Il peso del retaggio nell’opera d’arte.

597px-Rothko_No_14Mi sono ripromesso di parlare di arte contemporanea americana ed eccomi qui a provarci. Parto da un tema molto importante per inquadrare qualsiasi approccio alla produzione artistica, quello della visione culturale d’insieme, o Weltanschauung. L’arte americana è sempre apparsa come arte non impegnata politicamente o socialmente, ed infatti è fin troppo chiaro che non lo è quasi sempre.

L’America, per la sua storia e quindi per il suo retaggio culturale ha sempre preferito un’arte slegata da ogni riferimento al passato, lavata da ogni passione, sciacquata da ogni sentimento, spogliata di qualsiasi rinvio ad una Storia  di cui l’America non sapeva che farsene e della quale non voleva nemmeno sentir più parlare. Una posizione rivoluzionaria, molto più di altre pretese tali. L’arte americana evoca, quindi, un’arte che instancabilmente ripete che non c’è niente da leggere nelle forme e nei colori della modernità, che non c’è una memoria, un ricordo, un simbolo, un senso da scoprire o emozione da provare, ma ci sono solo forme e colori e null’altro che non esprimono altro che se stessi.

L’America era la realizzazione di ciò che Duchamp chiamava “una sorta di nominalismo pittorico”, una tautologia come quella che era stata alla base del taylorismo e degli oggetti prodotti a catena. Basta con la Storia pesante dell’Europa, il suo retaggio culturale, i suoi punti di riferimento nella filosofia o nell’ideologia. Rimaneva solo la funzione, la prassi ed il loro avverarsi efficace ed efficiente.  Secondo gli americani, allora, la modernità giusta era quella senza memoria: amnesiaca. In Europa, lo sappiamo, sono schierati, nel raggio di pochi chilometri, decine di momumenti, musei, capolavori e testimonianze della Storia, mentre in America è possibile percorrere centinaia di chilomentri senza imbattersi in nulla di simile.

L’America conserva una sorta di verginità, un vuoto, una purezza di un luogo o di un oggetto che danno la libertà di non avere ancora un senso. Questa è la forza della sua cultura: una continua innovazione permessa dalla mancata sedimentazione di una qualche senso. Pensate, per un attimo, ai musei americani, distaccati dalla Storia decontaminati dal passato e dai suoi miasmi che si presentano come assembramenti di ricchezze che si acquistano, si ammassano, scambiano e vendono. Questo atteggiamento rispetto alla memoria che, da una parte definiamo sprezzantemente come mero interesse commerciale, che tiene, tuttavia, noi europei ancorati al palo,  ha permesso agli americani di acquisire molto precocemente ed esporre gli esempi dell’arte più attuale, divenendo degli agenti particolarmente attivi del mercato.

Ed è con questa forza che l’America e la sua arte probabilmente rinasceranno e riusciranno a battersi con la emergente, immensa arte cinese. La quale , invece, ha la palla al piede del retaggio culturale e storico, profondo, millenario, pesantissimo.

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