contesto sociale, non devono subire alcun tipo di emarginazione che peggiorerebbe la loro situazione già difficile con ricadute estremamente negative sul piano sociale. Sono persone, comunque, che hanno un ruolo sociale limitato, finchè non riescono a rimettersi in qualche modo “al passo con gli eventi” che li circondano.

Personalmente, ho l’opinione che ognuno di noi avrebbe bisogno di essere psicanalizzato o di incontrare uno psicologo “con le palle” (non ce ne sono molti in giro) che gli faccia approfondire le proprie idiosincrasie, i proprii limiti, le negatività accumulate. L’intento di queste esperienze è quello di migliorare.

L’oggetto del post, però, è un altro e quello della malattia mentale è solo un modesto pretesto stilistico per introdurne l’argomento. Non siate così maligni dal trovare qualche collegamento con l’introduzione.

Mi chiedo sovente in quale paese viviamo e, in campagna elettorale, devo confessare che esso assume le caratteristiche migliori a cui possa aspirare. E’ in periodi di questo tipo che le doti del paese vengono enfatizzate, che le sue possibilità crescono esponenzialmente, che le dichiarazioni del personale politico (di tutti gli schieramenti, con differenti accenti) sono superbamente iperboliche, fino alla follia. Vi confesso che vorrei vivere in una eterna campagna elettorale, perché così potrei pensare che questo paese “può competere nel mercato internazionale”, che può “essere un paese normale”, che è un paese che può avere “gli stessi livelli salariali della Germania”.

Insomma, è qui e ora che l’italica creatività da il meglio di sé; nulla di meglio che questo concorso (sotto mentite spoglie) con in palio il consenso dei cittadini. Come ogni campagna pubblicitaria che si rispetti, l’importante è attirare su di sé l’attenzione, che sia sotto forma di buone o cattive intenzioni. Poi, ognuno sceglierà il prodotto migliore col quale deliziare la propria fantasia.

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