L’uomo senza futuro. Per un manifesto neoromantico.

Dell’anarco-romanticismo.

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Non so cosa voglio ma solo come prenderlo”

Johnny Rotten

Massimiliano è un uomo di 32 anni. E’ fidanzato, non è mai stato sposato in precedenza. Non ha figli. Per la sua generazione è un ragazzo; un “eterno ragazzo”. Con annessi e connessi.

Fa l’operaio in un azienda di servizi. Si sa; più che in un’economia a terziario avanzato, egli si muove nel “quaternario”,

Sul lavoro è accettato, ma indossa una maschera per sopravvivere. Non può esprimersi liberamente, come desidererebbe, al 100%. D’altronde ha bisogno di lavorare e non ha alcuna intenzione di trasformare il proprio posto di lavoro in un campo di battaglia.

Nella vita privata tutto procede “senza infamia e senza lode”; ha degli amici, con la fidanzata c’è ancora passione, sicuramente un grande affetto. Non si sente di poter fare proprie le idee della maggioranza dei suoi contemporanei che considera – per lo più – dei conformisti. Della libertà, come lui la vive (o come è costretto a viverla) non sa che farsene. Gli sembra una grande balla. Non è propriamente questo tipo di libertà che gli interessa o lo affascina. Piuttosto vuole dare un senso alla propria vita. E il non poterlo fare gli sembra una grave restrizione della sua libertà. Lo sente come un limite esistenziale. Insopportabile.

Cosa cerca veramente?

Solo di sentirsi gratificato, protagonista della propria vita, costruttore del proprio destino. Qualsiasi cosa gli possa far credere di andare in quella direzione, può apparirgli interessante. Giunto a questo punto, ogni svolta, purché sia radicale, gli sembra valida. Non ha grossi riferimenti politici. E’ disilluso. Non ha speranze, passioni così forti da farlo stare tranquillo con se stesso e al suo posto.

C’è qualcosa, un disagio esistenziale, che lo fa essere alla continua ricerca di una svolta che gli dia la certezza di essere ancora vivo, di poter ancora interagire col mondo in cui è immerso. Talvolta, non si sente compreso pienamente neanche dalla fidanzata.

Una domanda rimbalza nella coppia: matrimonio si, matrimonio no?

Nemmeno lei è convinta che la soluzione sia il matrimonio. La loro è una generazione che non è in grado (e non unicamente per pusillanimità) di fare scelte radicali, forti, sicure. Sono come immersi in un liquido amniotico bloccante.

Tutt’e due lavorano.

Anche lei è un’operaia, sebbene in un’altra azienda.

Ad un certo punto gli si presenta l’occasione di mettersi in proprio, con un amico. L’occasione per gratificarsi e “far vedere chi è”, finalmente è arrivata.

Passano i mesi. Dopo aver lasciato il lavoro, si ricicla nella nuova vita, ma si accorge che non era quello ciò che cercava. Diventa irascibile, nervoso, cominciano i problemi con la ragazza.

Cercava una svolta? Bene, è arrivata, anche se immaginava fosse diversa: comunque essa è tale da metter fine ad un rapporto pluriennale tra due persone. I due si lasciano.

Lui rimane ancora qualche mese a fare il lavoratore autonomo e poi decide di chiudere con la sua città e il suo Paese.

Il suo mondo comincia a crollargli addosso un pezzetto alla volta. E’ il senso di banalità della propria e altrui vita che lo sconvolge e demotiva, una sensazione che, nel profondo condivideva con la ex-ragazza.

Dunque parte. Via, in Costarica a mettere su un bar. Ripartire da zero, riprovare, in sostanza ri-nascere, una sorte di resurrezione possibile per un comune mortale, non per un “figlio di Dio”.

Chiude tutte le pendenze, racimola i contanti e via, destinazione Costarica.

Ecco, questa é la storia di Massimiliano, che poco dopo sei mesi sarà di ritorno in Italia, dopo non aver trovato vermanete ciò che cercava (se stesso) e aver anche rischiato la vita a causa di un’aggressione.

