Il misterioso caso di Irina Golukova.

19/4/2009 – 06/05/2009

600px-Innsmouth_at_sunsetNella vita di un uomo ci sono esperienze che sarebbe meglio non raccontare, mentre già l’averne un ricordo pone dei seri problemi di sanità mentale. Non sono un pazzo, non faccio uso di droghe, il mio stile di vita può essere definito come tutt’altro che sconsiderato.

Eppure, stamattina ho avuto la conferma di essere stato testimone di un fatto oltre ogni possibile normalità. Almeno secondo i canoni (per fortuna) dominanti.

Come ogni mattina ho comprato il giornale locale e, sfogliandolo, mi sono imbattuto in un articolo, corredato di foto, che riguarda una donna che ho conosciuto e della quale ho inesorabilmente perso le tracce.

Alla lettura dell’articolo in questione mi si é gelato il sangue e sono rimasto così sconvolto da rischiare uno svenimento. Per fortuna il mio cuore ha retto l’inumana emozione ma ho difficoltà a concentrarmi sul fatto di cui dovrei parlarvi, poiché temo il terrore da cui verrei nuovamente invaso. Nell’articolo si parlava di non meglio specificate pratiche che “ricorrono nel mondo animale”, operate da persone riunite in una sorta di “setta”, rivolte a raggiungere la “verità attraverso attività degradanti”. Il pezzo finiva con un richiamo al “rito di un insetto divorante”, senza però approfondirne i contenuti. Inoltre era stato ritrovato, sul luogo del misfatto, un breve brogliaccio a firma della vittima, ciò che restava di una donna, con tutte le fasi che la avevano portata a quella fine. Le parti finali dello stesso erano state compilate dalla stessa mano della vittima, anche se la forma assunta dalle ultime righe potevano indurre a pensare fossero state scritte sotto dettatura. Il cadavere non era stato ancora identificato, mentre la foto pubblicata che la riguardava mi era familiare.Tanto familiare che mi si gelò il sangue.

Conobbi la donna ritratta qualche tempo fa; la frequentai per breve tempo. Tuttavia, nonostante il ridotto lasso di tempo, mi ritrovai a vivere con crescente inquietudine quell’esperienza. Quello stato emotivo fu reso possibile dalla constatazione che quella donna non fosse la persona che credevo; le sue attitudini si manifestavano inaspettatamente, oltre qualsiasi previsione, tanto da farmi sospettare una sua origine ignota.

Ma andiamo per gradi. Incontrai Irina, questo il nome della donna, in un modo consueto e piuttosto banale: ad una festa tra amici. Irina veniva da un paese dell’Est europeo, l’Ucraina, e si era trasferita nella mia città per motivi di lavoro. Dai racconti che mi fece, confermati pure dai miei conoscenti, si rendeva molto simpatica nell’ambiente dov’era impiegata, tanto da organizzare cene con i colleghi, proponendogli delle chicche culinarie del proprio paese d’origine. Devo ammettere che é bello sapere che esistono persone così disponibili e amichevoli ed é ancor più stimolante conoscerle. Il suo fine, però, non era soltanto quello di stringere delle amicizie ma anche – e i sornioni ammiccamenti dei presenti me lo confermarono – quello di trovare un compagno col quale, chissà, costruire un futuro insieme.

Irina veniva da una famiglia di ex-militari arruolati nell’allora esercito sovietico. Suo padre e sua madre si erano trasferiti a Kiev, la capitale Ucraina, dalla loro città d’origine in seguito ad una promozione, per anzianità e meriti conseguiti, del padre. Viveva in una condizione di relativo privilegio rispetto alla popolazione del paese, una condizione riservata ad un ufficiale dell’esercito di una grande potenza. Aveva un fratello, Igor, di 3 anni più giovane di lei.

Il suo livello culturale, di conseguenza, era rapportato a questa condizione. Le scuole seguite erano di buon livello, l’istruzione articolata ed approfondita. Conosceva, oltre alla sua lingua madre anche l’inglese, il tedesco e l’italiano, sebbene quest’ultimo non in maniera perfetta. In Italia, nella mia città, aveva approfondito la conoscenza della lingua attraverso la sua pratica sul campo, nelle cose di ogni giorno.

