Arte e verità.

hebborn
Eric Hebborn

Il signore qui accanto, Eric Hebborn, è stato uno dei più grandi falsari di tutti i tempi, insieme a Alceo Dossena, Icilio Federico Joni, Tom Keating, Elmir de Hory ed altri ancora.

Egli soleva chiedersi che senso avesse cercare la verità in un mondo dove tutto era falso e, soprattutto, cercarla in casa sua, tra i suoi lavori.  Per inciso Hebborn non era solo un falsario ma anche un mercante e fu più volte fregato da galleristi e Cas d’Asta sopra le righe. Personalmente sono convinto che il valore di un’opera non risieda nell’opera stessa ma nell’intuizione creatrice e senza suggerimenti se non quelli della propria ricerca. Anche ciò che l’industria produce e commercializza può essere oggetto di ricerca e da questa ricerca rimodellato e trasformato. Ma che senso può avere oggi l’intuizione, in una società in cui tutto deve essere svelato non per la ricerca ma per i risvolti commerciali che la curiosità dovuta allo svelamento genera? E’ fin troppo chiaro, nella nostra società, che lo scopo è quello di attrarre – sconvolgendolo – il consumatore generico per farlo diventare un proprio cliente.

La questione della verità non tocca solamente il rapporto autentico/falso. Spostando leggermente lo sguardo ed indirizzandolo più precisamente sull’autore di un’opera, Roland Topor, illustratore, disse una volta:

Volevo fare illustrazioni di testi che mi piacevano e fuggire da questo mondo dove si facevano quadri e si rimaneva in attesa del cliente. […] Era una concezione dell’arte molto borghese. E’ un discorso, naturalmente, valido anche oggi, nell’arte contemporanea. La gente che compra quadri è nella maggioranza dei casi borghese e questo influenza molto i soggetti da dipingere. Non puoi mettere un quadro su una parete con un sogetto forte, perchè altrimenti la gente che viene a casa tua chissà cosa pensa. Tutte queste cose fanno del pittore nient’altro che un servo della borghesia.

Dal punto di vista dominante nella nostra società, il falsario è un ladro che ruba ai ricchi per se stesso; per una minoranza di persone è (o può essere) un eroe romantico, un individuo contro il mondo. Al di là di ciò, che implica quasi interamente una questione di giudizio opinabile, il problema che si pone tra arte e verità concerne il rapporto fra un prodotto artistico e la sua fruizione. A quel percorso tra creazione e fruizione (oggi commerciale) bisogna guardare per argomentare fino in fondo la questione. E cambiarla.

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