Ma certamente gli rimarrà impressa l’emozione esistenziale di aver tentato di risorgere dalle proprie ceneri, spirituali ed emotive.

Ci avrà provato e avrà perduto. Ma almeno ci avrà provato.

Questa è una storia vera, di un tipo d’uomo più diffuso di quanto si pensi, anche se non dobbiamo generalizzare.

Egli è un nuovo tipo di romantico, a sfondo anarco-individualista (ma lasciamo stare le affinità politiche col passato che sono da ritrovare in senso lato e non stretto): è un anarco-romantico, tipico prodotto della società contemporanea.

2.

In quale momento della storia il romanticismo perenne acquistò coscienza di se stesso e diventò romanticismo storico? Tale momento è la rivoluzione francese”.

Anonimo

Il romanticismo appartiene a pieno titolo alla storia della società capitalistica. Esso è stato e continua ad essere l’espressione ideologica di una parte importante della vita culturale ed emotiva della borghesia e nella misura in cui essa riesce ad informare di se tutto l’ambiente in cui domina, di tutta la società.

E’ tra le file della borghesia che esso nasce, si sviluppa, va in letargo, rinasce e si declina in tutte le formulazioni possibili per una data epoca storica.

Non è casuale, quindi, che abbia avuto e abbia tuttora un uso strumentale reazionario. Comunque affascinante e da scoprire, ogniqualvolta ricompaia.

Sono tre i presupposti del suo manifestarsi; presupposti che si delineano distintamente su 3 piani:

  1. Sociale: espressione di una società scissa, dove essa sia abbandonata alla disgregazione operante del mercato, coperta dalla finzione giuridica della libertà individuale.

  2. Culturale: dove l’individuo atomizzato é solo di fronte all’offerta di risposte ideologiche o sotto-culturali, create dal mercato stesso, onnicomprensivo per definizione.

  3. Emotivo: l’individuo solo e privo di riferimenti, sente la disperazione della sua condizione che esprime in tutte le possibili forme che stanno tra il vittimismo e il titanismo, visti come i due poli di una insanabile e perenne reazione contradditoria.

Questi tre piani convergono a livello esistenziale in un neo-romanticismo che definisco anarco-romantico.

Anche nel mondo contemporaneo – quindi – esistono degli uomini romantici. Questo tipo di romanticismo che essi vivono, è in continuità evolutiva con quello passato ma – al tempo stesso – in discontinuità fenomenica con quello.

E non potrebbe essere diversamente. I tempi sono diversi e l’uomo di oggi è antropologicamente differente.

Il vecchio romanticismo, quello storicizzato cioè sorto dalla storia e dalla coscienza di un’epoca, muove i suoi passi quando esiste ancora una società emanazione dell’illuminismo e, sul piano letterario (per fare un esempio) deve confrontarsi direttamente col classicismo, un modo di interpretare il mondo non più all’altezza dei tempi.

Il classico (l’illuminista) aveva una fede invincibile nella ragione umana. Il romantico, invece, rifiutava il mito razionalistico, non credeva in un progresso inarrestabile, infinito. Dilagarono le tendenze irrazionaliste, persuase che la più vera realtà fosse fuori dalla ragione.

Il mondo, nelle mani della borghesia è cambiato, si sta avviando progressivamente ad una normalizzazione. Non vi è più la necessità di escogitare teorie che pretendano di unificare gli sforzi contro la vecchia società feudale, ormai battuta. E’ – invece – il tempo della rilassatezza, è il momento di dar sfogo ai propri sentimenti, fantasie, emozioni. Sempre con la coscienza – assolutamente piena di aver raggiunto il capolinea nei rapporti sociali ormai stabilizzati, fissati “una volta per tutte”.

Questo non significa (come al contrario succede oggi) che un povero non possa diventare un ricco capitalista. Anzi, la libertà di scalare la piramide sociale c’è ancora. La mobilità sociale c’è. Ma solo in quella direzione. Tutto è interno a quello schema sociale. In alternativa, si dovrebbe strappare l’organizzazione della società dalle mani della borghesia.

