Immigrazione, salari, costo del lavoro.

800px-Watching_cricketSul fenomeno dell’immigrazione c’è parecchia confusione in tutti noi e la leggerezza e il cinismo con cui le forze politiche si spartiscono il mercato delle opinioni sull’argomento mi ha fatto fare qualche ricerca.
Intanto mi sono accorto che l’immigrato medio che ci viene descritto come povero e islamico non corrisponde a realtà: bisogna distinguere. La maggioranza degli immigrati non ha mezzi finanziari sufficienti per sopravvivere nei paesi d’origine, e viene in italia per migliorare la propria condizione. Ma c’è una minoranza non esigua che i mezzi li ha e nel nostro paese fa l’immigrato “di lusso”. Manda i figli all’università, aspira e realizza il sogno di una promozione sociale secondo degli schemi già visti in passato. Ha una collocazione sociale medio-alta. L’altro cliché sull’immigrato di religione islamica è da sfatare perché i musulmani, tra gli immigrati, sono si e no un terzo.
E allora? C’è da dire che i cliché vengono creati dal nostro sistema informativo che per “vendere” meglio le notizie, dà loro un taglio scandalistico e gridato. Quindi è il musulmano che fa più notizia e i disgraziati di via Anelli o di altrove: è logico. Non si venderebbero altrettanto bene le notizie di una famiglia che si fa gli affari suoi, non si prostituisce, lavora.
Quindi, nel mondo degli immigrati ci sono evidenti stratificazioni sociali che vengono negate ogni qualvolta si cerca di parlare seriamente del fenomeno. A dire il vero, e sarà argomento dei prossimi giorni, non si dovrebbe nemmeno parlare di fenomeno, poiché l’immigrazione è una condizione strutturale.
Di conseguenza, a questo gioco si appiattiscono tutte le forze politiche: perché è più facile parlare dei casi isolati o estremi che non di cinque milioni di persone coi propri bisogni, necessità, storie, motivazioni…sia in negativo che in positivo. E, di conseguenza, è più facile parlare degli immigrati come dei poveri diavoli da aiutare in tutti i casi o come dei nemici che creano degrado sociale di cui liberarci in tutti i modi. Ed è anche facile parlare di integrazione come (non) sta facendo il governo e, con questa parola magica, coprire gli interessi e le reali necessità che queste persone possono avere. Interessi e necessità che dovrebbero essere il nostro principale argomento politico come italiani, visto l’uso ricattatorio fatto finora dal grande capitale, con la questione degli immigrati, per abbassare il costo del lavoro generale.

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