Le particelle elementari di Michel Houellebecq.

particelle[Attenzione: questo post contiene spoilers.]

Il romanzo si fonda su una concezione idealistica della storia: sono le modificazioni metafisiche che incorrono nella società umana a cambiare il corso della storia. L’autore riconosce la necessità di una religione che uniformi tutti i “valori” di una data società: l’umanità non può esistere senza religione. Farà pur parte dell’economia del suo romanzo ma l’autore si sofferma troppo sulle “perversioni” descritte minuziosamente, come sugli atti e le fobie sessuali dei personaggi del romanzo: molto ruota attorno alla sessualità vista come causa (o effetto?) dello scardinamento dell’ordine costituito. Tutto questo parlare di sesso (pur nella volontà di criminalizzarlo) è non solo ambiguo ma anche tipico della cultura di destra dove si fanno coesistere sacro e profano nella maniera più contradditoria.

Quello di Houellebecq è un romanzo ambiguo – la conclusione – infatti – può essere interpretata sia a favore che contro la clonazione umana, argomento portante del libro. Il fatto di commentare qualcosa di compiuto (la clonazione) può servire sia a farlo accettare come ineluttabile che, a stimolare dei sentimenti di paura nei confronti di esso e, quindi, ad organizzare una reazione a ciò che è compiuto. L’autore ha una forma mentale di destra, apertamente reazionaria che si scopre allorquando trova il coraggio di criticare il capitalismo (la modernità!). Egli lancia i propri strali contro il (neo)capitalismo della 2^ metà del ‘900 (fin qui tutto bene) senza, però, spendere una parola su quello che c’era prima! Cioè, il livore per la società dei consumi ha una connotazione morale che non vuole indagare sulle ragioni obiettive del fenomeno, isolandone la collocazione spazio/temporale, occultandone il carattere di processo, al fine di costruire in 300 pagine l’ideologia della decadenza occidentale. Il sofisma viene preparato a fuoco lento: è dal cambiamento metafisico del 2° dopoguerra che la decadenza inizia.

La clonazione: tutti ne parlano, nessuno sa cosa sia. Attualmente – secondo le più recenti ricerche scientifiche – non è possibile e, probabilmente, nei termini che la parola lascia intendere, non lo sarà mai. Non è ancora possibile riprodurre da una base cellulare elementare, un intero organismo complesso (cervello, sistema nervoso, ecc.).

Tutta l’ambientazione del romanzo si svolge nella dissoluzione delle “classiche” categorie borghesi quali la famiglia, la nazione, la religione, i rapporti sociali conformisti. Il tipo di dissoluzione è totalitario: tutta la disgregazione che c’è, viene enfatizzata all’estremo. Non c’è nulla che vi resista o sopravviva. L’autore punta proprio a dipingere con tinte molto fosche questa realtà per scandalizzare il lettore ed avvertirlo: la realtà è questa – per lo meno la tendenza è questa – prendetene coscienza.

Tecnicamente il romanzo è buono, scorre velocamente e con facilità. Ha l’impostazione del romanzo epocale; pretende di fare la cronaca di un’epoca che cambia. Di per sé il romanzo non è particolarmente importante e non da alcuna nozione supplementare alle nostre conoscenze se non le riflessioni che sorgono spontanee dalla costruzione letteraria dell’autore al confine tra saggio storico romanzato e forzature fantascientifiche: è sulle 2 idee-forza del libro che vale la pena soffermarsi. Da una parte la decadenza occidentale (taciuta da tutti o quasi); dall’altra l’enorme potere della scienza applicata. Tutta l’ambientazione geografica del romanzo è centrata sul mondo occidentale. Ma parlare di decadenza dell’occidente nei termini dell’autore, è relativo: guardiamo il resto del mondo e cosa dovremmo dire dell’Islam o dell’Africa, dove molti popoli non hanno alcuna prospettiva di vita? Piuttosto sarebbe corretto dire che l’Occidente si ricolloca all’interno di un mondo multipolare e globalizzato, modificando radicalmente il proprio ruolo che non è più quello di guida.

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