La luce nel cielo.

800px-Artist's_view_of_watery_asteroid_in_white_dwarf_star_system_GD_61Non sono ancora in grado di dare una spiegazione razionale a ciò che sto vivendo in questi momenti ma continuando la brutta situazione in cui mi trovo, le righe che sto scrivendo potranno fungere da documentazione per ricostruire la catastrofe alla quale ho avuto l’onere di essere testimone. Non sono mai stato un individuo superstizioso, uno di quei personaggi eccentrici che vivono circondati di oggetti e cianfrusaglie atti a scacciare gli spiriti maligni, gli influssi e le forze negative in grado di rovinare un’esistenza normale o praticano rituali col fine di esorcizzare gli avvenimenti coi quali si misurano o le persone sgradite che incontrano.

Ma ora ho mutato con radicale decisione le mie opinioni riguardo tutte le materie che attengono a dimensioni strane, bizzarre ed inspiegabili, madri di ogni superstizione. Purtroppo, vista la drammatica circostanza in cui mi sono ritrovato ma alla quale forse mi sarebbe stato comunque impossibile sottrarmi, questa mia tardiva presa di coscienza appare superflua.

Adesso lasciatemi ricostruire gli inquietanti indizi e l’abominevole svolgimento di questa storia, alla conclusione della quale capirete chiaramente il peso che dovrete dare, al contrario di ciò che ho fatto io, ai segni premonitori con cui quotidianamente vi imbattete durante la normale esecuzione dei vostri compiti.

Tutto iniziò una notte di qualche mese fa. Ma che quello di cui sto per raccontarvi fosse successo di notte, lo compresi solo la mattina seguente, poiché quando vissi quei momenti non ero assolutamente in grado di distinguere alcuna scansione temporale specifica, anche se i luoghi e l’ipotetico momento della giornata in cui si svolgevano i fatti erano piuttosto, anche se non del tutto, chiari.

Stavo ciondolando tra il salotto e la veranda ad esso affacciata, con calma e melanconica spensieratezza, come facevo di sovente. Erano le ore oziose tra il pomeriggio e la sera, tipicamente avvolte nella penombra.

Adesso, col senno di poi, mi rendo conto che ci deve essere stata una singolare coincidenza nella decisione di tramutare un terrazzo in veranda, dandomi così la possibilità di ampliare le mie piccole passeggiate all’interno dell’abitazione, considerato che se non fossi passato nella veranda non avrei visto ciò che poi vidi.

E proprio in virtù di ciò non posso esimermi dal considerare che, se non avessi visto ciò che ho visto, certamente il dolore, in questo momento, a cose accadute, sarebbe stato assai più lieve.

Dalla veranda osservavo il panorama circostante che vi si poteva scorgere, grazie alla posizione sopraelevata della casa in cui vivevo, fatto di poche casupole, declivi coperti da aree verdi coltivate o di boschetti, qualche sparuta pineta sulla collina di fronte alla mia sinistra, un piccolo avvallamento attraverso il quale filtrava un ruscelletto popolato da qualche piccolo ma rumoroso animaletto e da fastidiosi insetti.

L’atmosfera era avvolta in un sottile vapore che rendeva la scena ancora più onirica, un momento caratteristico in cui il pensiero umano può tranquillamente lasciarsi trasportare dall’indolenza e posarsi per puro gioco su tutto ciò che gli garba, senza limitazioni.

Improvvisamente saettò davanti ai miei occhi un meteorite infuocato, ben provvisto di coda sfrigolante, che tagliava diagonalmente il cielo sopra di me da destra a sinistra, andando infine a concludere la sua impetuosa caduta inabissandosi nello specchio di mare nascosto dalla collina antistante. In un primo momento non feci letteralmente caso a ciò che avevo visto e continuai il mio ciondolamento in una sorta di assopimento mentale, come vagamente dissociato da ciò che mi circondava.

Ma qualche istante dopo, in seguito all’affiorare nella mia mente di alcune aberranti ipotesi su ciò che avevo appena visto, notai sulla destra in basso, dalla parte dove potevo scorgere il panorama di una parte della città e del mare che la bagnava, un ingrossarsi della marea che faceva presagire il peggio.

