In che cosa sbagliano (di solito) i giovani artisti emergenti?

800px-Grey_Organisation_Brandenburg_GateMi azzardo ad affrontare questo argomento proprio perché di artisti – soprattutto pittori e musicisti – ne ho conosciuti e frequentati parecchi. La domanda che titola questo articolo l’ho sentita fare e me la sono posta da solo, innumerevoli volte. Io credo di poter dare una risposta al quesito e sono convinto che gli artisti dovrebbero tenerne assolutamente conto. Solo una premessa. Gli artisti non sono diversi da altre categorie umane della nostra società, e le loro facoltà non sono dissimili da quelle di qualunque altra persona normodotata. Tuttavia, quello che li distingue è il piacere di fare arte, l’essere gratificati dal piacere estetico e dalla socialità che le funzionalità espressive che mettono in campo possono regalare loro.

Detto questo, l’errore di ogni artista emergente sta proprio nell’individualismo ed egoismo personali esasperati. L’unico modo – infatti – per avere successo è quello di associarsi, fare gruppo con gli altri artisti, lasciandosi dietro le spalle invidie, inimicizie, sospetti. Fondare gruppi, associazioni artistiche basate sugli stili e sensibilità in essi predominanti, mettere in comune lavoro e denaro per strutturarsi al fine di far sentire la propria voce. L’alternativa a tutto ciò è l’emersione di una persona spregiudicata su 100mila artisti.

2 Comments

  1. Ma dovremmo, prima di tutto definire meglio che cosa intendiamo per talento, possibilità e distinzione. Damien Hirst ha talento, visto che ha avuto una possibilità e si è “distinto”?

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