Domande sull’identità linguistica.

Qualche tempo fa ho già scritto sulla questione dell”identità. E’ una questione tipica per un triestino come me. In queste terre, le generazioni passate ( e presenti ) ci si sono rotte la testa, su questo tema. Oggi voglio integrare quanto scritto, citando e commentando Noam Chomsky, linguista statunitense, su quel fondamentale e particolare aspetto dell’identità personale, che è la lingua. Molto spesso, e per molte culture e popoli, la lingua rappresenta la vera identità, quella che è stata raggiunta a caro prezzo, con la difesa di ogni sillaba ed opera letteraria, proteggendola con tutto l’amore possibile dalla distruzione. Penso, a tal proposito, proprio alla lingua slovena, che da questo punto di vista ha una lunga storia di resistenza letteraria a qualsiasi tipo di esporpriazione ed assimilazione. Chomsky sostiene, nei suoi studi, che

l’acquisizione di una lingua può essere spiegata solo postulando l’esistenza di una facoltà mentale altamente specializzata e innata. Sarebbe altrimenti un mistero come i bambini possano imparare a parlare. Visto che ogni lingua naturale é una struttura molto complessa e il bambino riesce ad impadronirsene rapidamente e con facilità sulla base di dati scarsi e frammentari, possiamo spiegarlo col fatto col fatto che tutte le lingue abbiano una struttura in gran parte comune e che essa, che rispecchia un modo innato di funzionare della facoltà del linguaggio, debba essere appresa dal bambino […] essa é parte del bagaglio genetico della specie umana.

Sotto questo aspetto, il problema della lingua assume delle forme diverse da quelle proposte di solito. Assolutamente non drammatico rispetto all’uso politico, quindi nazionalistico, che ne fanno le classi dominanti. Non è forse vero, infatti, che il problema culturale e, quindi linguistico, nasce con la rivendicazione nazionale nel mondo moderno? Non è forse corretto pensare che la questione della sopravvivenza (ma anche competizione e scontro) delle culture (in quanto tali non monolitiche) e delle lingue sia da risolvere, disinnescandola, all’interno della modernità stessa? E, possiamo affermare che l’identità linguistica sia importante e vada salvaguardata in quanto espressione dell’umano, ma depoliticizzata? Penso in particolare alle questioni dei Baschi piuttosto che dei Fiamminghi, dei Catalani piuttosto che dei Valloni, e via discorrendo.

Vorrei, perciò, esprimere la mia opinione su questo fatto. Io sono d’accordo con la salvaguardia di tutte le lingue e le culture che arricchiscono il mondo in cui viviamo, ma mi batterò contro coloro che intendessero far leva sulla propria identità linguistica per escludere chi ne ha una diversa o per costruire steccati comunitari al fine di circoscrivere l’accesso ai servizi o ai diritti sociali, come di fatto avviene in certe regioni d’Italia o d’Europa. Gli oppressi non devono diventare oppressori. Devono liberare, assieme agli altri, tutti noi.

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