Fermarsi sulla soglia.

Flickr_-_Ion_Chibzii_-_'Findings-out_of_relations'_(youth_of_60th_years)“L’amore è una magnifica ossessione; una meta da raggiungere; uno stato sublime da meritare; una grazia da guadagnare; una completezza da alimentare. È come l’aria che permette al fuoco di ardere; è l’elemento di combustione dei sentimenti umani. È l’energia creatrice che esorta ogni impulso vitale” – snocciolava Elsa. Quello di cui era sicura era che la sua vita attuale era migliore di quella passata, improntata alla mancanza di ogni passione.

Per questa ragione era come rinascere, ricominciare un percorso, poter giocare una seconda volta la partita fondamentale. Quella della vita. Si sentiva di nuovo bambina. Aveva voglia di correre per le strade o per i campi e di sentire il vento che le scorreva sulle guance. O di importunare con canzonatoria malizia gli adulti che incontrava, finendo col far loro perdere la pazienza e ricevere in cambio nervosi rimbrotti. Ora, tutto questo, l’avrebbe fatto assieme al suo lui, come sempre e per sempre al suo fianco.

A questi pensieri le si bagnavano gli occhi per la commozione. Pensava alla fortuna che aveva avuto ad incontrare Salvo, un uomo di due anni più grande di lei, una persona piena di voglia d’amare, con uno spirito d’artista. Un uomo che la riempiva di attenzioni e impegnava tutta la propria irrequieta fantasia nello scriverle innumerevoli poesie.

Ma proprio all’apice, si sa, i dubbi si moltiplicano: sarebbe sempre stato così? Qualche problema, anche se di poco conto, c’era già stato. Elsa si arrovellava il cervello con questi pensieri, mettendo a repentaglio la propria tranquillità quotidiana. Doveva farsene una ragione: in un mondo come quello attuale che non ammetteva sofferenze e problemi, lei avrebbe dovuto accettare di convivere con quella sottile angoscia che quei pensieri le causavano. Era innaturale, oltre che impossibile, tentare di isolarsi dai problemi, sterilizzando tutto ciò che le girava attorno. Doveva sforzarsi di capire che, anche il dolore nelle sue molteplici forme ed intensità, era parte integrante della vita.

Capendo questo sarebbe stata in linea con le sue scelte di sempre; ancora una volta controcorrente. Pensò, in un lampo di rinnovata coscienza, di essere un’anticonformista coerente.

Qualche problema, però, c’era già stato. La tranquillità era svanita dall’ultimo litigio con Salvo. Da quel giorno sembrava che il sereno fosse stato stabilmente sostituito dalle cupe nubi di un’area depressionaria.

Lo stillicidio di cattivi pensieri le appariva, sempre più chiaramente, come una pioggia maligna che le intaccava la pelle, le inibiva i movimenti, penetrava fino in fondo le ossa, inondandola di un fatalistico senso di debolezza e di dolente impotenza.

Ma la sua forza d’animo stava gradualmente costruendosi una corazza contro la quale tutti questi veleni sarebbero scivolati via come leggere gocce di pioggia.

Era l’unico modo di sopravvivere in attesa di momenti più propizi.

Non vedeva Salvo da giorni, ormai; e nemmeno lo sentiva!

Un altro dubbio l’assalì.Nulla sarebbe stato più come prima. Forse lui la stava già dimenticando. Ma no; non era possibile dimenticare in pochi giorni una persona che si era amata. Lui non l’aveva amata, forse?! Stava rischiando la paranoia.

I ragionamenti che faceva seguivano ormai meccanicamente tutti i violenti saliscendi dei suoi stati d’animo, prigioniera di un’emotività fin troppo viva. Stava da sola in casa aspettando un cenno da Salvo.

Si poteva litigare, avere dei dissidi, ma c’era sempre il mezzo per riprendersi. L’importante era non oltrepassare la soglia. Il punto di non ritorno. Si poteva anche cedere alla collera ma l’essenziale era la capacità di far marcia indietro, tornare sui propri passi, ricomporre il rapporto.

Elsa si aspettava questo. Sapeva che un rapporto poteva durare solo se si fosse riusciti a fare sempre quella marcia indietro, prima che la soglia fosse stata oltrepassata.

Era sola nella stanza. Lei e il telefono. Un mare di pensieri le scorreva attraverso il cervello. Fissava il muro davanti a sé. La stanza era carica di un silenzio irreale; il telefono la guardava muto.

Nulla si muoveva, nulla faceva rumore. Sembrava di essere sospesi nel tempo e nello spazio.

Improvvisamente il telefono squillò. Squillò così forte che Elsa ebbe un violento soprassalto a causa della sorpresa. Salvo, dunque, non aveva oltrepassato la soglia ed era felicissima di questo.

Afferrò il ricevitore. Salvo iniziò a parlarle scusandosi per la litigata.

Elsa era talmente contenta di ciò che stava vivendo che il suo ampio sorriso si tramutò in un pianto singhiozzante al colmo della sua gioia.

La soglia non era stata superata….

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