Tasmajdan Park. Belgrado negli ultimi 40 anni. (Parte 4^)

100_1803L’approssimazione e la mancanza di coerenza che regnano nell’architettura di ampie zone del centro città, sono il segno di una mancanza di cura ed interesse per le proprie cose, forse da parte di chi si è stufato di costruire ciò che altri si impegnano a distruggere o a rubare, godendo delle fatiche di chi ha costruito.

Vista da un’angolazione storica, Belgrado è la spiegazione razionale del perché abbiamo fallito come europei, come occidentali, come uomini. Come europei perché non ci siamo veramente impegnati a costruire una socialità diversa da quella in auge da secoli, che fosse basata sull’equità, sull’autocoscienza e l’altruismo; come occidentali perché razzisti verso coloro che non lo sono; come uomini perché non siamo intervenuti quando divampava la guerra nell’ex-Jugoslavia. Dovevamo esserci, intervenire. Invece non ci siamo stati. Solo una esigua minoranza di occidentali si è riversata nelle strade per esprimere il proprio disappunto per la guerra e per i bombardamenti della NATO, peraltro legittimati proprio da quelle forze di centro-sinistra ingorde di stabilizzare la propria posizione a Washington. L’Italia in questo senso ha una responsabilità particolare: ha partecipato politicamente e militarmente al bombardamento della Jugoslavia. La questione, dopotutto, concerne l’Occidente e il suo approccio alla vita. È un problema culturale. Abbiamo costruito soltanto protesi, abbandonando noi stessi e la nostra coscienza.

La storia parla chiaro: la Jugoslavia esce dalla seconda guerra mondiale prostrata e senza una base industriale. Sarà il regime comunista unitario e federale della Jugoslavia a costruirla anche se lo sforzo ha come contropartita un ingente debito ed uno sforzo immane da parte della popolazione. Il periodo d’oro è quello del dopoguerra fino agli anni ’70; poi le mancate ristrutturazioni del sistema economico portano al declino.

100_1890Il quinto giorno, decidiamo di visitare meglio Novi Beograd e Zemun. Come già detto, Novi Beograd si presenta come una distesa di palazzoni popolari dall’aria real-socialista intervallata da strutture avveniristiche quartieri generali di aziende internazionali.  Zemun, tuttavia, è la periferia della periferia, un quartiere ultra-periferico della città, il famoso quartiere ungherese, con un’aria un pò dimessa e assai poco tipica o folcloristica. Sembra, anzi, una zona dove regna una certa povertà, differentemente da ciò che si nota nelle zone più al centro di Belgrado.

47 Lazar VozarevicVisto lo scarso appeal che Zemun esercita su di noi, decidiamo di ritornare verso il centro città. Ci dirigiamo al Museo Zepter sulla Mihajlova. Il museo è stato fondato dagli Zepter, magnati serbi in esilio, ed è gestito dagli stessi in maniera assolutamente splendida anche per quanto concerne il lato professionale. Vi sono esposte opere di grandi artisti legati alla città di Belgrado, per lo più jugoslavi, per un arco di tempo che va dalla fine dell’ottocento ai giorni nostri. Il livello artistico di gente di cui non avete mai sentito parlare è altissimo e può ben competere con l’arte meglio conosciuta come occidentale. E’ sintomatico il fatto che di costoro non abbiamo mai sentito parlare, visto che nel sistema socialista l’arte non faceva mercato ma serviva come illustrazione sociale, ricerca del bello e dell’agibile dalle persone. Inoltre, anche dopo la fine del socialismo, il muro eretto decenni fa è stato  mantenuto in piedi senza remore di alcun tipo. Per avvantaggiare gli autori occidentali, ovviamente.

Tuttavia, credo, sia opportuno rivedere questa strategia, poiché è impensabile che l’arte europea di cui è parte integrante rimanga così divisa da se stessa, tanto da non riconoscere una parte così importante della propria storia e coscienza di sè.

( – Fine – )

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