Porzùs e le pericolose amicizie della “Osoppo”. Per ristabilire fatti e verità storiche.

Borci_kozjanskega_bataljonaLa morte del partigiano garibaldino Padoan diede la stura ad alcuni servizi giornalistici e televisivi falsificatori e di pessimo gusto. In questi servizi, che non esito a definire privi di qualsiasi onestà e professionalità, si sono cancellati i fatti e i contesti storici, mentre si travisano le poche informazioni che rimangono.
Diciamolo subito e a scanso di equivoci: i fatti di guerra di Porzùs avvennero in ottemperanza all’accusa di osteggiare la politica di alleanza della Resistenza italiana con la Resistenza jugoslava di Tito e di trattare con i tedeschi (cioè i nazisti) e con i fascisti della X Mas di Borghese. Ricordate, inoltre, che all’interno della Divisione Osoppo, da cui dipendeva anche la brigata Osoppo-Friuli, vi erano personaggi come Giuliano Dell’Antonio (nome di battaglia “Guidi”) noto per essere un “gladiatore”, nonché un faccendiere anticomunista in contatto con membri della X Mas e della Guardia Civica (corpo collaborazionista) e della Marina Repubblicana. Agendo in questo modo le formazioni Osoppo ricaddero sotto l’ordinanza del Comando Volontari della Libertà che a livello di direzione Nord Italia nell’ottobre 1944 qualificavano di “tradimento” – e questo in tempo di guerra equivale alla fucilazione – ogni trattativa con il nemico (direttiva ripresa dal CVL del Triveneto nel novembre 1944).  Detto questo, che viene abilmente omesso dagli organi di informazione oligarchici di questo paese, procediamo e facciamo chiarezza. I fatti si svolgono nel Friuli orientale che è divenuto territorio annesso al Reich hitleriano, dopo i fatti dell’8 settembre. Le zone di cui parliamo sono sotto il controllo e considerate parte dello Stato nazista e soggette alle sue leggi di guerra. Stiamo parlando più precisamente dell’Adriatische Kunstenland-Litorale Adriatico: ora, questa ex parte del territorio del regno d’Italia ed anteriormente ex parte dell’Impero Absburgico in precedenza alla “redenzione” del 1918, non è più Italia: è Germania nazista! In queste zone operano non solo i reparti della Wehrmacht e della SS per estirpare definitivamente la Resistenza partigiana e il “problema ebraico” , ma, addirittura, i reparti dell’Einsatz-Kommando “Reinhard”; quelli che hanno organizzato lo sterminio di 2,5 milioni di ebrei polacchi. Gli “esperti” dell’Einsatz Kommando (92 in totale non solo tedeschi ma anche ucraini) dispiegano la propria azione istituendo 3 uffici: a Udine a Trieste e a Fiume/Rijeka. A Trieste, come “titolo di merito” viene eretto un campo di concentramento e sterminio “in miniatura”, ma estremamente efficace. Esso deve servire ad eliminare i partigiani e gli antifascisti dei centri urbani e allo stesso tempo i partigiani rastrellati durante le azioni di guerra e, inoltre, come campo di passaggio per ebrei e politici, verso Auschwitz, Dachau, Belsen…. Si tratta della “Risiera di San Sabba”. La Resistenza, in queste zone, è precoce, a causa del ventennio che ha visto l’attacco frontale del fascismo ai comunisti e agli slavi (spesso parliamo delle stesse persone) che da lungo tempo risiedevano in queste aree nazionalmente miste. Dalla snazionalizzazione violenta dell’elemento sloveno e croato alle torture e al massacro dei comunisti e delle loro strutture politiche, passando per l’esproprio delle associazioni e attività economiche slovene e croate, il fascismo semina terrore, odio e violenza. E’ inutile sottolineare che qui a reagire, con tutti i limiti imposti dal totalitarismo fascista, sono i comunisti italiani e i comunisti e nazionalisti di sinistra sloveni e croati.  Sono essi a promuovere la Resistenza in città e in montagna, in stretto coordinamento che diverrà sempre più forte quanto più ci si avvicinerà alla fine della guerra. Mentre gli altri “antifascisti” non faranno alcunché di paragonabile a ciò che sta facendo la Resistenza dei comunisti italiani e dell’ Osvobodilna Fronta-Fronte di Liberazione sloveno. Anzi, occuperanno molto del loro tempo a trattare con gli angloamericani (oltre che con i nazifascisti) in chiave di una futura lotta anticomunista.Ognuno può espreminere le proprie preferenze od inclinazioni politiche, quindi, ci mancherebbe. Ma partendo dai fatti. La posta in gioco è purtroppo quella della cancellazione della memoria storica, della Resistenza e della guerra di liberazione nazionale che noi italiani, al pari degli jugoslavi, abbiamo affrontato contro il nazifascismo. Guerra di liberazione che, da noi, ha ridato verginità ad una classe dominante completamente sputtanata sia all’interno che all’estero. Non dimentichiamolo.

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