Quando si parla di libertà di informazione.

Ripubblico un articolo da Electronic Intifada del 2009 che è di sicura attualità poiché sta già accadendo.

[Traduco dall’inglese un ampio estratto.]

di Mel Frykberg, 1 gennaio 2009 – West Bank occupata.

Israele sta di nuovo prevenendo l’entrata dei giornalisti che potrebbero documentare di prima mano la crisi crescente e le sue operazioni militari a Gaza, nominate in codice “Operazione piombo fuso”, che entrano nel loro 5° giorno. Israele ha imposto lo scorso novembre un blackout totale delle notizie senza precedenti e bandito i giornalisti stranieri dalla Striscia di Gaza per un mese intero. Questo in seguito ad una incursione e sconfinamento militare israeliano nella parte costiera del territorio che rompeva il fragile cessate il fuoco tra Hamas e Israele e ha dato il via all’attuale ciclo di violenze.

Il bando mediatico fu finalmente revocato dopo che il Foreign Press Association in Israele mandò un esposto all’Alta Corte israeliana e un certo numero di editori esteri mandarono una lettera di protesta al governo israeliano.

I media stranieri stanno ancora una volta indirizzando esposti alla Corte israeliana per il permesso di entrare a Gaza e coprire il conflitto. Questi media hanno dovuto contare sugli attivisti internazionali per i diritti umani, organizzazioni di soccorso e giornalisti palestinesi di stanza a Gaza per aggiornarsi sullo svolgersi degli eventi. Nel frattempo il numero delle vittime civili continua a salire. Al 31 di dicembre il numero totale dei palestinesi morti sta a 390 con 1800 feriti. Due cittadini palestinesi di Israele e un ebreo israeliano sono stati uccisi durante gli attacchi di razzi da Gaza. Il numero di vittime civili dalla parte palestinese sta crescendo in fretta. Domenica una famiglia del campo di rifugiati di Jabailyia vicino Gaza ha perduto 5 sorelle, dai 4 ai 17 anni, quando un attacco aereo israeliano ha colpito una moschea nelle vicinanze della loro casa. Lo stesso giorno 7 adolescenti

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