Bolla speculativa, lavoro e travaglio: la covata giornalistica sul tonfo del mercato dell’arte.

[Traduco dall’inglese questo articolo di Adam Lindemann, scritto per il New York Observer.]

444px-Jan_Gossaert_-_Portrait_of_a_Merchant_-_Google_Art_ProjectAlla vigilia della fiera annuale estiva Art Basel di Basilea, in Svizzera, ho notato che alcuni giornalisti d’arte hanno predetto la tanto attesa “bolla dell’arte”. Alcuni di loro sono stati abbastanza convincenti da instillare una vera paura e una perdita di fiducia. Viene quasi da chiedersi se le loro previsioni catastrofiche potrebbe effettivamente diventare realtà. Beh, non temete, non lo diventeranno.

Ci sono due ragioni principali della popolarità e persistenza del mito dell’ apocalisse (la cosiddetta esplosione della bolla) del mercato dell’arte. In primo luogo, fa buona tiratura: le fosche previsioni catturano sempre un pubblico. In secondo luogo, il pensiero che collezionisti, speculatori, commercianti e consulenti stiano raccogliendo i proventi finanziari derivanti da questi prezzi fuori controllo sembra terribilmente ingiusto per molti di coloro che nel mondo dell’arte non lo stanno facendo. Ma non sono i prezzi che sono sbagliati, è la logica che è difettosa: l’arte e il mercato dell’arte sono due cose del tutto diverse. L’obiettivo del mercato dell’arte è quello di vendere opere d’arte e di ottenere il prezzo più alto possibile: in questo non c’è morale. A volte questi prezzi possono sembrare estremi, volgari, indulgenti o decadenti, ma molte cose sono in questo modo, ma non  leggiamo molti articoli che lamentano le dimensioni oscene o i prezzi fuori misura di mega-yacht o di navi da crociera.

Mettiamo il mercato dell’arte in prospettiva. Pensate al valore di Google, che vanta 189 miliardi dollari di capitalizzazione di mercato, o Facebook, con una capitalizzazione di mercato di 58 miliardi di dollari, in calo da un prezzo di collocamento di circa $ 100 miliardi, solo poche settimane fa. Il volume di scambi medio di Google in un solo giorno è di 2,4 miliardi di dollari. Le vendite totali approssimative dell’intero mercato mondiale dell’arte contemporanea in un anno è di circa 6 miliardi di dollari, cioè quello che sarebbe probabilmente il valore di soly due o tre giorni di negoziazione in Google. Se i giovani fondatori miliardari di queste società, Sergey Brin e Mark Zuckerberg, avessero comprato tutta l’arte contemporanea venduta in un anno intero, non si sarebbe nemmeno sentita la crisi.

Due settimane fa, in un articolo sul New York Times Magazine in cui si chiedeva se fossimo in una bolla dell’arte, il giornalista Adam Davidson ha ammesso di non comprendere il mercato dell’arte, riuscendo tuttavia a giungere ad una conclusione che suona così: il mercato dell’arte ” è un proxy per il destino dei super-ricchi. “Il suo punto di vista è che, fintanto che i ricchi diventano più ricchi, i prezzi d’arte saranno in costante aumento. La mia scommessa è che ha ragione. Ma egli conclude il suo articolo con la confusione tra arte e mercato dell’arte: “Mi rende felice pensare che questo mondo dell’arte-come-investimento è una minuscola frazione del mondo dell’arte in generale.” Ma non ha niente a che fare con l’altra proposizione; perché il “mondo dell’arte globale” non ha alcuna relazione di sorta per il 120 milioni dollari pagati al mese scorso a Sotheby per l’Urlo di Edvard Munch?

Il signor Davidson non è certo il primo giornalista a rimuginare su una bolla speculativa nell’arte negli ultimi anni. Il documentario del giornalista britannico Ben Lewis, La grande bolla dell’ Arte Contemporanea, in cui si prevedeva un crollo del mercato dell’arte, è uscito nel 2009. Ma, anche se il mercato ha fatto flop, purtroppo per il signor Lewis, è poi rimbalzato ed è salito, in alcuni casi, a nuovi records. La stimato Souren Melikian si sentiva chiamato in causa quando ha detto: “In questo momento, la situazione del mercato dell’arte offre disagevoli analogie con lo stato delle cose nella primavera del 1990”, così le previsioni della bolla, oggi, non sono l’eccezione, sono la voce, recente, più normale. Il simpatico Charlie Finch di Artnet.com del “dipartimento morte e distruzione”, la scorsa settimana, senza timore, ci ha dato il suo parere su questa situazione precaria in un pezzo dal titolo “Il mercato dell’arte crollerà?” Egli ha postulato che la tempesta perfetta di cattive notizie economiche mondiali significa che il mercato non può “continuare i suoi record di vendite a tempo indeterminato.” Poi, l’economista gioca a fare il convincente, speculando sul fatto che la deflazione farà ricche orde di persone che smetteranno di spendere nell’arte, e quindi, i collezionisti di fascia media “si bloccheranno … visto che e collezionisti sostengono che i 100 milioni di Munch potrebbero benissimo avere un valore di 10 milioni di dollari, in un contesto di calo dei prezzi. ” Il signor Finch salta il fosso e azzarda,” Prevedo che, in sei mesi, i prezzi dell ‘arte cadranno in basso, su tutta la linea, del 50 per cento, diminuendo ancor più rapidamente senza acquirenti. ”

Le posizioni estreme sono una lettura emozionante. Le loro conclusioni possono essere diverse, ma i signori Davidson, Lewis, Melikian e Finch condividono la stessa premessa: i valori d’arte si trovano in una situazione precaria. Essendo io stato uno zelante collezionista d’arte contemporanea per circa 20 anni, e avendo recentemente aperto la mia galleria “bolla”, non condivido la loro opinione. Nessuno può prevedere il futuro, ma mi si permetta di compilare il mio formulario di divinazione o da giorno del giudizio per i miei amici.