Pochi istanti dopo, una ondata che doveva essere di alcune decine di metri, investì la parte bassa della città. Allora le mie ipotesi iniziarono a profilarsi più distintamente e le risposte cominciavano ad arrivare. Dunque, un oggetto extra-tellurico, probabilmente proveniente dagli spazi più profondi, era entrato nell’atmosfera ed era caduto a pochi chilometri da me ma sfortunatamente assai vicino ad un centro abitato. Poco importa se invece di cadere sulla dura terraferma essa abbia preferito farsi meno male toccando un tiepido mare.

Qualche istante ancora e ci fu la risacca.

Monconi di case, scheletriche strutture di condomini e grattacieli riapparvero quindi alla mia vista, facendomi al tempo stesso temere il peggio e sperare in un fortunato contenimento dei danni. Due minuti dopo, mentre stavo arrovellandomi il cervello cercando di capire come stessero realmente le cose, un’altra ondata si abbattè sulla parte a me visibile della città, seguita poi da una graduale seconda risacca.

Non saprei definire con certezza le sensazioni che provai in quei momenti ma se le volessi riassumere le chiamerei di controllata inquietudine. Non posso assolutamente affermare di aver sofferto, in quegli attimi, di una qualsiasi forma di disperazione, in virtù del fatto che mi sentivo al sicuro della mia abitazione, lontano dagli effetti più immediati e devastanti di questa inenarrabile sciagura.

Immediatamente dopo la seconda risacca, il mio pensiero cominciò ad indagare sulla sorte dei miei familiari e amici. Per ognuno di essi emisi una precisa diagnosi delle condizioni in cui immaginavo si trovassero. Da un calcolo approssimativo dell’altezza delle terrificanti ondate, intuii subito che tutta la parte bassa della città ne doveva essere stata colpita in maniera devastante ma non avevo il benché minimo coraggio di operare delle prime, sebbene soltanto sommarie, valutazioni dell’entità della tragedia. Tremavo di paura al solo indugiare intorno al possibile computo di vite umane perdute. Orientai, quindi, il mio pensiero ai miei amici, le cui abitazioni, secondo le mie stime, dovevano essere rimaste quasi indenni dall’orripilante calamità, al pari dell’abitazione dei miei genitori, anch’essa in una zona sopraelevata della città.

In quegli attimi fui molto combattuto, tra il recarmi a vedere che fine avessero fatto tutti costoro e il rimanere a casa, poiché il muovermi verso la città, avrebbe implicato un rischio troppo importante, un vero e proprio salto nel buio, proprio perché non potevo ancora valutare adeguatamente le ripercussioni del misterioso e tremendo evento.

Devo confessarvi che, nonostante io mi ritenga una persona piuttosto posata e dotata di autocrontrollo, temetti, per la prima volta nella mia vita, di essere in pericolo di vita. Ma riuscìì a contenere queste scosse emotive nell’ambito dell’inquietudine.

In seguito a questi pensieri e stati d’animo poco edificanti, riaprii gli occhi ma ci volle un bel pò di tempo per appurare che ciò che avevo vissuto era stato soltanto un sogno. Non sono nemmeno in grado di fare una valutazione di quanto tempo sia passato dal momento in cui riaprii gli occhi, ancora preoccupato per ciò che avevo vissuto durante il sogno e così sensibilmente si era ripercosso nel mio corpo, a quando mi resi conto che ero tornato alla realtà. So solo che, quando mi alzai, provai una certa sensazione di prostrazione che mi fece iniziare la giornata in modo tutt’altro che felice.

Nelle settimane che seguirono la deprecabile visione, provai a parlarne con qualche amico, non riuscendo a vincere la mia personale reticenza a scoprirmi completamente. Temevo, infatti, di poter essere fatto oggetto di scherno o, peggio, di venire additato come un uomo affetto da una sfortunata e precoce sindrome da demenza senile. Tuttavia le poche risposte, se non del tutto esaustive almeno utili, puntavano il dito sulla mia condizione familiare disastrosa, legandola indissolubilmente a questo spiacevole riflesso onirico. Da un punto di vista razionale i miei dubbi e le conseguenti preoccupazioni cominciarono a ridimensionarsi e non rivolsi più ad alcuno richieste di spiegazioni partendo dalla timida e circospetta enunciazione dei “fotogrammi” di quella terribile visione. Finii per accettare la decodifica e la contestualizzazione provviste dagli amici e conoscenti. Pensai, veramente, che quella potesse essere la ripercussione sul piano emotivo di quella che era la mia drammatica situazione familiare e, scomodando tutto il lessico simbolista di cui disponevo, mi accontentai di essa. Allora non ero in grado di saperlo e nemmeno di sospettarlo ma non potevo fare una analogia più lontana dalla realtà. Quelle immagini nulla avevano a che fare con quella situazione contingente, per quante influenze perverse essa potesse giocare.

