Sulla condanna ed esecuzione di Saddam Hussein.

[Ripubblico un post del 26 gennaio 2007]

La condanna a morte e l’esecuzione di Saddam non hanno nulla a che fare con la giustizia. Credo sia un monito per chiunque tenti l’insubordinazione verso gli USA ed il sistema economico che rappresentano.
Saddam ha giocato col fuoco per molto tempo. Prima ha accettato gli aiuti e le alleanze occidentali. Poi ha ripagato gli occidentali stessi (che in lui non vedevano alcun pericolo di tipo islamico o guerresco o genocida, anzi, un campione di laicità, un modernizzatore del mondo arabo) con una cinica guerra contro l’Iran e il pericolo di contagio della rivoluzione islamica di stampo sciita.
Ad un certo punto, quando è stato lasciato in disparte dagli amici occidentali, dovendosi ripagare gli enormi danni e debiti di guerra, ha deciso di vendere in proprio il suo petrolio, incappando nelle ire del mondo arabo ed occidentale. Voleva, di fatto, uscire dal cartello che regola prezzi e le conseguenti rendite petrolifere (quotazioni della moneta americana… petro-dollari…) scompaginando a livello mondiale i prezzi di produzione globali, ovvero tutta la catena produttiva che si fonda sul petrolio. Sappiamo che per produrre occorre energia e la maggior parte di essa è fornita dal petrolio e dai suoi derivati.
Dal diniego dell’amico americano la decisione di fare di testa sua, invadendo il Kuwait. Il resto è storia più recente…

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