Pyongyang, l’altra Corea. Un libro di Davide Rossi.

Amici lettori, è veramente difficile recensire questo libro di Davide Rossi, un piccolo gioiello sotto forma di diario di viaggio, corredato da molte fotografie, da uno dei paesi più misteriosi (per volontà dei nostri media) al mondo: la Corea del Nord. E’ difficile, a causa dell’incredibile mole di propaganda indegna che viene scaricata su chiunque non obbedisca ai dettati degli USA, e la Corea del Nord è fra questi. Tuttavia ce la farò, cominciando col dirvi che è un testo snello, ben scritto, a tratti persino commovente, con introduzione di Maurizio Scaini e postfazione di Flavio Pettinari, che tratteggia abilmente tanto gli aspetti della vita quotidiana di un paese socialista – tale per scelta storicamente auto-determinata – e  che vuole rimanere tale, quanto le ragioni politiche della scelta tutta occidentale di isolarlo nella comunità internazionale.

Per coloro che, come me, hanno sempre avuto a cuore l’opzione socialista, il libro li proietta nella concretezza di una realizzazione sociale sicuramente imperfetta ma dove i diritti sociali, senza i quali i tanto decantati a parole diritti dell’uomo nulla valgono, sono realmente garantiti a tutta la popolazione. Parliamo di un altro mondo, nel vero senso della parola. Non esistono, in questo paese, i senzatetto, i disoccupati, persone che non possono pagarsi medicine o cure mediche, non esiste abbandono scolastico, non esiste traffico di stupefacenti, come non esiste un uso dell’esercito per le cosiddette “missioni umanitarie”, termine ipocrita con cui si giustificano bombardamenti sui civili ed occupazioni territoriali fuori da ogni legalità. A noi sembrerà sicuramente strano che l’esercito in Corea del Nord venga usato per la raccolta differenziata dei rifiuti ma così è.

Per coloro i quali, invece, la Corea del Nord sia, in linea col pensiero unico dominante, Obama compreso, un paese canaglia, appartenente a pieno titolo all’asse del male, consiglio la lettura del libro come primo passo per emendare il proprio giudizio profondamente errato. Il passo successivo sarebbe quello di passare qualche giorno nel paese, proprio come ha fatto l’autore del libro.

La Corea socialista, quella che ho prima definito in positivo, un altro mondo, appare tale soprattutto se sullo sfondo teniamo presente la bancarotta, in onda in questi anni, del nostro mondo “libero”. Negli ultimi 30 anni di neoliberismo abbiamo dilapidato le conquiste sociali, parti importanti della nostra cultura; dall’America, faro di questo mondo che si arroga il diritto di dare lezioni al consesso internazionale, sono partite guerre e speculazioni finanziarie (talvolta in combutta con pezzi importanti dell’establishment dei paesi vittime) che hanno distrutto continenti (America Latina), massacrato lo stato sociale del vecchio continente, rimandato sine die il progresso dell’Africa. La bancarotta, tuttavia, non è finita ma è solo all’inizio. Il declino è inarrestabile, soprattutto perché è parimenti inarrestabile il progresso e lo sviluppo di paesi, potenze regionali ed interi continenti, assai più vitali del nostro. Dopotutto, questo è reso possibile dal fatto che molti paesi dell’Africa o dell’America Latina preferiscono scambiare le proprie materie prime con la Cina che, almeno paga bene e in cambio costruisce infrastrutture, preferendola all’Occidente che soleva depredarli, violentarli, deridere la loro cultura.

Teniamo presente che, quelle conquiste sociali a cui i nordcoreani non intendono rinunciare, sono state comunque possibili nonostante il duro embargo (ne avete mai sentito parlare?) a cui il paese è sottoposto da parte degli Stati Uniti, embargo che, come ripete Davide Rossi, è anche più pesante di quello imposto a Cuba. E nonostante il crollo del campo socialista che provvedeva aiuti di ogni tipo a quel paese. Badate, dal libro di Davide Rossi si evince un mondo non-consumista, che produce pochi rifiuti, che nonostante questo riesce a nutrire tutta la popolazione (qualcuno ha anche qualche chiletto in più), sgonfiando i numeri che nemmeno l’occidente possiede, sulle carestie che tuttavia ci sono state ma per cause naturali, e dove la filiera alimentare breve a kilometro zero è concretamente realizzata. Dove gli oggetti sono meno importanti delle persone e la cultura e il trasporto pubblico sono ben più sviluppati che in molti dei paesi vicini il Nord Corea a sistema capitalistico.

Tuttavia, dove il libro, a mio avviso, è un pò mancante è sul piano di una visione critica delle realizzazioni real-socialiste in senso generale, perché la storia è passata come una vera e propria tempesta sopra il campo socialista. E questa visione critica può incunearsi solo se si inserisce la Corea del Nord nella storia del movimento operaio e del Socialismo internazionali e si scrosta veramente la storia di quel paese da quell’aura di unicità ed a-storicità (sempre rispetto a quelle storie generali ed internazionali) auto-indotta. Quindi inevitabili sarebbero i temi di strategia, tattica, rapporti di produzione e sociali, rapporti tra campo socialista e capitalista, tra classi sociali e nazioni. Certo, temi enormi che sicuramente non erano il nucleo di interesse del libro.

Purtuttavia, con libri come questo, si ha la riprova di quanto la gran parte di coloro che almeno in apparenza, qui in occidente, si riferivano a quei valori abbiano, in realtà, abbandonato quei popoli e quei paesi al loro destino, invece di provvedere ad un aiuto politicamente solidale. Un pò come è successo per l’Iraq o l’Afghanistan più recentemente e per ragioni diverse ma parallele, come lo può essere una guerra. In fondo al libro un breve ed interessante saggio in italiano, primo ed unico caso per ora, sulla letteratura della Corea del Nord.

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