Un mondo multipolare è auspicabile?

800px-BRICSIn certi ambienti dediti agli scenari geo-politici si parla dell’auspicabilità di un modello politico internazionale basato su più attori in grado di sedersi al tavolo delle trattative con gli altri paesi. Questi altri paesi sarebbero le potenze occidentali. Il multipolarismo, infatti, si pone all’ordine del giorno delle discussioni economico-politiche da quando le clissi dirigenti degli ex-paesi coloniali o arretrati sono in grado di difendere o imporre i loro interessi.

Questo modello, anti-occidentale per eccellenza, è ben visto da molti settori della sinistra e della destra internazionali che, in questo modo, cercano un varco politico in cui inserire le proprie proposte. Per queste formazioni, dunque, il multipolarismo è uno strumento, non un fine o un ideale.

Il problema di base, collegato alla questione, riguarda l’insolubilità delle questioni che hanno diviso il mondo finora, poiché esse si originano dall’ineguaglianza prodotta dal capitalismo in quanto modo di produzione dominante il pianeta che a sua volta le aveva ereditate dai sistemi socio-economici precedenti. La multi-polarità non sarebbe altro, allora, che la moltiplicazione degli interessi dei più forti, a cui vanno aggiunti i nuovi adepti del mercato mondiale, dalla Cina alla Russia, passando per il Brasile.

Un altro aspetto da non sottovalutare è quello che riguarda la creazione di potenze regionali o continentali con obiettivi tutt’altro che armonici. Ci sono potenze che come primo obiettivo hanno quello di sfruttare la forza lavoro in modo massimo, deregolamentandone il mercato, peggio ancora che negli USA, dove la cosa è dichiarata e non nascosta sotto strane formule che tirano in ballo la democrazia o il socialismo.

Prima di dare la preferenza ai nuovi assetti di potere che si stanno già chiaramente delineando, poniamoci la domanda: per quali fini produrre e con quali mezzi? Per rispondere alla domanda non serve far proliferare i poteri.

C’è, allora, un’alternativa al mondo multipolare che non sia semplice difesa dello status-quo? Si che c’è. Concerne la capacità dell’umanità, o almeno della parte più avanzata di essa, di vivere in un sistema economico basato sui bisogni concreti della società, sui beni necessari e non su quelli superflui. Tutto il resto è semplicemente un espediente per guadagnare spazi a scapito di nemici e concorrenti.

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