L’arte contemporanea fra crollo del mercato asiatico e fallimento del liberismo.

800px-HK_TST_香港藝術博物館_Art_Museum_吳冠中_Wu_Guanzhong_artworks_student_group_visitors_02Solo fino a pochi mesi fa non si sarebbe immaginata una svolta del genere in negativo. Tempi duri per il mercato internazionale dell’arte contemporanea, epicentro attuale l’Asia, e sostanziale bancarotta dei sistemi museali basati sul liberismo che privatizzò quelle istituzioni ad iniziare dagli anni ’80 del secolo scorso. Brusco stop, dall’autunno scorso in Asia, per quanto riguarda gli scambi sul mercato dell’arte contemporanea. Tutte le maggiori Case d’Asta e Gallerie, sia occidentali che asiatiche, accusano una diminuzione degli scambi che va dal 40 al 60%: in pratica un dimezzamento della loro attività. Questa debacle ha la sua causa principale nell’alto livello di instabilità del mercato dell’arte in Asia, a causa di truffe, falsi, riciclaggio di capitali sporchi che hanno allontanato investitori e collezionisti, anche istituzionali. Perchè Sotheby’s e Christie’s non lo avevano previto?

A questa situazione critica che non può non avere ripercussioni nel nostro mercato dell’arte in fase depressiva, si aggiunge quella del fallimento (epocale) del sistema Guggenheim-Krens che fino a ieri era consistito nella esclusione di ogni aiuto pubblico e nella implementazione della mentalità aziendale e privatistica in ogni ambito dell’attività museale, dal biglietto d’ingresso ai bookshop, passando per l’organizzazione degli eventi.

Sarà interessante vedere con quale profondità la crisi asiatica si ripercuoterà in occidente. Voglio tuttavia sottolineare un fatto: il preoccupante livello di criminalità  che l’Asia stà dimostrando in ogni campo, in virtù dei suoi grandi numeri. Credo che la crescita iniziale di ogni realtà capitalistica anche se “ben temperata” come quella cinese, abbia questa impellente necessità di accumulo di capitali che poi andranno valorizzati in altri campi. Una sorta di accumulazione primitiva.

Sul fallimento del sistema Guggenheim-Krens mi sembra che stiano venendo al pettine i nodi che si sono formati alcuni decenni fa. E’ l’ennesima dimostrazione che il liberismo non ce la può fare essendo economicamente inefficiente e ad uso e consumo di comitati d’affari senza scrupoli. Con l’arte e la cultura si può vivere ma non fare affari. La logica del profitto non va d’accordo con le espressioni più intime dell’essere umano. E’ tempo di riconsiderare in modo equo, solidaristico e condiviso, il rapporto tra economia e cultura.

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