Siria: armiamoci e partite!

Aleppians_waiting_in_a_bread_line_during_the_Syrian_civil_warL’oscena costruzione mediatico-politica intorno alla questione delle armi chimiche di Assad serve agli Stati Uniti ed ai loro alleati per continuare sulla solita ciclica strada di distruzione-ricostruzione, in modo da dare fiato alla propria economia. E’ chiaro che il gas (qualche tipo di gas, non necessariamente il Sarin) sia stato usato, e questo lo vediamo dalla tipologia dei cadaveri ritrovati nelle strade siriane, ma non sappiamo veramente da parte di chi questo gas sia stato usato. Il copione, tuttavia, è già stato sperimentato dalla prima guerra del Golfo contro Saddam, più di venti anni fa. Ancora meno importa, oggi, se il gas sia stato usato dai ribelli. C’è, inoltre, un piano politico, importantissimo, della faccenda: rinsaldare le alleanze, regolare i conti con l’Iran, ripagare favori e mettere un freno all’espansionismo cinese. Ripeto: i gas, in ogni caso, sono stati usati e le foto dei centinaia di pallidi cadaveri ne sono la testimonianza mentre è pur vero che molti altri cittadini siriani sono stati ammazzati senza alcun uso di gas. I crimini di guerra sinora compiuti lo sono stati da entrambe le parti e sarà impossibile attribuire prima e contestare poi, in maniera obiettiva, percentuali di colpevolezza o di precisa responsabilità ad ognuna delle parti in campo. Ciò che le autorità occidentali sostengono, tuttavia, è solo un pretesto da guardare con sospetto, visto che anche prima della questione dei gas i morti erano tantissimi (perché non intervenire, allora?) eravamo dentro al conflitto fino al collo e che i gas sono stati, appunto, il pretesto per schiacciare il bottone interventista.

Sono, approssimativamente, 2 anni e mezzo che il conflitto in Siria è iniziato, i morti ufficiali di tutte le fazioni in campo sono all’incirca 100.000 , e tuttavia, nonostante qualche crepa nel fronte del regime e alcuni segni di decomposizione dello stesso, non ci sono prospettive di una caduta a breve di Assad. L’opposizione ad Assad non è stata finora per niente coerente. Ha compiuto qualche passo in avanti, ha preso il controllo di qualche apparato pubblico locale, una città qui, una stazione di polizia lì. Questo ha accellerato il disfacimento di una qualsiasi forma di autorità politica all’interno del paese. L’unica regione dove l’opposizione è unita è nel nord-est kurdo, dove un’amministrazione regionale sta governando col sostegno del Kurdistan irakeno. La formazione della Coalizione Nazionale per le Forze Rivoluzionarie e dell’Opposizione Siriana suggerisce che un certo livello di coesione è stato raggiunto e un governo ad interim potrebbe entrare in funzione allorquando cambiasse la bilancia di forze in Siria.

E’ certamente vero che dietro al regime di Assad c’è il supporto della Russia (e dell’Iran) ma è altrettanto vero che esso gode di un significativo sostegno popolare se è stato in grado di creare un esercito contro-rivoluzionario con l’obiettivo di distruggere  tutti gli oppositori. Ciò è stato possibile non tanto sul piano militare ma per il fatto che la rivoluzione non ha vinto politicamente. Si deve perciò constatare che finora le forze dell’opposizione non sono state molto unite mentre potrebberlo esserlo solo in occasione di un forte e deciso indebolimento di Assad. La debolezza del fronte dell’opposizione ha, di conseguenza, dato una certa agibilità politica ai Salafiti, meglio organizzati di molti altri gruppi “ribelli” ma al tempo stesso responsabili di alcuni gravi crimini di guerra e portatori di una ideologia ultra-reazionaria.

L’Occidente interverrà per tutte le ragioni sopra-esposte e anche per salvare la faccia, ma ciò che preoccupa maggiormente è la mancanza totale di ogni forma di opposizione all’intervento, a tutti i livelli della società occidentale. Per non parlare dell’Italia.

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