Un possibile avvenire per l’Italia. Un’analisi dell’industria dell’ospitalità nel contesto economico attuale.

800px-Hospitality_Consultant_ZENTRUM-IndonesiaIl mercato turistico italiano è tra i più importanti al mondo. Nel 2004 era al 4° posto a livello mondiale per numero di arrivi ed entrate generate, mentre nel 2010 era sceso al 5° posto. Per inciso, nel 1970 l’Italia era al primo posto e, le proiezioni dell’Organizzazione Mondiale del Turismo prevedono che nel 2020 si scenderà al 7° posto a livello mondiale. La prima considerazione da fare, perciò, riguarda l’innegabile effetto che ha avuto sul nostro paese il processo di globalizzazione. La seconda, concerne la capacità della classe dirigente nazionale e quindi anche degli operatori leader del settore, di mantenere le posizioni che, un paese come l’Italia denso di storia e cultura, merita.

L’industria italiana dell’ospitalità e del Turismo si caratterizza per un’offerta molto frammentata, con dimensione media limitata delle strutture e una forte se non spropositata presenza di gestioni familiari. La quota delle camere in catene nazionali ed internazionali è molto bassa rispetto al resto dei paesi europei. In Italia esse rappresentano il 6% dell’offerta contro la media europea del 15%, media che sale al 32% in Francia e Gran Bretagna e al 22% in Spagna. Altra singolarità italiana, quella della concentrazione dell’offerta delle camere sulla fascia medio-alta tralasciando così, di fatto, un’offerta qualificata di catena nella fascia di mercato di prezzo medio o basso. Peculiarità ulteriore, la marcata prevalenza del Nord nella ripartizione delle presenza alberghiere o extra-alberghiere con una media di performance tripla rispetto al Centro e al Sud del paese, sostanzialmente allo stesso livello sia nelle presenze che nell’offerta di esercizi che nell’offerta delle camere. Insieme a ciò, dovremmo fare un discorso approfondito sui valori immobiliari gonfiati che in parte bloccano i cambiamenti di assetto, strategia e proprietà del settore, con un basso livello di turnover sia delle proprietà che delle gestioni.

Sullo sfondo la crisi economica; quella vera. Per questo ci deve essere la presa di coscienza, per i lavoratori del settore, che la contrazione già avvenuta ed in avvenire di spesa pubblica, investimenti e consumi privati, pone tutti davanti ad una seria recessione che non durerà pochi mesi e porterà ad un ridimensionamento effettivo della capacità economica del continente e dell’Italia, con esiti a macchia di leopardo ma certamente pesanti. La classe dirigente europea e quella italiana come parte di essa, per il 2013 prevede l’applicazione del Fiscal Compact, in cui sono in programma tagli e nuove entrate (ma vista l’incapacità di trovare nuove entrate, dobbiamo aspettarci per lo più tagli) per 45 miliardi di € ogni anno obbligatori per vent’anni a cui vanno aggiunti gli 8 miliardi di tagli triennali della Spending Review e altri tagli pesanti previsti dalle manovre economiche che oggi si chiamano di stabilità, per almeno 10 miliardi, con conseguenti tagli nella Sanità e nella Scuola che fanno ammontare i cosiddetti sacrifici ad un totale di 60 miliardi di € annuali per il 2013. In più si aggiungono i 100 miliardi di € annui di interessi sul debito. Dobbiamo essere chiari e, senza inutili allarmismi, dire che il Fiscal Compact farà sparire le Tredicesime del pubblico impiego e probabilmente anche dei pensionati; Tredicesime che finiranno per diventare voce di copertura del Fiscal Compact stesso. Parliamo quindi di un ridimensionamento che significherà un reale e sostanziale impoverimento di massa della società italiana. A tutto questo sembra non ci siano altre risposte se non un richiamo ai sacrifici draconiani per i prossimi 20 anni mentre evasori, criminalità organizzata e quella minoranza di stra-ricchi e speculatori finanziari che determinano i destini di tutti gli altri, sembrano passare praticamente indenni la bufera. È evidente anche ad un bambino che se la gente non guadagna, non può nemmeno spendere, cioè viaggiare ed alloggiare nelle strutture alberghiere o turistiche più in generale.

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