Era, quindi, godibile parlare con lei, poiché riusciva ad esprimere pensieri e sensazioni in maniera piuttosto chiara e definita. Grazie al suo livello culturale, poi, gli argomenti di discussione erano quantomai vasti ed articolati. Era, ed é tuttora se é ancora in vita sotto qualsiasi forma, una persona molto bella anche di aspetto esteriore, assai femminile e sensuale. Questo non é scontato, visto il predominio del proprio lato maschile in molte donne dell’europa orientale, dovuto ad un certo tipo di educazione ed organizzazione sociale. Insomma, una persona che non poteva non risultare attraente. Infatti, lo confesso, stavo cominciando, nel corso della serata organizzata da amici, ad esserne attratto prima in maniera inconsapevole, istintiva, poi sempre più in modo cosciente.

In virtù di questa attrazione alla quale ero soggetto, mi feci coraggio e le chiesi, al momento di congedarmi dalla festa, il suo numero di cellulare. Per niente sorpresa della mia richiesta, alla quale diede corso con estrema naturalezza e piglio amichevole, ci scambiammo i nostri numeri di telefono.

I giorni seguenti ripensai a lei, ripercorsi mentalmente i momenti passati assieme e ripensai ai dialoghi che si erano sviluppati fra di noi. Non la richiamai subito ma lasciai sedimentare la cosa, anche per capire meglio i sentimenti che provavo.

Mi decisi, infine, di richiamarla e fissare un appuntamento, per poterla rivedere ed avere conferma di ciò che provavo, dell’interesse che lei era riuscita ad infondermi.

Riuscii a strapparle l’appuntamento tanto agognato, cosa che per un uomo é sempre motivo di pena, giubilo o disillusione in caso di esito negativo alla richiesta. Ci trovammo in centro città in una soleggiata domenica di metà settembre. Raggiunsi il posto dell’appuntamento a piedi, e, incontratala, avvicinandomi a lei con calma, ammirandone la statura, la bionda bellezza e quella singolare commistione di grazia e sobrietà, così rara nelle donne di oggi.

Ci salutammo calorosamente, lei era molto disponibile. Ci accomodammo ai tavolini del bar che davano sulla grande piazza di fronte al mare, a pochi passi dal luogo dell’appuntamento. Parlammo piuttosto fittamente anche se, devo ammettere, i silenzi erano più significativi ed emotivamente densi che non gli spazi riempiti dal suono delle parole. Irina completò il suo quadro personale fornendomi una serie di spiegazioni su di se, la sua storia, le sue ambizioni, che mi sorpresero non poco. Nonostante la femminile disponibilità fino a quel momento dimostrata, mi fece partecipe di un suo lato caratteriale e temperamentale del tutto inediti. Era appassionata di macchine da corsa, frequentava il poligono, si cimentava in sistematiche sedute alla palestra e soleva andare a cavallo non appena possibile. Non ricordo bene ma propendo per una risposta positiva riguardo il fatto se praticasse o meno qualche arte marziale.

Sentivo che questa parte del suo poliedrico temperamento era in stridente contraddizione col resto di cui già ero venuto a conoscenza. Spesso diversità profonde ed attitudini contrastanti coesistono in molti di noi come momenti espressivi della medesima personalità. Tuttavia non ero ancora in grado di definire questa sua complessità, riflesso di una grande vitalità, e tantomeno di stigmatizzarla. Certo, non sarebbe stato facile viverle a fianco, mantenere quel ritmo di vita.

Non posso tacere, però, un fatto determinante: ero sempre più attratto da lei, anche fisicamente. Senza dubbio in me si stava risvegliando decisamente l’istinto sessuale, dopo un periodo di assopimento causato da contrasti relazionali, divorzio compreso, con l’altra metà del cielo.

Rimasi assai colpito anche dalla sua affermazione intorno all’interesse che aveva nei confronti delle scienze occulte e l’esoterismo, esprimendomi la sua decisa ammirazione per Madame Blavatsky. Ciò mi incuriosì, poiché non solo denotava un certo approfondimento culturale ma esprimeva chiaramente, in quella donna, una capacità a guardare la vita da un’angolazione del tutto particolare, inusitata.

