La Scuola in Italia.

800px-Liceo_cavourNon ci piace proprio vedere la scuola coinvolta in questa corsa alla delegittimazione del pubblico, come è già successo in altri settori (sanità, poste, previdenza, trasporti…) a favore del privato, ovvero dei grossi gruppi economico/finanziari che ne devono trarre beneficio, ma tant’è: prendo atto che l’attuale sistema (capitalistico) che abbiamo scelto come il minore dei mali , vuole ridare fiato alla propria crisi strutturale attraverso questi espedienti a spese, non dimentichiamolo, della collettività.
Viviamo, peraltro, in un periodo in cui la “società civile” non emette voci di dissenso rispetto ad una realtà completamente assoggettata a questa logica: la stagnazione è forte. Quel poco che si muove, esige che gli studi diano una forza efficace, in termini di preparazione, sul mercato del lavoro. In sostanza non ci si stacca molto dalla logica del sistema stesso.
Negli aultimi lustri, abbiamo visto gli effetti di questa crisi: i tagli pianificati all’organico si sono ripercossi su classi, istituti e sezioni staccate. Anche dal punto di vista legislativo i passi indietro sono stati notevoli. Un esempio per tutti: quando fu abolito il tetto massimo di alunni per classe, in presenza di portatori di handicap nella medesima, riducendo di fatto la loro possibilità di inserimento ed apprendimento.
L’esercito dei precari (in continuo aumento) è un’altro degli effetti fallimentari della politica scolastica italiana: un esercito di insegnanti non garantiti, pagati – in definitiva – meno dei loro colleghi di ruolo, i quali vivono sulla loro pelle lo scontro tradoveri pretesi e diritti concessi. Ad essi viene richiesta soprattutto flessibilità, sia dei tempi di lavoro che dei luoghi, e questo viene usato come strumento di ricatto nell’alimentare una speranza di impiego garantito. Con questo assetto, la scuola pubblica stà andando incontroalle esigenze della privatizzazione e della concorrenza per sviluppare un modello di “insegnamento” snello (con meno persone dai pochi diritti) e retribuito in base alla “produttività” e all’impegno. I licenziamenti e le assunzioni sono, di fatto, del tutto arbitrari e in mano a presidi e provveditori; i pagamenti degli stipendi non è mai nei termini previsti e subisce slittamenti e interruzioni (durante l’estate).
Dal punto di vista della manutenzione le scuole italiane confermano il loro essere segnate da una crisi piuttosto forte. Quasi una scuola superiore su 3 non ha visto interventi di manutenzione da almeno 5 anni; 6 istituti su 10 sono poco sicuri, cioè sprovvisti di impianti anti-incendio efficienti; spesso le scuole sono chiuse ai portatori di handicap (barriere architettoniche).; bagni in pessime condizioni igienico-sanitarie. Inoltre, le scuole sono inserite in aree poco verdi e in esse si “sprecano gli sprechi”: in molti casi le lampadine restano accese anche durante il giorno.

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