Underworld.

Kanheri_Caves_-_secondary_cavesVi ricordate quando Calearo abbracciò Nerozzi? Una storia sintomatica e tipicamente italiana che ci riporta ai fulgidi anni del Corporativismo fascista. Aprivo il Sole 24 Ore e vedevo una foto che ritraeva Calearo che abbracciava Nerozzi. Dunque sindacato “rosa” e imprenditori possono, anzi devono, andare d’accordo. Una pre-condizione di questo tipo, al governo di un paese fu già messa al tempo del fascismo con la Camera delle Corporazioni. Oggi, senza apparente violenza e particolare lavorìo ideologico, siamo arrivati al punto. Non capisco, a questo punto, perché avessimo tanto in odio il fascismo….a parte la criminalità che si portava dietro.

Un sindacato che non serve agli operai non può servire ai padroni. Che questa manovra sia possibile grazie al fatto che sempre meno lavoratori si sindacalizzino ed aumentino, al tempo stesso, i vecchietti che si fanno la tessera per il 730 annuale, pagando il loro bel tributo alla macchina sindacale, è chiaro.

Non credo, però, sia una strategia che a lungo termine possa reggere. Qui si naviga a vista. I “timonieri” sindacali sono esperti di mercato e finanza che fanno da sfondo strutturale alla loro presenza, mentre il consenso ottenuto da un’accorta pianificazione di marketing ed immagine, rappresenta le variabili da governare per rimanere sul mercato il più a lungo possibile.

Flessibilità e conoscenza dei cicli economici sono necessari alla “navigazione a vista”; ne sono gli strumenti insostituibili. Anche il Sindacato necessita di una strutturazione al passo coi tempi. L’aziendalizzazione procede anche in quell’ambito. Basterebbe ammetterlo, essere più chiari.

Col giornale aperto, al bar vicino al lavoro, durante una pausa, un conoscente mi fa notare che lui, lavoratore autonomo, dei Sindacati non si fida. Queste “commistioni” lo preoccupano. Ne deduco che le commistioni non facciano ribrezzo solo alla sinistra che, secondo alcuni media, è capace solo a dire di “no” ma anche all’altra parte. Anzi, alle altre parti: sia al centro che a destra.

Ma, allora? Tutte queste dichiarazioni e strette di mano, baci ed abbracci? Beh, necessità tattiche per continuare a governare, a dominare i processi, ad essere classe “dirigente”. Mezzi per ottenere consensi, anche elettorali. In primo luogo di chi fa l’economia italiana: i monopolisti. Assicurazioni, Banche, grande industria, Telecomunicazioni…proprio la TV ha dato la notizia di una possibile alleanza strategica tra banche ed assicurazioni. Un oligopolio (più che un monopolio!) non da poco.

Mentre i lavoratori si dividono o vengono fatti dividere, il grande capitale si unisce, si concentra, individua strumenti e strategie per portare avanti i propri interessi. Anche per nostra “gentile concessione”: i depositi finanziari, i risparmi, o i semplici versamenti dei nostri stipendi nei vari “Istituti di credito”. In barba a tutte le asserite politiche di libertà economica, portate avanti anche dalla “sinistra liberale” [un ossimoro che funziona solo appoggiandosi al suo secondo termine], di richiamo alle necessità della “povera gente”…alle politiche per “la famiglia”, eccetera.

Confronto questo ameno quadretto con alcuni video visti tempo fa su Youtube, con protagonisti Turigliatto e i vari esponenti di Sinistra Critica. Certo, sono posizioni coerenti, di un certo impatto. Rimango tuttavia insoddisfatto, perché sono convinto che nemmeno lì ci sia (ancora) un progetto di società diversa da quella attuale. La parola Socialismo non entra più in gioco. Noi, da questo blog, cerchiamo di portarne avanti la possibilità e necessità di esplorazione e azione concreta, avendo come punto di riferimento ciò che accade in America Latina.

Non è un percorso semplice. Esso nasce dalla constatazione che, per cancellare concretamente le storture di questo modello di sviluppo capitalistico col quale stiamo ipotecando il futuro del pianeta, non ci siano semplici riforme, panacee o effimeri modelli di re-distribuzione del reddito. Seppur questi sistemi di re-distribuzione come primo passo siano anch’essi necessari, se non altro per far capire chiaramente ai propri referenti sociali, che cosa significhi “sinistra”. Per segnare una reale discontinuità con ciò che abbiamo veduto finora.

Ciò che deve comprendere la sinistra è che non può continuare ad andare avanti sostenendo che “si fa il possibile, tenendo conto dei rapporti di forza”. Evidentemente, anche di questi bisogna tener conto ma i principi a cui richiamarsi non possono essere legati a questioni contingenti di questo tipo. Temo che, una volta giunti all’elezione di qualche deputato, la cosa possa arenarsi nell’impossibilità di veder realizzati i propri compiti. E’ così che succede da molto prima della caduta del “Muro” e non è un caso.

Oltre a rappresentare in Parlamento delle posizioni sacrosante, la sinistra, se vuole veramente riprendersi le posizioni perdute, ha bisogno di ritornare a parlare alle persone, a coinvolgerle, a farle partecipare veramente. Deve ritornare nei quartieri, perché la rappresentanza di tipo democratico-borghese è in profonda crisi, è già un boomerang per coloro che in essa confidano. Ad un’azione all’interno dei mezzi di comunicazione di massa, deve unirsi una presenza (anche piccolissima) nei quartieri, nei posti di lavoro, per poter essere parte delle concrete richieste e problematiche dei subalterni. Per non continuare a lasciare uno spazio a chi, invece, non li rappresenta ed agisce solo come forza populista, di divisione tra persone in base al sesso, all’etnia, alla confessione religiosa.

Anche le elezioni che si terranno, saranno il banco di prova per vedere se si rimarrà schiacciati dalla necessità di vedersi rappresentati nelle “stanze dei bottoni” pur senza avere la possibilità di pigiarli o se si uscirà dall’angolo nel quale, talvolta crogiolandosi nella impossibilità dell’azione, molti si sono posti. Donne, uomini muniti di entusiasmo sono necessari per questo compito.

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