La manipolazione dell’immaginario.

Nel 1988, uscì per la prima volta un libro di Don De Lillo, scrittore statunitense, intitolato Libra. Il testo, sulla scorta di tutto ciò che è stato visto, detto e scritto (deposizioni comprese) sull’assassinio di Kennedy a Dallas, indaga nei meandri psicologici dei protagonisti della trama, siano essi agenti della CIA, dell’FBI o Lee Harvey Oswald , l’esecutore materiale dell’assassinio. E’ inutile dirlo ma, i piani che si intrecciano sono diversi: oltre a quello psicologico già accennato ci sono un piano politico ed uno tecnico (cioè come si organizza un attentato e come si depista). Esistono, quindi, i complotti?

Lo sfondo storico è quello della crisi di Cuba e della voglia di vendetta di interi settori dei servizi segreti e dell’establishment americani, assolutamente non deviati ma regolari (vi rivelo un segreto: non esistono servizi segreti deviati..da nessuna parte al mondo), nei confronti di un Kennedy reo di non aver portato a compimento il regolamento di conti con la rivoluzione castrista.

Ma la morale del libro di DeLillo stà nell’affermare la capacità, per chi ha mezzi e strumenti tecnologici sufficienti, di manipolare la mente di una persona disturbata come Oswald che – per inciso sarà ammazzato da un altro disturbato e corrotto a suon di dollari (che poi, peraltro, non vedrà), tale Jack Ruby – e di farlo girare da una parte all’altra degli schieramenti della politica e addirittura delle nazioni (USA, URSS, Cuba…) e dell’immaginario collettivo fino al momento culminante di Dallas. Comunista per alcuni, filo-cubano ma anti-sovietico per altri, provocatore yankee per altri ancora, più volte contattato dai servizi segreti americani e convinto dagli stessi che fosse il momento di agire e muoversi, di colpire i generali fascisti e via elencando. La trama di questo complotto, che non è più tale essendo stato svelato, era di una  tale complicazione proprio perchè doveva creare una confusione totale (compresi i sosia di Oswald che vennero fatti girare a Dallas nei negozi di armi). Il parallelo ragionato, pur nelle doverose distinzioni, tra il delitto Kennedy e la strategia della tensione e l’assassinio Moro in Italia non è poi così balzano: tutt’altro.

L’apparenza inganna: ed è così perchè viviamo in una società atomizzata dove non conosciamo veramente le persone con cui interloquiamo…i contatti sono rarefatti e difficilmente possiamo applicare una griglia interpretativa – secondo i  vecchi schemi, quando esistevano dei grossi blocchi culturali in grado di produrre, appunto, cultura e identità – a chi ci stà di fronte. Dovremmo sforzarci di usare la griglia interpretativa della società odierna, fondata esclusivamente sull’utilitarismo che il consumo ha imposto. Ma non faremmo un buon servizio al senso critico. L’apparenza inganna, i simboli anche…proprio perchè sono di tutti, vivono in un territorio indistinto. Non sono più parte di una storia vissuta. Per ricomporre un quadro coerente a livello culturale, simbolico e politico, dovremo passare attraverso grossi scontri  sociali e forse anche etici e razziali (sic!). La nostra Europa contemporanea ne è un chiaro prologo: degenerazione dello stato sociale, immigrazione come problema scaricato sulla collettività, reazioni razziste scaricate sull’immigrato, mutismo culturale (o quasi) da parte degli intellettuali (scomparsi quasi tutti o dediti alle comparsate in TV).

Il ragionamento sulla manipolazione dell’immaginario, una manipolazione che ci fa girare a vuoto…per ovvi motivi interni alla conservazione dello status-quo, fa il paio con ciò che io ho sempre paventato quando ho sentito parlare di gruppi  più o meno settari che usano il terrorismo o altri mezzi criminali, staccati da qualsiasi tipo di controllo popolare, auto-definentisi rivoluzionari diventano strumento di manipolazioni e strumentalizzazioni continuate e a molti livelli. Soprattutto a livello di immaginario collettivo. Vi invito, dunque, a leggere questo libro, tenendo presente che Don DeLillo non è, contrariamente alla vulgata della critica letteraria, un autore post-moderno. Tutt’altro.

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