Considerazioni attualissime.

Dando una scorsa a volo d’uccello alla storia dell’arte degli ultimi 100-120 anni ho notato che i pittori iniziano col raffigurare in maniera tutto sommato neutra la società, in parte denunciandone le brutture; in seguito alcuni arrivano a denunciare il crimine della guerra (Picasso con Guernica). Poi iniziano a riflettere su se stessi, sulle proprie ansie, fobie, limiti personali. E’ il portato dei tempi, delle trasformazioni epocali che si sono andate affermando in quell’epoca. Per gli artisti, i confini dell’arte in sè e per sè sembrano retrocedere, il loro territorio di operazioni si riduce, concentrandosi sulla questione centrale posta dalla società del dopoguerra: quella economica. Ovvero; fare arte si ma guadagnandoci. I processi industriali debordano ed invadono anche il campo artistico. Ed iniziano, anche, i compromessi necessari per raggiungere l’obiettivo.

Sfortunatamente, però, siamo arrivati al punto che quasi tutto è tecnica commerciale e i compromessi hanno inaridito quasi tutta la creatività. I compromessi sono necessari: tutti noi dobbiamo farli per poterci vestire, mangiare, far parte della società in cui viviamo. Integrarci è necessario, una specie di atto dovuto e lo è anche per un artista. Tuttavia, come uso ripetere spesso, l’integrazione costellata di compromessi deve essere critica. Necessariamente critica. Altrimenti si rischia l’afasia e lo spossessamento della propria creatività e del proprio mestiere.

Fortunatamente in questo panorama, tuttavia, ci sono delle eccezioni: degli artisti come Paula Rego che, seppure non si autodefiniscano politici, dipingono in maniera fortemente politica interni familiari problematici o sulla questione femminile e le sue tragedie (l’aborto, lo sfruttamento o la violenza). E’ una pittura resa possibile grazie alla fitta rete di relazioni sociali che ogni essere umano mette in moto quando vive. Questa pittura riconquista lo spazio perduto e si riappropria di temi umanistici che mancano tanto al giorno d’oggi. Cioè, un qualche cosa che parli dell’uomo e non solo degli oggetti. Riconquistare una soggettività e liberarsi dalla mercificazione.

Sarebbe interessante capire come questo tragitto in gran parte involutivo sia stato compiuto dall’arte e dalla cultura in generale, studiarne dettagliatamente i passaggi. Per farlo, però, di sicuro bisogna scomodare l’economia politica e la sociologia e scandagliare a fondo i cambiamente strutturali intervenuti nella società occidentale nell’ultimo secolo, cambiamenti in grado di desertificare o sterilizzare una parte cospicua della creatività e della vitalità dell’uomo.

 

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