Oggi, invece, sappiamo (dati alla mano) che passare da una classe sociale ad un’altra è un compito irrealizzabile. La cristallizzazione dei rapporti di forza tra gli uomini si è realizzata. E definitivamente. Stiamo scrivendo di un tema interno all’ordine costituito, senza teorizzarne perciò la rottura.

Oggi, risposte alternative alla dimensione del capitalismo “inglobante”, capace di riportare tutti I dissensi nell’ambito dell’offerta del libero mercato, non ce ne sono più. Almeno nel breve e medio periodo. Oggi, un uomo/una donna che non riesca ad identificarsi totalmente nelle dinamiche di questo mondo alienante ed obbligato su di un sentiero unico e viva appieno questa contraddizione, non può non sentirsi disperato e impotente. Il suo orizzonte emotivo è immediatamente disperato. Intellettualmente non può non esserci un cortocircuito. Moralmente tutto diventa relativo.

Esistenzialmente egli/ella prova, come tutti noi d’altronde, sulla propria pelle, la sensazione di una formazione sociale coercitiva e perchiò dittatoriale.

Se ciò che vive non gli piace ma non ha alternative (le droghe non lo sono poiché interne alle logiche del sistema) e non c’è alcuna mediazione (spirituale o politica) che gli facciano sublimare la sua frustrazione, non gli rimane che il suicidio o l’accettazione dei feroci diktat sociali esistenti.

In un contesto simile nasce e si sviluppa un tipo di anarco-romanticismo del tutto particolare, oggetto di questa riflessione.

Nato dallo stato dell’essere umano contemporaneo “solo e contro tutti” (romanticismo) e rivendicante, con la propria quotidiana e forse effimera lotta, la propria individualità per ri-valorizzarla e sottrarla alla sistematica svalorizzazione di cui è oggetto (anarchismo).

225px-Heatposter3.

…che vuoi che ti dica Neil:

per me l’azione è tutto”.

Michael Cheritto, Heat

Heat; la sfida. Da pari a pari. Un film che non esito a definire eccezionale e che solo due grandi attori come De Niro e Pacino potevano interpretare così bene, aggiundendovi un insperato valore aggiunto.

Il film è un’ottima griglia interpretativa per enucleare sentimenti e comportamenti tipici del nuovo romanticismo di segno anarchico che rinasce dagli anfratti periferici in cui sono stati relegati i sentimenti e l’emotività umani. E i bisogni.

Vidi il film per la prima volta nel 1997 e, da allora, è diventato il mio film-culto. Il ritmo è incalzante e tutto teso ad evidenziare il passare del tempo con la chiarificatrice costruzione dei caratteri dei due personaggi: volitivo, cosciente di se stesso e del mondo Neil; dedito al dovere, giusto, sensibile e molto calvinista l’ufficiale di polizia Vincent Hanna.

Intorno a Neil, gli altri elementi della della banda: Michael Cheritto (da ricordare per la strabiliante frase “che vuoi che ti dica Neil, per me l’azione è tutto”); Chris Sheerlis, molto dedito alla nabda ed al suo codice d’onore e molto uomo d’azione, una sorta di terzo personaggio protagonista del film. Per ultimo l’ispanico, del quale non viene tracciato un grande quadro identificativo; è un personaggio sicuramente di secondo piano.

Il film da immediatamente un filo conduttore, costruisce l’agire collettivo dei personaggi, ne delinea una grande storia, un grande progetto, divenendo – di conseguenza – non solo credibile ma anche condivisibile.

Neil è stato in carcere (nel film non si vede) dove ha conosciuto parecchia gente tra cui i suoi “soci” attuali; vive organizzando delle rapine ad alto livello; non cerca lo spargimento di sangue (vuole – infatti – uccidere il compare di un singolo colpo, quindi occasionale, perchè reo di aver sparato inutilmente alle guardie, tale Weingro e, nell’ultima, fatale rapina urla ai clienti della banca di non fare sciocchezze perchè loro sono li per i soldi e non per far del male a degli innocenti e che i denari sono garantiti dal governo federale) cerca ancora la donna della sua vita (e la troverà) e vuole cambiare definitivamente vita, scappando lontano coi soldi e con la sua donna.

