Punto della situazione 1: i conti non tornano.

800px-Vatican_City_view_from_Castel_Sant'AngeloComincio con questo post un appuntamento non fisso sulla situazione generale, interna e/o estera.

Dunque ricapitoliamo : vent’anni di fiscal compact da 45 miliardi l’anno, 3 anni di spending review per altri 8 miliardi, grossi tagli a scuola e sanità. Più 100 miliardi all’anno di interessi sul debito. Non credo l’Italia possa sostenere questa cura: se la disoccupazione aumenta, le imprese diminuiscono e quelle che rimangono si spartiscono una fetta sempre più piccola della torta… Le elezioni a febbraio servono a tastare velocemente il terreno sugli umori degli italiani, poi si agirà di conseguenza. Ad ogni caso se, come ormai sembra, e senza allarmismi, per buona parte degli statali (e forse per i pensionati) le scorse tredicesime sono state le ultime, mi chiedo veramente cosa potrà succedere. Potrebbe essere il blocco dell’economia: no soldi no spese, di conseguenza licenziamenti, ulteriori chiusure di attività industriali e commerciali. Gli italiani sperano, forse ancora, che la situazione sia reversibile, che si tratti di un brutto scherzo o di un brutto sogno ma siamo solo all’inizio dei vent’anni di fiscal compact. Dopo tutto anche Benettazzo, uno di destra, l’aveva detto chiaramente che l’Italia tornerà ad essere quello che è sempre stato prima del boom economico: un paese povero. Comunque sappiatelo: useranno la mano dura. La Grecia è stata un banco di prova, come lo sono stati gli ultimi scioperi.

Tuttavia, nonostante il rigore, la Commissione dell’UE alla Concorrenza assolve Mario Monti e condona al Vaticano il mancato pagamento dell’ICI dal 2006 al 2011 (parliamo di circa 3 miliardi di euro), visto che

Le esenzioni sono illegali ma è impossibile calcolarne l’importo.

Quindi nessuna multa al governo e via libera all’agevolazione IMU per la Chiesa. E’ la prima volta in assoluto che l’UE non chiede il recupero di aiuti illegali. Il Vaticano ringrazia. Noi un pò meno.

La cura Monti, presentata come la panacea di tutti i mali, non funziona. Nonostante tutti i prelievi che abbiamo subito, il debito è aumentato. I conti, appunto, non tornano. C’è qualcosa che non quadra. Sotto questo punto di vista, Monti sta assomigliando a Berlusconi: racconta palle. Non solo in economia ma anche intorno al suo disinteresse per la politica: egli è un politico e sta facendo politica. La prossima volta che qualcuno si spaccia per tecnico, agente neutro della storia, non credetegli, si presenterà alle elezioni.

Bersani, uno di quelli che hanno capito tutto (tipo D’Alema) scopre la personalizzazione della politica. Caro Pier Luigi, do you remember gli ultimi vent’anni? Cadere giù dal pero è una strategia che non serve a nulla. Stanno già cominciando a fare finta di essere stati raggirati da Monti, come hanno fatto finta con Berlusconi. Intanto il delirio liberista non ha fine.

A proposito di onestà e di stranieri che sarebbero più seri degli italiani: confiscati 88 milioni di euro ai 4 istituti di credito che avevano raggirato il Comune (Letizia Moratti e Gabriele Albertini) con prodotti derivati: Deutsche Bank, Depfa Bank, Ubs e JP Morgan. Ricorreranno in appello ma la notizia è di quelle buone. Forse Monti cercherà di aiutarle?

Ancora buone notizie sul fronte delle banche: dopo Barclays nel giugno scorso anche Ubs è stata condannata a pagare 1,1 miliardi di euro per lo scandalo del Libor e dell’Eurolibor. Ubs ha ammesso la frode sul tasso interbancario cioè sul tasso di interesse al quale le banche si prestano i soldi tra loro che serve come riferimento sui mercati e condiziona più di 300000 miliardi di prodotti finanziari.

Da non sottovalutare assolutamente è la questione del fiscal cliff negli Stati Uniti. Il fiscal cliff consiste, sarebbe il risultato, della probabile mancanza di una maggioranza parlamentare sulla prossima legge finanziaria. Ovvero scatterebbe in automatico una procedura costituzionale secondo la quale in mancanza di una maggioranza per l’approvazione di una legge finanziaria, il budget deve essere bilanciato. Cioè se entro il 2 di gennaio del 2013 la Camera ed il Senato americani non raggiungono un’ intesa spariscono 1,2 trilioni di dollari (l’8% del PIL americano)  dall’economia mondiale. L’economia americana, in questo caso, entra in recessione. E’ probabile e magari auspicabile che ciò non avvenga ed è altrettanto probabile che un compromesso sarà comunque raggiunto, tuttavia il compromesso avverrà sulla base di una forte contrazione della spesa pubblica e/o privata (leggi aumento delle imposte) statunitense. Tutto ciò al netto delle svalutazioni già effettuate (quantitative easing). Quindi il 2013 sarà molto, molto complesso a livello internazionale. Altro che uscita dalla crisi, stiamo appena pettinando i primi nodi economici importanti.

Sul lato opposto del mare di problemi abbiamo la Cina che ha rallentato la sua corsa, probabilmente aumenterà la quota di consumi privati visto che esportazioni non sono più sufficienti, cercherà di sostenere il debito americano. Tuttavia la crescita fino al 2020 è prevista tra il 6 e il 7% annuo, diversamente dal passato che aveva visto le due cifre o comunque tassi vicini alle due cifre. Alcuni settori produttivi sono già stati delocalizzati in altri paesi asiatici, dall’Indonesia al Myanmar passando per la Malesia. La Cina, quindi, non è più la prateria vergine da violentare allegramente ed impunemente. I profitti, totem del capitalismo, saranno quindi, sia ad occidente che ad oriente, sempre meno importanti.

E’ in questo contesto che ci troveremo a vivere nei prossimi anni, col rischio di un intervento militare americano contro l’Iran, via Siria, che potrà magari essere frenato dall’immenso debito della prima potenza mondiale. Un contesto nel quale, a casa nostra, dovrà portare ad una messa in discussione del modello di sviluppo liberista.

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