Per una “perestroika” americana: Gorbaciov e Obama a confronto.

[Su American Leftist è apparsa, col titolo “Obama e la crisi esistenziale del capitalismo americano/2” una breve continuazione della prima parte del post. Vale la pena riportarne l’aggiornamento. Traduco dall’inglese]

 Venerdì ho fatto l’analogia, anche parecchi altri l’hanno fatto, tra le sfide che stanno di fronte a Barack Obama e quelle con cui si dovette confrontare Gorbaciov durante gli anni ’80. Per coincidenza, lo stesso Gorbaciov ha fatto lo stesso in un’intervista con un giornale italiano:

“L’ex leader sovietico Michail Gorbaciov ha affermato che l’amministrazione Obama ha bisogno di “riforme perestroika” di lungo periodo per farcela con la crisi finanziaria e ristabilire l’equilibrio nel mondo. Il termine perestroika, che significa ristrutturazione, venne usato da Gorbaciov nei tardi anni ’80 per descrivere una serie di riforme che abolivano la pianificazione statale nell’Unione Sovietica. In un’intervista al giornale italiano “La Stampa” pubblicata venerdì scorso Gorbaciov ha detto che il presidente eletto Barack Obama ha bisogno di cambiare in maniera drastica il fuorviato corso seguito dal presidente Bush negli ultimi 8 anni. Gorbaciov ha detto che dopo la trasformazione del suo paese nei tardi anni ’80, egli aveva detto agli americani che era il loro turno di agire, ma che Washington, celebrando la sua vittoria nella Guerra Fredda non era interessata a “un nuovo modello di società, dove la politica, l’economia e la morale andassero mano nella mano”.

Egli ha affermato che gli americani hanno fallito nel realizzare [solo ora] che l’Unione Sovietica non esiste più, che l’Europa è cambiata, e che nuovi poteri come quelli della Cina, del Brasile e del Messico sono emersi come importanti attori sulla scena mondiale.

Ha citato i giornali per dire che il mondo si aspetta che Obama agisca, e che la Casa Bianca ha bisogno di ristabilire la fiducia fra i russi attraverso la cooperazione con gli Stati Uniti.

Questo è un uomo dei nostri tempi, capace di far ripartire il dialogo, tanto più attraverso quelle circostanze che gli permetteranno di uscire dalla strada senza uscita in cui gli USA si trovano. Barack Obama non ha avuto una carriera molto lunga, ma è molto difficile trovargli dei difetti, tanto che ha diretto una campagna elettorale vincendo sul Partito Democratico e sulla stessa Hillary Clinton. Da ciò possiamo giudicare che questa persona è capace di impegnarsi nel dialogo e di capire la realtà”.

Ma, naturalmente, alla fine Gorbaciov fallì richiedendo alla fine il soccorso di Vladimir Putin per mettere in atto un meno ambizioso progetto di preservare la sovranità russa sulla propria gente e sulle proprie risorse. Gorbaciov cercò di ritirarsi dall’Europa dell’est e quindi di entrare nell’Unione Europea ma, come egli insinua, un trionfante capitalismo americano era disinteressato in tutto fuorché allo sfruttamento senza remore del suo popolo [russo, n.d.t.], delle sue risorse ed infrastrutture. Gorbaciov sembra credere che la corrente crisi economica darà forza ad Obama per guidare gli USA e una gran parte del mondo in un differente, più umana direzione. Ma Gorbaciov ha accuratamente valutato l’acume e le motivazioni di Obama? Se è così, il capitale è stato veramente e sufficientemente indebolito tanto da creare un’opportunità che Obama può sfruttare? La volontà pubblica americana è quella di sostenere Obama in uno sforzo per perseguire le riforme richieste per un capitalismo dal volto umano? Una domanda difficile, c’è da esserne sicuri, ma possiamo sicuramente dire che la rapida accelerazione degli eventi non permetterà ad Obama di governare alla maniera di Clinton, non importa quanti “Clintonisti” nomini.

 

 

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