Coniugare piacere estetico e stabilità economica con l’arte contemporanea.

450px-Castello_arte_antica_2Non vorreste, forse, investire in sicurezza nell’arte? Comprare le opere che più vi piacciono senza temere l’azzardo che spesso significa spennatura? Quando ponete questa questione, di solito succedono due cose. Numero uno: vi dicono che è il mercato a decidere. Perciò, se avete pazienza di aspettare la valorizzazione non tarderà ad arrivare. Tuttavia, ed ecco la la risposta numero due, se ciò non dovesse succedere, la responsabilità sarebbe interamente da attribuire all’artista non in grado di irretire il mercato. Queste due risposte, in realtà, si compensano a vicenda, pur se poste come due punti su di una retta ad una certa distanza tra loro. Si compensano perché sono vicendevolmente giustificative l’una dell’altra. Siamo convinti che, nel 99% dei casi, il collezionista che vende perde sempre qualcosa. Dopotutto sarebbe impossibile il contrario, visto che le commissioni, dal gallerista o alla Casa d’Aste si pagano da entrambi i lati della transazione, potendo eventualmente contare su qualche sconto solo se si fa parte del ristrettissimo club dei migliori clienti (di coloro, cioè che spendono di più) di chi vende.

Va altresì detto che, oltre una certa cifra di investimento, poniamo 4-5.000 €, non si gioca più o non si da semplicemente una mano all’artista emergente ma ci si pone in una situazione in cui bisogna considerare la spesa fatta, almeno in parte, come un investimento finanziario. Quindi, qui siamo, già all’integrazione, forzosa, del piano estetico con quello finanziario.

Vediamo, comunque, quali sono ufficialmente i parametri che andrebbero a concorrere all’integrazione tra piacere estetico e stabilità economica, tra bellezza e soldi. Le istituzioni (private) che si occupano di ciò analizzano il contesto economico generale. Poi passano ad analizzare l’artista, la sua storia, le sue opere. Almeno nelle intenzioni, poiché spesso manca, a nostro avviso, un’analisi della posizione dell’autore rispetto alla storia dell’arte: iniziatore, epigono, epigono dell’epigono, eccetera. La mancanza c’è, visto che proliferano cose già viste ed autori che le eseguono fatti passare per novità o addirittura come dei punti fermi del mercato dell’arte e dell’integrazione arte-finanza. Secondo noi, invece, dei punti di riferimento ci devono essere e sono: l’originalità, il valore estetico, il carattere iniziatico dell’opera. Non sono cose superate, ma griglie interpretative che vi possono portare più lontano di chi non le utilizza. Quando entrate in una galleria d’arte valutate ciò che vedete attraverso questi parametri.

C’é poi la questione dell’influenza degli operatori che fanno il mercato, dai musei ai galleristi, dai critici d’arte alle case d’asta, fino alle banche ed agli organismi politici e finanziari. Questioni non da poco che non sono semplicemente affrontabili né su di un piano meramente estetico né su quello finanziario. Per dare risposte a queste questioni bisogna avere un continuo monitoraggio della situazione, una grande padronanza delle variabili macroeconomiche, fondamentali e tecniche che indirizzano il mercato. E poi monitorare il mercato, ciò che emerge, conoscere approfonditamente la storia dell’arte.

Inoltre, l’investimento in arte comporta alcuni vantaggi sul piano fiscale: assenza di tassazione sulle plusvalenze generate dalla compravendita; non viene tassata la quota di patrimonio investita in opere d’arte; il possesso di un’opera d’arte non deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi.

Sorge allora spontanea una domanda: perché la maggior parte dei collezionisti non può guadagnare dal mercato dell’arte (e sfido chiunque a dimostrare il contrario)? La prima risposta che ci viene da dare ha a che fare col fatto che il mercato dell’arte è strutturato piuttosto come marketing piramidale che come marketing multilivello.

Forse, allora, bisognerebbe cambiare approccio. Ed è ciò che proponiamo noi: non l’abolizione delle commissioni che, tuttavia, andrebbero rinegoziate, ma piuttosto un livello di condivisione molto elevato, attraverso la creazione di un network che metta al proprio centro la condivisione come valore sia etico che economico.

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