C’era una volta la sinistra: l’opposizione che non c’è. (E forse non c’è mai stata)

desertoDunque, dove il fascismo dell’olio di ricino e dei tribunali speciali non era arrivato, è arrivato invece il populismo mediatico, novello conio del corso del neo-capitalismo contemporaneo, così bene costruito e finanziato dalla destra economica di questo paese, che non è la parte cattiva della classe dominante contro una “buona” ma la classe dominante tout-court, oggi. 20 e più anni fa, sapevo che quelle esperienze politiche di opposizione non sarebbero durate. E’ dal 2008 che ho avuto completamente ragione. Le ragioni della sconfitta della sinistra sono state molteplici e, dal punto di vista politico, da addebitare interamente al proprio campo politico. Nei primissimi anni ’90 nasceva Rifondazione Comunista, composta da molte anime, ma con l’indubbio obiettivo di dare una casa e poter controllare i cosiddetti ”comunisti” e/o una non meglio definita “galassia antagonista” ormai in libera uscita, da ben prima della caduta del Muro che, in ogni caso, fu determinante per portare a conclusione tutta una storia politica. In tutti quegli anni, Rifondazione non è stata capace d’altro se non di guardare il proprio ombelico, non aprendosi mai veramente al mondo esterno, facendo si da cassa di risonanza dei movimenti ma non apportando mai quel quid di strategia politica che la ponesse in condizioni di rompere l’accerchiamento. Tutta questa inefficienza politica, nonostante una certa presenza nelle istituzioni! Presenza della quale si è sempre enfatizzata l’importanza. Se questo è il risultato….Il destino dell’occidente e della sua sinistra non è più quello di essere all’avanguardia dei cambiamenti ma può (e deve essere) quello di conservare una memoria critica degli errori e dei limiti dell’esperienza comunista.

In tutti questi anni, non solo non si è portato a compimento alcun tipo di progettualità di società “alterna”, non si è portato a compimento lo pseudo-progetto della “sinistra europea”, non si è mai guardato oltre l’Europa. E bene sappiamo che in Europa succede ben poco. Come punto di riferimento si è preso un continente in declino politico e culturale, il cui segno più evidente di esso ha a che fare non solo con un inarrestabile declino demografico ma con la fine di ogni tipo di elaborazione culturale originale. Anche i comunisti (e la sinistra) non hanno mai preso in seria considerazione ciò che succedeva e succede in Asia, in Africa o in America Latina. Dai primi commenti degli esponenti della sinistra, non c’è coscienza, non c’è auto-critica verso ciò che si è stati, verso ciò che si è prodotto.…Molti giornalisti non fanno altro che chiedere agli esponenti politici, anche a quelli di sinistra, cosa pensino di fare per il paese. La domanda obbliga ad una risposta circoscritta, obbliga a confrontarsi sul piano dell’avversario e anche gli esponenti della sinistra, incapaci ad una analisi autosufficiente ed autonoma, vi si adeguano. Il punto non è quello di pensare al proprio paese, non è quello di far uscire l’Italia dalla crisi, perché il problema del nostro paese non è solo del nostro paese, è un problema di sistema, internazionale. Se ci si limita a parlarne in termini circoscritti si fa il gioco dell’avversario. Noi non dobbiamo parlare dell’Italia ma del nostro paese inserito in un contesto ampio che è, per forza, internazionale. I motivi di questa sconfitta: in primo luogo non è solo colpa della forza della destra economica ma anche di decenni in cui a sinistra si è coltivata l’illusione di una opposizione basata sul terreno dell’avversario e all’interno delle famigerate istituzioni così ben costruite dalla destra economica stessa negli ultimi 35/40 anni.

Ora, comincerò una trafila di se, per affrontare il discorso delle proposte politiche. Se i dirigenti superstiti di questa sinistra non fossero ansiosi di tagliare le proprie radici per legittimarsi, potremmo coniugare quelle con le lotte attuali ed i progetti per il futuro. Se questi dirigenti non fossero così inabili al loro ruolo, mancanti di strategia. O hanno forse paura di essere annientati dall’avversario? Cioè sanno qualcosa che noi non sappiamo? Ovvero; sono ostaggi di qualcuno o di qualcosa? Se non si fosse rincorso il centro e se non si avesse abbandonato – senza sostitutivi – l’armamentario teorico-politico della critica dell’economia politica e se ci si fosse affiancati ai vari “movimenti”…..

L’errore strategico, vissuto come “strada obbligata”, da parte dei comunisti, è stato quello di voler rappresentare la forza di mediazione degli interessi degli emarginati e degli esclusi (nuovo “lato cattivo” della società presente) in assenza del referente operaio largamente integrato nel meccanismo (neo)capitalista. Essere dei banali mediatori presuppone di non mettere in discussione l’esistente: perciò si dissolve ogni progetto, ogni visione alternativa, ogni obiettivo e tensione ideale. I comunisti, inoltre, hanno sottovalutato la dissoluzione dell’U.R.S.S. E tutta la frana che ne è seguita. Nonostante l’anti-berlusconismo sia stato considerato impolitico e scarsamente propositivo, una riflessione bisogna farla a partire da questa domanda: è vero o non è vero che una volta caduto lui, il palco va in pezzi? E, se la risposta (come è) è si, non andava rivalutata una opposizione ad personam? Ora lui è stato pensionato ed è cominciata una fase nuova, tecnocratica.

Unita a questa, un’altra considerazione: solo con la ri-affermazione dei principi possiamo uscire dall’angolo in cui ci siamo posti e i nostri avversari ci tengono bloccati. Solo ri-affermando la possibilità del Socialismo, la sua praticabilità per l’oggi (grazie alla presenza di forze internazionali che vi si ispirano) e la sua continuità col passato rispetto al quale gli errori occorsi vanno corretti. Il Socialismo del Secolo XXI ne è una riprova. Il continente latinoamericano sta facendo da battistrada. La (cosiddetta) sinistra europea non ne parla, timorosa di perdere la propria egemonia su quello 0,00000% di elettorato. Inoltre, basta con la paura di attaccare personalmente e fare le pulci agli avversari politici. Essi galleggiano solo in quanto la libera informazione, nel nostro paese, è materia per pochi eletti, mare magnum sconosciuto e fuori dalla portata di masse private di cultura.

 

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