Questioni al chiuso di una stanza.

459px-DepressionAlberto è un uomo serioso, con un profilo da figlio della sponda balcanica del Mediterraneo. Egli potrebbe esser greco o slavo, al pari che italiano. E’ un uomo non pago delle risposte che altri hanno confezionato, come nella sua vita lavorativa. Ma si sa: primum vivere. Paga, come tutti noi che lo leggiamo, un prezzo per un ruolo non suo: perché un uomo non ha ruoli, ma li indossa come dei vestiti simbolici lungo tutta la sua esistenza, per dimetterli al momento della morte. La morte è liberazione. Se l’uomo fosse immortale tutta la gabbia che lo circonda e blandisce crollerebbe, si dissolverebbe nel nulla.

Egli si pone delle domande; deve compiere delle scelte. E’ seduto in un appartamento su di una sedia d’ufficio. La luce artificiale illumina il suo mondo e il suo immobile. Ha la barba lunga ma solo per pigrizia: solo il suo pensiero non è pigro ma instancabile. Si sta già rispondendo; una voce (la sua coscienza o Dio) lo sta soddisfacendo ti tutte le incertezze di qualche ora fa.

Ebbene no: l’uomo non è “naturalmente” migliore dell’animale: lo diventa per autoinduzione. Per esempio grazie al primo grande miglioramento della sua esistenza cosciente: la religione. Essa è l’oggetto delle sue tante domande. L’essere umano è “naturalmente” bestiale. E di una bestialità la più perversa che la cultura abbia costruito. Che cosa c’è di divino nell’uomo, si chiede Alberto? Nulla, assolutamente nulla! Dalla sua fisiologia al suo modo di vivere, nulla. Solo banalità, bisogni elementari, infinitamente mediati dal nostro mondo tecnologico dalla cultura ormai frastagliata e carente di grandezza.

Per noi che ci chiamiamo Uomo, riflette Alberto mentre il suo tempo passa anche in quella stanza dalla calma forzata, la religione è scelta attiva. Non può essere un passivo subire. Al pari di un’altra esperienza dello spirito come l’ateismo. E’ la scelta consapevole ma anche emotiva, di un ordine di pensiero e di simboli in cui vivere. L’uomo sceglie o non è. O meglio: è ciò che altri lo fanno essere. Ma anche questo significa essere. Il Cristianesimo fa accettare all’uomo il suo destino; non lo contrasta; non prova ad emendarlo. Il Cristianesimo è qui per salvarci: non per farci fare la rivoluzione o giudicarci. La rivoluzione l’ha già fatta Cristo per noi e i suoi apostoli successivamente hanno fatto vivere il messaggio, il grande fatto storico per tutti noi, nel tempo. La conversione è quello che ci salva. La conversione ai valori, all’etica cristiana, ci fa diventare uomini e ci salva ad un tempo.

Nella testa di Alberto si insinua un ragionamento. Il sovvertimento dei valori per opera di Cristo che hanno lasciato un così grande solco nella nostra anima e nella nostra coscienza ci sono stati da Lui regalati: noi non abbiamo fatto alcuno sforzo paragonabile al suo per meritarli. Lui è il figlio di Dio: solo il figlio di Dio può fare questo; può scegliere di farlo e sopportarne la responsabilità. Noi ne siamo tagliati fuori. Sebbene figli di Dio pure noi e fratelli tra di noi. Ma fuori da quel contesto da Cristo scelto e attraverso quella scelta, trasmesso come valore a tutto l’umano genere. E’ quindi nostra potenzialità il diventare eredi di Cristo e in Cristo. E’ latenza perenne e potenza “divina” dell’Uomo. Ecco l’inizio della nostra diversità; la possibilità di elevarci sopra il nulla dell’acquiescenza più incosciente e perciò bestiale. L’animale subisce il mondo, l’uomo può modificarlo, addirittura migliorarlo.

Lo sta distruggendo.

Alberto sa che non si deve lasciare il campo libero alla sola ragione: l’uomo deve conoscere il proprio irrazionale per poterlo gestire.

Ora legge una rivista in cui scopre quanto il Cristianesimo sia, in verità, conformista: il suo spirito accetta ciò che è dato. Tutt’al più si vuole modificarlo ma non operando attivamente. Puntando, al contrario, sulla forza morale, sulla persuasione interiore che – a questo punto – leggiamo come verità che collima con la realtà. In opposizione alla falsità della vita vista come prosaicità, retorica. Ma anche qui Alberto scopre quello che lui definisce un sofisma: la distinzione categorica tra vari piani della realtà (spirituale e materiale). E’ una distinzione tipica della nostra cultura. Lui non è più tanto convinto che la giusta interpretazione dei fenomeni sia questa: soprattutto sul piano del giudizio di valore. E questo lo pensa, nonostante anch’egli sia figlio di questa cultura occidentale. Resta, però, da capire come, ad un certo livello di sviluppo socio-economico, siano comparse queste distinzioni come unico modello filosofico. O, meglio ancora: come mai il sistema di valori conseguentemente dominante abbia proprio questa impronta.

Si avvicinano le feste di Natale. Cosa si festeggia a Natale? La nascita di Gesù, colui sulla cui esperienza in terra si fonda la nostra religione. Alberto sta passeggiando lungo le vie della città piena di festoni e luci in preparazione del prossimo Natale. Egli guarda attentamente quello che succede intorno a lui: le frotte di acquirenti, il traffico caotico, i negozi pieni di gente, i bambini incuriositi dai babbi natale. Alberto cerca Gesù; lo cerca in quelle strade, in quei negozi, tra le facce di quel popolo che cerca un presente per le persone che ama. Non riesce a capire se c’è Gesù da qualche parte lì intorno; non c’è alcunchè che lo faccia convincere della presenza di Cristo. Ad un certo punto Alberto si ritrova a chiedere ai passanti dove sia Gesù: quasi tutti lo evitano rispondendogli con un sorriso ipocrita; pochi altri gli dicono di andare a cercarlo in un presepe di qualche Chiesa lì vicina. Alberto non dispera, entra in un negozio e chiede con prepotenza dove sia Gesù. Il proprietario inizialmente non lo degna di risposta, poi lo caccia in malomodo dal proprio negozio. Alberto non demorde, irrompe in una Chiesa al momento dei Vespri e urla il suo disappunto: i presenti rimangono inorriditi! Ferma dei passanti; li subissa con delle ripetitive e martellanti domande. Nessuno di loro ha voglia di rispondere; qualcun altro non sa che dire. Alberto comincia allora a girare vorticosamente su se stesso, come se stesse cercando di vedere qualcosa: all’improvviso scappa a tutta velocità scomparendo dietro gli angoli delle case.

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