Fu un pomeriggio indubbiamente felice, pieno di novità. Due esseri umani che si conoscono, iniziano a relazionarsi e provano un certo piacere nel farlo, sono sempre belli da vedere. Le persone, quando riescono a relazionarsi l’un l’altro positivamente e a condividere delle belle emozioni, sono sempre uno spettacolo che migliora il mondo. Eppure, il carattere di Irina, non poteva non destare curiosità, dimostrando una certa stravaganza di atteggiamenti e un approccio eccentrico sul piano esistenziale. La bizzarra coesistenza, in lei, di prerogative sia femminili che maschili piuttosto accentuate, non poteva non farla apparire come un essere umano singolare. Io, dopotutto, non ero mai stato un uomo particolarmente conformista e le convenzioni sociali le ignoravo, di solito, con un soddisfatto sbadiglio o un’indolente alzata di sopracciglio.

Irina era in età da marito; o forse stava diventando un pò troppo matura anche per questo. Ormai sulla quarantina, era sicuramente una donna di esperienza e, probabilmente, poteva stare benissimo senza un uomo. Di uomini, comunque, ne aveva avuti. Relazioni più o meno lunghe, concluse con un nulla di fatto. Arricchimento personale, esperienze di vita. Ecco, credo che esse potessero essere, onestamente, definite così. Ma, dopotutto, il mondo contemporaneo, coi suoi ritmi e stili di vita, non invoglia all’impegno duraturo e alla costruzione lenta e graduale, ormai sinonimi di un’epoca passata, addirittura oggetto di considerazioni beffarde.

Ci lasciammo, alfine, con l’impegno di rivederci in futuro. Ero, senza meno, contento di essere riuscito a trasmettere ad Irina quel minimo di messaggi verbali e non che mi rendessero interessante ai suoi occhi. I giorni seguenti provai a chiamarla al telefono cellulare ma esso suonava ostinatamente a vuoto. Non conoscevo con precisione il suo indirizzo, sapevo soltanto che doveva stare in una determinata via, piuttosto lunga, di un quartiere periferico. I giorni, intanto, continuavano a passare e, dopo diverse chiamate a vuoto, finalmente rispose.

Si scusò per non avermi richiamato prima e addusse come giustificazione i suoi impegni e un non meglio precisato “malore”. Io non la presi molto bene ma tanta era la voglia di rivederla che mi buttai oltre le spalle ogni possibile dubbio. Sfortunatamente, noi uomini, spesso indulgiamo alle superificialità perchè preferiamo ragionare con quello che abbiamo ad una certa altezza del nostro corpo piuttosto che con ciò che abbiamo tra le orecchie.

Andai a trovarla nel suo appartamento di un grande stabile, noto in città per essere stato, in passato, una caserma. L’edificio appariva ancor più sinistro che non all’esterno, con alte scalinate che ad ogni piano conducevano a lunghi e bui corridoi. Giunsi al suo appartamento dopo aver oltrepassato piccoli ed insoliti assembramenti di inquilini. Bussai e in pochi secondi, Irina mi aprì. Ella aveva arredato con gusto il piccolo appartamento che mi fece visitare dopo avermi accolto con sensuale garbo. Veramente, tutti i particolari erano stati curati con eleganza, cosa che per me e il mio stile di vita era impensabile ma, evidentemente, per lei come donna e come persona, erano del tutto normali. Io, al contrario, sono sempre stato un tipo pigro, per cui mi sono chiesto spesso quanto tempo una persona impiegasse normalmente a tenere non solo pulita ma anche in ordine una casa. Al tentativo di darmi una risposta, il mio cervello, fiaccamente se ne andava a passeggiare da un’altra parte.

Comunque, dalle tende ai tappeti, passando per i pur essenziali arredi, tutto era al posto giusto, dando al visitatore un senso di comoda familiarità. Tutto stava andando per il verso giusto a cominciare dall’aperitivo e io stavo cadendo irresistibilmente nella sua rete amorosa. E’ superfluo aggiungere che ciò mi gratificava, mi piaceva essere oggetto di attenzioni da parte di quella donna che era così abile a solleticare il mio narcisismo.