C’è un programma, quindi, nella testa di Neil ma anche in quella degli altri personaggi. Ed è un programma, quello di Neil, forte e costruttivo: forzare la vita per cambiarla, definitivamente. Neil sa di essere solo, anche con e nonostante la complicità di Sheerlis, Cheritto e compagnia. Neil è pure il “papà” della banda; è paternalisticamente giusto con tutti, soprattutto con Sheerlis, fino al punto di imporre a Charleen – la moglie di Chris – di dare un’altra possibilità al marito di salvare il matrimonio che sta in crisi. Neil sa che i sentimenti forti e stabili sono una base necessaria per costruire qualsiasi cosa. Certi valori emergono: la dignità, l’onore, la lealtà, l’amore. Neil è un uomo d’onore e non ammette doppiezze: infatti ammazzerà tutti quelli che in un modo o nell’altro non saranno stati leali con lui.

Descriverò ora per lo più l’azione di Neil, perché è attraverso di lui che si esplicita la trama.

Neil, dunque, è un uomo solo che tenta di imporsi,attraverso il suo piano di vita, alla realtà circostante. Nel film non c’è alcuna preminenza di valore tra rapinatori e poliziotti; i primi hanno la stessa legittimità ad esserci e ad agire – guadagnata sul campo – dei secondi. Stessa legittimità! Si tratta di un potere contro un altro potere: I due personaggi – Neil e Vincent – si confrontano da pari a pari. Verrà a ripristinare un certo “equilibrio”, astratto e tipicamente ideologico, la morale protestante, tipicamente americana, del finale in cui il cattivo (o il buono che sbaglia) deve comunque morire, mentre il buono (colui che sta dalla parte della Legge e del Potere) deve vivere.

Ma la realtà è molto diversa, lo sappiamo bene.

Neil sa bene che questo mondo è veramente di merda, marcio, schifoso. Non lo nasconde e non vuole farne parte. Non gli appartiene. Per lui e per quelli che stanno con lui le regole sono diverse e le sue “parole hanno un senso”…che non sia solo di questo sporco mondo.

Sa che la morale del brav’uomo contro quella del malvivente non ha storia, è un falso e non gli può interessare. In questo senso – il senso dell’uomo solo contro tutti – e nel suo complesso, possiamo definire questo come un film romantico o più chiaramente, per pensarlo e definirlo meglio in rapporto all’epoca in cui esce, neo-romantico. Non è un mero film d’azione, non è un film facile o corredato da subdoli effetti speciali. Nel panorama offerto dalla cultura cinematografica contemporanea, bisogna riconoscere a Heat la forza di un ideale (anche se declinato solo sul piano personale e individuale) e delle emozioni, vissute nonostante ciò che ci circonda. E’ la storia di una lotta disperata per una vita degna di essere vissuta, un individualistico (ma oggi chi può fare di più?) “assalto al cielo”, per iniziare finalmente a vivere. E’ un film con degli ideali (e delle idee) grazie alla sua capacità di richiamare lo “spleen” romantico. In questo mondo il “mal di vivere” diviene, negli uomini eccezionali, scontro dell’uomo solo contro le forze preponderanti che lo circondano; dell’uomo che vuole tutto ma per un soffio non riesce ad ottenerlo.

E’ un film che ricaccia via tutta la poltiglia descrittiva delle decadenze umane e sociali senza mordente, senza sbocchi e senza epica dei Bigas Luna…per non parlare del cinema italiano!