Ora, per correttezza verso chi leggerà queste righe, soprattutto se provvisto di quelle cognizioni atte a discernere ogni singolo elemento della mia testimonianza, devo aprire una parentesi. Ho già poc’anzi accennato al fatto di non essere una persona superstiziosa. Voglio aggiungere di non aver mai considerato il sogno, in generale, se non come il debole e fantastico riflesso delle nostre attività durante la veglia, in barba a tutte le teorie freudiane, di cui fui sempre un tiepido lettore, per non dire un detrattore totale. Ho sempre considerato Freud, infatti, come un traduttore simbolista e meccanico delle relazioni tra gli esseri umani e di essi col mondo. Uno studioso che scambiava l’effetto con la causa, in ogni manifestazione psicologica o psichiatrica. Devo però constatare esserci una categoria di visioni oniriche alle quali non è possibile dare delle spiegazioni se non scomodando categorie come “ultraterreno” o “sovraumano”, e le cui interpretazioni vanno oltre ogni razionalità, lasciando in chi le ha vissute qualcosa di angosciante.

Adesso, come sovrapprezzo della mia sottovalutazione e dabbenaggine provo un profondo senso di colpa per non avere fatto cenno di ciò che avevo “veduto” alle autorità, mitigato solo dalla certezza che sarei stato preso per pazzo e rinchiuso in qualche remoto manicomio alla mercè di un medico sadico…..

Ma oramai è troppo tardi per qualsiasi tipo di recriminazione, il tempo stringe e devo assolutamente concludere questa memoria. E’ il mio modo di riscattarmi di fronte al mondo.

Sfortunatamente, tutto ciò che avevo vissuto in sogno quasi due mesi prima non mi fu utile quando l’abominio ebbe luogo e, quel venerdì all’imbrunire, il nostro cielo fu solcato da un bolide tremendo e un rumore di impatto, che qualsiasi mente umana avrebbe classificato come indescrivibile, seguì pochi istanti dopo. Pochi minuti dopo l’onda di risulta si scagliò contro la costa abbattendo fragorosamente i palazzi che vi si affacciavano come piccole tessere di un domino che i bipedi presuntuosi che l’avevano innalzato credevano inamovibili. Nella convulsione dei minuti seguenti io ed altri cittadini di questa città di sicuro cancellata dalle mappe geografiche, in preda ad una bestiale sensazione di terrore che ottundeva le nostre capacità cognitive, non sapendo che fare, ci avventurammo verso l’epicentro della sciagura, finendo per rimanere bloccati, con le nostre inutili automobili, dalle acque che stavano salendo lungo le colline. Per un raggio di diverse decine di chilometri intorno a me la situazione è almeno identica se non peggiore e non voglio pensare ai danni materiali e alle vite umane che questa sciagura ha mietuto e starà ancora mietendo. A vista d’occhio non c’è nulla che io possa riconoscere se non un paesaggio stravolto irrimediabilmente. Tutto ciò che la mano dell’uomo aveva incessantemente costruito in questi ultimi secoli è andato distrutto in pochi minuti e questo, unito alla coscienza di essere finito in una trappola, mi rendono preda di una sconosciuta ed incontenibile angoscia.

Il mio più grande desiderio ora che sto scrivendo queste righe terrorizzato e tremante, avvolto dall’acqua di un gelo insolito che sta gradualmente entrando nell’abitacolo dell’automobile, è che queste pagine vengano ritrovate e finiscano in mani sicure e competenti, affinchè questi fenomeni straordinari, al cui tipo appartiene anche la mia misteriosa e singolare premonizione, possano essere studiati e finalmente venga aperto un canale di studi e dialogo con coloro che appartengono al mondo dei misteri, delle premonizioni e delle dimensioni ulteriori.

(6-8 dicembre 2008)

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