Partigiani a Trieste. I Gruppi di Azione Patriottica e Sergio Cermeli. [Dall’introduzione di Davide Rossi]

copertina libro cermeliGAP: il sacrificio e il sogno
di una manciata di giovani triestini
di Davide Rossi
Direttore Centro Studi “Anna Seghers” – Milano

Questo libro, nella sua documentata scorrevolezza, è un contributo
fondamentale per far conoscere, a tutte e tutti, ma in particolare ai
giovani, una pagina importante della Resistenza a Trieste/Trst, quella
promossa dei GAP cittadini, ovvero i Gruppi di Azione Patriottica che
hanno assolto, con enormi sacrifici, al compito di mantenere viva la speranza tra gli antifascisti della città e di riannodarla tra i più dubbiosi e
impauriti. Ragazze e ragazzi incuranti di “esporre i loro corpi esili e fragili
lungo tutto il tempo del terrore”, come ha scritto anni dopo Anna Seghers
in onore di quella generazione che, a sprezzo del pericolo, ha ritenuto
necessario gettare il cuore oltre l’ostacolo e la paura dietro le spalle, per
dare all’Europa una possibilità di riscatto dalla barbarie assassina del
nazifascismo e guardare con speranza e dignità a quel domani che è il
nostro presente, anche se troppo spesso ne dimentichiamo le radici.
È questo un libro che senza nulla togliere alla secolare, austroungarica
e mitteleuropea Triest, ci ricorda quanto sia Trieste/Trst, luogo di
incontro di storie e culture, da sempre italiana e slovena, con buona
pace degli interessati inventori di una città monoidentitaria che mai è
esistita, nel presente, come nel passato. Questo certo non nega quanto
sia città di passioni forti come il vento, splendenti come il cielo e il
mare, come direbbe Umberto Saba, oscure come i più reconditi meandri
della coscienza, psicologicamente e psicoanaliticamente svelati nel
corso dello stesso secolo che ha visto susseguirsi in città cambiamenti,
entusiasmi, paure, sogni, speranze e disillusioni.
Trieste/Trst è oggi città italiana e slovena e ieri più di oggi anche
proletaria e borghese, fascista e comunista.
Per altro una città in cui, dopo il passaggio dall’Italia al Reich, perché
Mussolini la cede nel ’43 a Hitler, anche se molti fingono di non
ricordarlo, l’impegno per la cacciata dei nazifascisti muta radicalmente
di senso e significato, non sarà più, come nel resto d’Italia, una semplice lotta di Liberazione volta a instaurare successivamente una democrazia pluralistico-borghese, ma la prima tappa nella costruzione del socialismo.
Certo questo era anche l’orizzonte politico e culturale di molti
socialisti e comunisti di tante altre regioni del nord, del centro e del
sud della penisola, ma nella regione giuliana acquista un significato e
una valenza particolare e più forte, anche perché si lotta insieme, senza
vincoli e distinzioni di nazionalità, italiani, sloveni ed anche croati,
uniti in ragione di quell’internazionalismo che affratella e che ha nel
progetto socialista promosso da Tito un esempio concreto del percorso
da intraprendere.
È singolare come le vicende dell’immediato dopoguerra vengano
oramai da più di un decennio stravolte da una costante falsificazione
del recente passato in terra giuliana, attraverso cui si cercano di far passare
i fascisti e i nazisti giuliani come perseguitati in ragione della loro
italianità, dimenticando per di più le discriminazioni quotidiane perpetrate
contro gli sloveni, gli sloveni condannati dai tribunali speciali
fascisti, gli sloveni morti e torturati in una lunga striscia di sangue di
un oltre un quarto di secolo, per non dire dei preti sloveni arrestati solo
per aver detto qualche parola nella loro lingua, anche se di sentimenti
non ostili al fascismo.
Umberto Saba ripeteva spesso che purtroppo gli italiani non capivano
nulla di Trieste/Trst e che probabilmente avrebbero continuato a
non capire la città. Anche Sergio Mauri, con molte ragioni, sottolinea
come l’assoluta particolarità della storia di Trieste/Trst sia incomprensibile alla maggioranza degli italiani, finanche di molti storici, che ne derubricano le specificità riducendole ad anomalie, a episodi marginali, quasi si trattasse di un periferico guazzabuglio di una irrilevante terra di frontiera.
Finisce così per non capirsi l’accordo siglato a Milano nell’estate del
’44 tra CLNAI, il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia
e l’OF, ovvero l’Osvobodilna Fronta, il Fronte di Liberazione sloveno
e come questo accordo sia accolto con entusiasmo da una parte della
Resistenza cittadina e respinto da quel pezzo di CLN che teme la collaborazione “con gli slavi”, un razzismo che cela una paura di classe,
la paura del socialismo. Tanto che il CLN di Trieste/Trst si scioglie,
si rifonda, esclude i comunisti e rompe tutti i rapporti, che avrebbero
dovuto essere obbligatori, con il CLNAI, rendendosi irrilevante nella
battaglia per la liberazione della città.

È questo libro il racconto di Trieste/Trst, letta nei prodromi precedenti
e nelle vicende conseguenti che hanno portato una manciata di
giovani, come Sergio Cermeli, ad animare la Resistenza cittadina, in
nome di valori grandi e profondi che si chiamano giustizia, uguaglianza
e libertà. Valori che, in quel tempo, bestiale come la Risiera di San
Sabba e meraviglioso come i sogni che quelle ragazze e quei ragazzi si
portavano in cuore, si riconoscevano in rosse bandiere.

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