Non tutto è positivo nel mercato dell’arte e non lo è stato dalla fine del 2008. Mentre un paio di pezzi da trofeo hanno raggiunto prezzi record all’asta in ogni stagione, come i Basquiat colorati (se sono del 1982), e le colorate astrazioni di Richter, sotto questo aspetto le cose si muovono con difficoltà e talvolta sembrerebbero ferme. I collezionisti di oggi sono volubili, trovano conforto nel seguire le tendenze prevalenti, e quindi ciò che è caldo ora può facilmente essere freddo domani. Tutto ciò che luccica non è oro.

Nonostante i valori erratici e svolazzanti dell’oro, non vi è nessuna bolla e non ce n’è stata una dopo quella che scoppiò nel 1990. La mia previsione è che non ce ne sarà una nuova. Non vedo la storia del mercato dell’arte ripetersi e non ho paura del tonfo. L’Arte è stata sottovalutata per lungo tempo, e per una serie di motivi. Prima di Internet, i gusti dei collezionisti nelle sfarzose aste al dettaglio e nelle ormai onnipresenti fiere d’arte, erano spesso piuttosto provinciali. A parte alcuni nomi globali, gli europei erano principalmente interessati a raccogliere artisti europei, e gli americani quelli americani. Anche all’interno degli Stati Uniti, il mercato dell’arte di Los Angeles era separato da quello di New York. Anche i musei della Costa Ovest; di recente hanno messo in scena la massiccia mostra denominata  “Pacific Standard Time”, per mostrare la generazione di artisti eccellenti che mai stata abbastanza conosciuta fuori Los Angeles. Beh, la cosa ancora non funziona.

Oggi il quadro è molto diverso: ci sono i mercanti di Los Angeles che operano da Berlino e vendono artisti di prima scelta per i collezionisti di New York, mentre i nuovi collezionisti filippini o cinesi, affamati di novità, appaiono regolarmente alle fiere d’arte di Basilea e Parigi. Non sto suggerendo che sono tutti dei collezionisti di grandi pezzi, so bene che ci sono poche persone con i soldi e la convinzione per l’acquisto di uno storico Munch per 120 milioni di dollari o un Cézanne per 250 milioni, ma alcuni ce ne sono, ed è probabile che con il tempo ce ne saranno di più. Si consideri che questo fenomeno non si limita solo all’arte, proprio questa settimana una Ferrari GTO 1962, una delle sole 39 costruite, è stata venduto privatamente per 35 milioni di dollari, un record mondiale per una vettura. Il mercato delle auto da collezione era pure caduto negli anni ’90, ma oggi, per le auto-trofeo del calibro della GTO, Testarossa o Spyder Californias, sta andando sempre meglio e sembra che non si potrà più tornare indietro. Tuttavia, se state pensando che una Porsche Spyder anni ’50 o una Aston Martin DB4GT degli anni ’60, potrà mai fare questi numeri, rischiate di rimanere delusi. I grandi prezzi esistono solo per le più rare Ferrari, anche se una Bugatti anteguerra o un’Alfa-Romeo forse di tanto in tanto si infilano in uno di quei garage.

Quello dell’arte non è il solo tipo di bene ad essersi spesso rivalutato. Il valore di alcuni vini francesi d’epoca come il Bordeaux è triplicato nel corso degli ultimi anni (anche se attenzione questa non è la regola per tutti i vini). Quando i cinesi ambivano al  Château Lafite, il prezzo è schizzato in su di due, tre volte il valore di uno Château Latour. I cinesi diventarono i grandi compratori (di recente, come l’anno scorso), cosicchè Lafite ha governato il mercato del vino, anche se molti esperti potrebbero sostenere non abbia un sapore migliore di un buon Latour o di un Mouton Rothschild. Ora gli acquirenti cinesi hanno fatto marcia indietro, quindi i prezzi di Lafite scendono: Château Lafite potrebbe essere stato in una bolla, ma il mercato del vino nel complesso non lo era e non lo è.

Vi è, in teoria, una quantità limitata di “trofei” di arte storica di livello, anche se la definizione di ciò che è o non è “storico” è un bersaglio mobile e soggetto a continui cambiamenti e revisioni. Quelli in circolazione sono campioni d’incassi record, nonostante un pubblico globale, informato e ben in grado di girare il mondo li abbia riconsiderati come bene di valore. I collezionisti dei paesi emergenti, di regola, sono disposti a pagare di più per gli artisti giovani o a metà carrierà e per i capolavori dell’ arte, e questo fenomeno non si invertirà, anche se potrebbe rallentare, come credo che stia già avvenendo.

Nulla è per sempre, di questo possiamo essere sicuri, ma questo non significa che non si tornerà al modo in cui che già è stato. Coloro che sono in entusiastica attesa dell’esplosione della bolla del mercato dell’arte rimarranno ancora una volta delusi. Da ora in poi tutto quello che probabilmente sentiremo è un gioco stretto o un debole crepitio.

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