E’ un film che riesce, aggiornando il linguaggio romantico – trasposto nell’attualità – a farci sperare nella forza delle idee, delle persone e nell’esistenza di snetimenti che tutti i conformisti si premurano di giudicare nel peggiore dei modi e di santificarne l’estinzione. Che dire, perciò, di Charleen che ormai in mano alla Polizia, non tradisce il marito, ma con un cenno convenzionale lo avverte in modo che s’allontani dalla sua abitazione infestata di sbirri? Di una prova coraggiosa d’amore e d’onore e, meglio tutto questo concentrato di virtù che fanno “tirare al massimo” la storia, piuttosto che le storie moscie ed insignificanti. Una vita vissuta al massimo contro una senza direzione e piena di noia, tradimenti, mancanza di valori; si, anche i valori della borghesia non ancora decadente sono oggi un segnale chiaro e forte su cui riflettere anche per capire come siamo arrivati a ciò che stiamo vivendo. E’ una provocazione per gli spiriti conformisti come per quelli anti-conformisti che, in verità, non si distaccano dalla rispettiva fede comune nel presente, “divino oracolo” da vivere o da criticare o entrambe le cose insieme.

Inoltre, come nel romanticismo classico è la coscienza della storia e la nostalgia dei sentimenti vissuti ad assumere un significato universale, usufruibile da chi provasse empatia o coscienza affine.

Neil è perfettamente cosciente della storia propria e del mondo, col suo non voler ritornare in carcere, col suo piano di fuga definitiva verso una nuova, possibile vita…

Che dire della personalità sofferta ma positiva di Vincent Hanna? Come ho già detto, è l’esistenza vista attraverso la lente dell’etica protestante ad essere la chiave di lettura della sua storia. Vincent è un uomo libero dentro, di larghe vedute (è al 3° matrimonio, sposato con una donna divorziata madre di una ragazzina adolescente) dedito al lavoro, incorruttibile anche nella vita quotidiana. Aggiungerei uno spunto critico all’incasellamento ideologico di questa figura: questo ci fa vedere le persone come mezzi di una logica superiore (ultramondana), dove il bene e il male esistono davvero e sono come incastonati nei macigni moralistici di cui è così ingombra la cultura americana. Lo stesso Vincent è uno che agisce e (forse) dopo pensa, uno che, al di la delle apparenze, anche se è sensibile e una sua morale ce l’ha, di domande se ne fa veramente poche e, ciò che più importa, non mette mai in dubbio quello che fa: non fa né critica né autocritica. Insomma, anche lui sembra tanto un automa che agisce in nome di un’entità astratta che si materializza tra gli uomini in relazione fra loro (la società, la morale puritana, lo Stato americano). Non è, quindi, Vincent ad essere il personaggio positivo del film; se vogliamo classificarli (come amano fare gli americani) possiamo farlo così: Neil è l’eroe romantico, il personaggio creativo, il poeta in azione; Vincent è il conformista (all’americana), il personaggio statico, il rappresentante della norma, il carattere prosaico della scena. Nel primo vi è tutta la tensione emotiva della lotta; nel secondo il grigiore di chi deve arginare la vita e uccidere il cambiamento. E’ per questo che non è possibile dare di Neil, ultimo rappresentante dei gangster gentiluomini, che un giudizio positivo; perchè è lui che sa rischiare per un grande progetto, è lui che si gioca tutto in una volta.

Cosa possiamo ancora cogliere nel film che più magistralmente di tutti sa parlare di emozioni ed ideali nel loro reciproco rapporto? Romanticismo, anarchismo, esistenzialismo. Puntualizzerò ciò che prima ho descritto in maniera generale. Romanticismo perché, in questa lotta impari che è concreta, disperata, persino ideologica, si vive lo struggimento dell’atto eroico ed impossibile.

In questo personaggio che si gioca tutto (senza compromessi e senza mai accontentarsi) poiché la contropartita è il nulla, c’è l’ideale romantico dell’uomo solo, incompreso, in lotta col mondo, col suo corollario inevitabile e necessario di fulgido estetismo, dove l’azione è tanto più sensata quanto più è eroica ed irrazionale. Romantico anche perché nostalgico. Nostalgia dovuta alla irrealizzabilità del suo stupendo mondo di coraggio e gloria, forza ed etica ribelle che si infrange contro i colpi sparati dal guardiano del sistema; un sistema che procede attraverso il suo impersonalismo e i suoi infiniti “eseguivo solo degli ordini”, inesorabile a spezzare tutti i sogni di rinascita. Nostalgia che coglie lo spettatore, anche quello più sprovveduto, alla fine dell’epopea di Neil; la sensazione di una bellezza tragica, irrimediabilmente perduta.

