Sarzana 1921 e Vincenzo Trani.

800px-Targa_fatti_di_SarzanaIl 17 luglio 1921 Sarzana è al centro di uno degli episodi più emblematici degli anni dell’ascesa del fascismo: una spedizione squadrista proveniente da Avenza, capeggiata da Renato Ricci (futuro comandante della GNR nella Repubblica Sociale), ingaggia un conflitto a fuoco con un gruppo di Arditi del Popolo; i carabinieri, intervenuti, arrestano 11 fascisti, compreso Ricci. Il 21 luglio, per liberare i loro camerati, giungono a Sarzana 500-600 squadristi, capeggiati da Dumini (passerà alla storia per l’omicida di Matteotti); ingaggiata una sparatoria, 5 fascisti rimangono uccisi, mentre gli altri si danno ad una fuga disordinata nei campi, incalzati dalla popolazione e dagli Arditi del Popolo. Il bilancio, alla fine, è di 18 morti e 30 feriti.

Il libro di Luigi M. Faccini Un poliziotto perbene è incentrato sulla figura di Vincenzo Trani, ispettore generale di P.S. inviato a Sarzana dal Presidente del Consiglio Ivanoe Bonomi in seguito ai fatti. Trani, uomo fedele allo Stato di diritto, appura che a sparare per primi furono i fascisti.Nella prima e unica occasione in cui le forze dell’ordine si muovono apertamente contro la violenza e la brutalità dello squadrismo, Trani interpreta il ruolo dell’uomo – non certo di sinistra – che perde reputazione e carriera ponendosi nel difficile ruolo di “ago della bilancia” tra le forze schierate: da un lato la difficile e labile convivenza tra socialisti e comunisti alla base delle organizzazioni; dall’altro le camicie nere inferocite dallo smacco subito; nel mezzo la popolazione di Sarzana, amministrata dai socialisti, reduce da mesi di violenze perpetrate in tutta la Lunigiana. Nel quadro di una situazione governativa delicata e dominata dall’ambiguità.
A Trani Faccini dedica anche un film, Nella città perduta di Sarzana (cast: Riccardo Cucciola, Bruno Corazzari, Franco Graziosi). L’aggettivo “perduta” del titolo allude alla tesi di fondo: la città che Mussolini definiva tale in quanto ormai dominata dai socialisti rappresenta in realtà un’occasione perduta per la democrazia italiana e, in particolare, per la sinistra: il 23 luglio 1921, due giorni dopo i fatti, i socialisti votano contro il programma di Bonomi che ottiene egualmente la maggioranza con i voti della destra; il 3 agosto il Partito socialista stipula con quello fascista un patto di pacificazione che, in pratica, lascia la sinistra italiana in balia del fascismo armato.

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