Ci raccontammo vicendevolmente molte cose della nostra vita e, alla fine, al culmine del nostro graduale avvicinamento, ci baciammo frementi. Per lo meno io fremevo dall’emozione e credo di aver notato un tale timido sentimento anche in lei. Devo aggiungere, per onestà, che quand’ero più giovane ero sicuramente meno esperto ma anche più deciso; meno riflessivo mentre la pulsione sessuale aveva il predominio sul lato affettivo. Questo solo per dirvi che la mia fragilità emotiva era direttamente collegata al corso del tempo durante il quale si finisce per costruire una storia personale, ed essa pretende di più dall’esistenza che si conduce e dagli incontri che si fanno.

L’attrazione che provavo per lei si era definitivamente esplicitata durante quell’ultimo incontro. Da parte mia, ma mi sembrava di incontrare in lei la medesima volontà, c’era il desiderio bruciante di rivederla e dare corso ad una vera e propria relazione sentimentale. Ci lasciammo il mattino seguente, dopo aver trascorso la notte assieme, con la promessa di rivederci quanto prima, impegni personali permettendo.

Fu naturale staccarci l’un l’altra, salutarci rimandandoci ai prossimi momenti liberi, esattamente come succede a tutti gli innamorati e agli amanti che hanno una vita propria, non sono più dei fanciulli obbligati a vivere in simbiosi coi propri genitori. Tuttavia, un pensiero bizzarro si insinuò nel mio cervello: che forse lei, coi suoi modi mi aveva volontariamente convinto della bontà del fatto di non rimanere appiccicati quasi tutto il giorno. Infatti, io intuii chiaramente che lei aveva da fare, aveva una vita impegnata oltre il lavoro, forse lungo la strada dell’indagine magico-esoterica. Fattostà che persi nuovamente le sue tracce, stavolta preoccupandomi seriamente e non capendo proprio il suo atteggiamento che avevo finito per considerare al limite della sanità psichica. O, in alternativa, atto a nascondermi dei particolari antipatici. Parlai di questa insolita situazione con un mio amico, il quale convenne con i miei dubbi. Nemmeno lui riusciva a capire il senso di quei comportamenti, sebbene anch’egli fosse abituato ai discutibili e plurimi colpi di testa delle donne.

Decidemmo, alfine, di cercarla tornando nel suo appartamento. Erano passati ormai 14 giorni dall’ultimo giorno in cui l’avevo incontrata, la fatidica nostra prima notte d’amore. Ci dirigemmo con una certa strana trepidazione al sinistro edificio. Avevamo quasi la sensazione di fare una cosa fuori luogo, un atto del quale potevamo pentirci o risentirne in seguito. Accedemmo all’atrio dell’imponente e triste edificio e ci impegnammo con passo sicuro a salire le scale, accompagnati da un mefitico olezzo che non notai la volta precedente quando venni qui da solo. Si trattava di un odore indefinibile e ributtante che ci fece procedere lungo le scale più velocemente, nella speranza di allontanarci dal bestiale miasma. Giungemmo, pertanto, al piano esatto e ci dirigemmo con fare deciso alla porta di Irina ma notammo – ciò ci sconvolse – davanti la porta socchiusa del primo appartamento del corridoio un ragazzino disteso, nell’atto di mangiare uno scarafaggio. Questa scena ci inorridì ma proseguimmo con una certa non-curanza di facciata, proprio perché il nostro obiettivo era ben superiore: svelare il misterioso comportamento di Irina. Il corridoio, piuttosto lungo e illuminato da una luce alquanto sinistra, si stava intanto affollando di individui di entrambi i sessi che, come tratto comune, avevano comportamenti tendenzialmente degeneri, come coloro che sono avvezzi a discutibili stili di vita.

Arrivammo alla porta, suonammo il campanello, battemmo all’uscio ripetutamente ma non udimmo risposta alcuna. Chiedemmo, allora, al campionario di personaggi bizzarri che ci circondavano se sapessero qualcosa di Irina. Con nostra massima sorpresa nessuno di loro la conosceva, l’aveva mai vista o ne aveva mai sentito parlare. Rimanemmo decisamente interdetti da queste risposte nette e dall’evasività dei modi con cui venivamo trattati da quell’accozzaglia di inquietanti trogloditi.

