Gore Vidal, il più controverso scrittore d’America, ci ha lasciati.

Uno dei più talentuosi oppositori al regime americano se n’è andato. Oppositore, attivista molto intelligente che, per certi versi, potrebbe essere paragonato a Pasolini, escluse le differenze biografiche e l’iper-pragmatico attaccamento ai retroscena della politica da parte dell’americano. Gore Vidal apparteneva all’establishment degli Stati Uniti. Poteva starsene tranquillamente zitto e godersi la sua rendita di posizione. Caratterialmente non era il tipo; la sua onestà intellettuale fece il resto. In verità il suo essere interno all’establishment rappresentò un pericolo per l’establishment stesso: egli ebbe sempre notizie di prima mano sui complotti, gli accordi di interesse che si perpetravano alle spalle dei cittadini americani, per mano di coloro che se ne stavano al sicuro dietro la facciata di ipocrita perbenismo di matrice puritana. Su questo non aveva mai fatto sconti a nessuno:

Ho paura che gli Stati Uniti siano sempre stati una nazione di truffatori evasi dalle prigioni delle più disastrate aree della vecchia Europa. Io penso che non valga la pena di preservare il sistema americano nel suo presente stato di decadenza. Il successo iniziale degli Stati Uniti fu largamente incidentale. Un ricco e vuoto continente… fu sfruttato da rapaci europei che fecero, lungo la strada, schiavi degli africani e cadaveri degli indiani.

I suoi saggi e romanzi sono tecnicamente nitidi. Densi i contenuti ed i significati, per lo più inconfrontabili con molta della scialba letteratura corrente. Rare sono le cadute di vitalità in ciò che scrive. Rare le tirate per le lunghe e le ripetizioni: forse alcuni capitoli di Creazione hanno qualche problema di questo tipo sparso qua e là. Alcuni scrittori di casa nostra (vedi i Wu Ming) col piglio della novità, devono molto a lui pur non avendolo mai nominato. Nonostante la regola aurea abilmente confessata da Albert Einstein affermasse che il genio non dovesse mai rivelare le proprie fonti, ciò non ha risparmiato ai Wu Ming il mancato raggiungimento delle sue vette di originalità. Il romanzo che preferisco di Vidal è Giuliano, una saga storica in cui emergono chiaramente la brama di potere, la ferocia ed il fanatismo della nuova religione (il cristianesimo) ormai di stato, nei confronti del mondo ellenistico ormai in declino. L’assalto dei buoni cristiani all’eredità del Paganesimo e del tesoro culturale dell’antichità. Il passaggio sofferto tra due epoche storiche che, quasi inavvertitamente, i protagonistisembrano vivere senza riflessione, impegnati come sono a lottare per la sopravvivenza.

Anche nel caso di Gore Vidal, scrittore, saggista e drammaturgo di valore, la morte non sarà che un nuovo inizio, con la riscoperta della forza, ai più sconosciuta, degli  argomenti e delle idee.

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