Di un eroe vinto che non tornerà più, le cui gesta, assieme a quelle dei suoi compagni, rimarranno un ricordo e soltanto quello. Il senso della vita ritorna solo attraverso l’azione; unica cosa in grado di unire volontà e sentimento, razionalità ed emozioni, in una poderosa sintesi creativa.

Anarchismo; libertà dell’individuo, anche se essa è poca e bistrattata. Libertà di scegliere, costruire, lottare per una vita su cui avere il controllo. Scegliere da che parte stare e per che cosa; costruire una vita fatta di realizzazioni e rapporti umani contro lo schifo imperante e costruirla per se stessi; lottare per difendere se stessi, sapendo che la miglior difesa è l’attacco ad un sistema che nella legalità costituisce la peggiore ipocrisia e il peggior crimine nei confronti di tutta l’umanità.

Esistenzialismo; come ricerca di una dimensione dell’esistenza che abbia un significato. In essa, l’individuo (vero destinatario del livello simbolico del film) associato, attraverso la coscienza del mondo e dei limiti che esso pone all’associazione degli individui stessi, perviene alla persuasione dell’unica azione possibile e – quindi – in definitiva autentica. E’ questo il messaggio e il senso dell’esistenza, anche se può essere differente l’approdo di altri individui. Questo messaggio va nel profondo dei rapporti sociali contemporanei.

Esistenzialismo e rinascita: Neil, attraverso questo processo vuole infine rinascere; scappare e ricostruire la propria vita, cioè nascere per la seconda volta: perciò si è costruito giorno per giorno la possibilità di venire un’altra volta al mondo, per avere un’ulteriore possibilità di vita, avendo conosciuto bene non solo la vita che ha vissuto finora ma la vita in assoluto. Questo film, attraverso le azioni che vi prendono luogo, parla del mondo. Descrivendo l’azione dei protagonisti, in realtà, ci parla della vita e dei suoi simboli universali.

Parliamo ancora di Neil. In lui c’è una struttura morale forte. E’ la sua struttura morale che predomina nel film. L’altra, come ho già detto, è quella della legalità del Potere, interpretata da Vincent.

Quella di Neil è la morale di chi è forte come lo Stato con tutto il suo Potere e le sue Polizie. E’ la morale del “pari a pari”. Si evidenzia in 4 scene:

  1. subito dopo la rapina – all’inizio del film – si ritrovano alla tavola calda; è il caso di eliminare Weingro che ha ucciso per nulla mettendo a repentaglio il destino della banda. La frase chiave è: “darò a questo stronzo tutto quello che gli spetta”.

  2. Neil va da Charleen perchè ritiene giusto che il suo compagno abbia ancora una possibilità di far funzionare il rapporto con lei. Questo mentre scopre che Charleen ha una relazione con un altro. Neil dimostra così di essere un vero capo, di dare valore alla famiglia, ai rapporti d’amore e di saper usare la diplomazia dei sentimenti per costruire relazioni equilibrate nella banda, presupposto per una buona attività. Frase chiave: “la mia parola ha un senso”.

  3. Neil, con la vita ormai salva e in direzione dell’aeroporto, insieme alla sua donna, non si accontenta di esser salvo, vuole compiere un ultimo atto di giustizia che considera di assoluta necessità: uccidere Weingro. Frase chiave: “torno subito, lascio acceso il motore”.

  4. Neil, dopo avere ammazzato Weingro ed essere quasi ritornato in macchina da lei, appena s’accorge della presenza della Polizia si blocca, non saluta nemmeno la sua donna (“fa parte della disciplina”) per non comprometterla e scappa verso la morte. Frase chiave: “visto che non sono ritornato in prigione?”

La categoria del traditore, del disertore, come unica possibile via d’uscita e atto d’eroismo in una società compartimentata e senza alternative.

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