E, nonostante il barbaro ed inetto trattamento che ci riservarono, non ci convincemmo del tutto riguardo all’onestà delle loro risposte, che anzi insinuarono in noi il sospetto di una forza organizzata e depistatrice.

Decidemmo di andarcene da quel luogo di difficile tollerabilità e ci facemmo largo tra quegli individui repellenti. Confesso di aver temuto, per un attimo, che tutto fosse finito in una rissa, mentre, per fortuna, riuscimmo a guadagnare incolumi le scale e ad uscire dal malfamato edificio.

Nulla di fatto, dunque. La nostra missione era fallita. Ci gettammo, allora, come dei pazzi, a percorrere le vie del quartiere, entrando in tutti i negozi e i locali aperti, chiedendo agli esercenti se avessero visto una ragazza che corrispondesse alla descrizione di Irina ma non ci fu nulla da fare. Ormai prostrati e con i nervi provati ci dirigemmo verso le nostre reciproche case.

Durante il percorso per rincasare, riflettei su quello che era successo, cercando di darmi delle spiegazioni plausibili.

Mi convinsi che le persone che avevo veduto in quell’orrido edificio non potevano essere state lì per caso ma dovevano essere parte di un disegno di cui la stessa Irina era artefice o vittima. E poi, chi era veramente Irina, qual’era la vera ragione della sua venuta in Italia (a questo punto la spiegazione del lavoro non mi bastava più) chi erano quei soggetti ai limiti dell’umanità che avevo incontrato quando cercai di seguire le sue tracce, tornando nel luogo del nostro amore?

Ma la risposta, fino a ieri, a queste inquietanti domande non c’era ancora, nonostante l’articolo di giornale uscito ieri l’altro, del tutto approssimativo, tutt’altro che tranquillizzante. Ora, invece le ho tutte, chiaramente ed improvvisamente. Mi trovo in una condizione del tutto disperata e questa mia testimonianza é tanto tardiva quanto inutile. Provo a raccontarvi l’epilogo di questa storia finché rimarrò in vita, temo per pochi minuti ancora.

Quella sera, dopo le ricerche, me ne tornai a casa. Passarono un paio di giorni, durante i quali non mi diedi pace e tutti i più bizzarri dubbi mi vennero a turbare il sonno di notte e la normale attività mentale di giorno. Incredibilmente, venni rintracciato da Irina che, intuendo io avessi letto l’articolo del giornale mi diede delle incredibili spiegazioni. Era stata vittima di un non meglio definito “complotto” e chiedeva di vedermi per potersi scusare e farsi aiutare da me. Io, nella più disarmante ingenuità, accettai di incontrarla. Ci vedemmo in un appartamento affatto diverso rispetto alla volta precedente, in una zona differente della città. Non feci molto caso a questa cosa: pensai fosse naturale, visto che quella che consideravo una povera vittima, doveva difendersi da un’ingiusta accusa. Le spiegazioni di Irina furono poco razionali, appariva in parte confusa, le sue affermazioni non erano del tutto coerenti con i fatti che avevo vissuto insieme a lei. Ella, però, sfoderò tutta la sua abilità, tutta la femminilità di cui era capace e, alla fine, finimmo per fare l’amore. Quella notte dormii tanto profondamente quanto stranamente. Ora il perché lo so. Il sonnifero che mise nel mio bicchiere d’acqua, per rendermi innocuo e poter fare di me ciò che voleva. Mi sto risvegliando, proprio ora. Sono immobilizzato in un letto e una mostruosità con ancora addosso i brandelli dei vestiti di Irina sta per uccidermi mentre i suoi accoliti, gli esseri orribili che scorrazzavano impudentemente nell’altro edificio, stanno a guardare. Ma la cosa più rivoltante é che la donna che avevo davanti non c’è più ed al suo posto si erge una orripilante e gigantesca mantide religiosa dall’odore ripugnante e secernente un terribile, vischioso liquido. Purtroppo il cadavere ritrovato dalla polizia non era il suo. Una constatazione che non mi servirà più a nulla….

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