Che c’entra il comunicato del Lago della Duchessa col NIE? Robert Hughes, Gore Vidal e Pino Cacucci sul New Italian Epic.

767px-Photo_wumingLa risposta alla domanda me l’ha data il mio amico purtroppo defunto Robert Hughes, in una seduta medianica durante la quale il suo spirito è venuto a farci visita. Le gambe del tavolo hanno cominciato a tremare e noi con esse, i nostri occhi hanno iniziato a roteare con preoccupata circospezione…et voilà. Una risposta è arrivata:

Il NIE… non aggiunge nulla alle nostre conoscenze; crea solo…. un punto di vista tra i tanti possibili. Perché…. è quello che gli americani definiscono come terapia.

Wow ! E perché non ci avevo pensato prima? Una rivoluzione senza faccia, direi sfacciata! Non mi stanco di chiamare a raccolta gli spiriti e, in particolare, voglio qualche messaggio da parte di Gore Vidal. Eccolo che arriva:

Gli scrittori non vogliono essere solo bravi, vogliono essere grandi. E così non diventano nessuna delle due cose.

Appunto. E Vidal ne sapeva veramente di grandezza letteraria. Peraltro i suoi incipit, le sue architetture letterarie, il suo stile fine e senza remore al tempo stesso, sono stati prima attentamente studiati, poi copiati da apprendisti scrittori dal segno di riconoscimento sempre più raro. Quello dell’intelligenza.

Cacucci è contemporaneo a noi e gli auguro una lunghissima e bellissima vita. Di lui apprezzai molto In ogni caso nessun rimorso che considero ancora un libro di formazione. Anche Pino Cacucci avrebbe qualcosa da chiedere: perché mi avete emarginato dalle liste NIE, nonostante abbia scritto qualcosa di buono in tutti questi anni? …..A dire il vero, Pino non ha sempre scritto cose indiscutibilmente valide, ma ognuno di noi ha degli alti e dei bassi e non andrebbe marginalizzato solo per questo. Altrimenti non vi sarebbero più in giro scrittori degni di nota! Ma parliamo di romanzi storici. Togliamo, almeno parzialmente, il velo d’ignoranza che nasconde il romanzo storico e togliamo il monopolio a chi ne parla troppo e male.

E’ naturale che, in un romanzo storico basato su fatti storici incontestabili di cui si possono avere più o meno riscontri oggettivi, l’autore debba inevitabilmente colmare i vuoti inserendovi ipotesi e congetture varie. Tuttavia, i romanzi di storia non sono dei saggi di storia, perciò, talvolta sorge il dubbio che, romanzare di storia, sia più facile e meno faticoso che non il raccogliere le prove di ciò che si vuol sostenere. Peraltro, c’è una continuità di fondo tra la concezione della storia come romanzo che oggi ritorna in auge, e la romantizzazione del mondo di cui parlava Novalis e di cui i romantici dettero più di un esempio sul piano della ricostruzione fantastica del passato. Ma questa continuità si basa precisamente sulla rimozione dell’idea che ne faceva inizialmente la forza: l’idea, cioè, della verità storica liberata al gioco dell’arte e appunto perciò messa in gioco e interrogata come a teatro. E, tuttavia, il nichilismo contemporaneo, che sembra essere il fronte più avanzato della modernità , innanzitutto nella sua variante “decostruzionista”, resta di fatto completamente all’interno dell’orizzonte romantico.

Dove i f-autori del NIE hanno uno scatto intuitivo che li pone in discontinuità con la deriva nichilista e quindi romantica è proprio quando pongono l’accento sul momento mitopoietico invece che su quello scettico. In ogni caso anche se il romanticismo presenta una sua specifica e rivoluzionaria prospettiva teorica, cade la possibilità di guardare ad esso da un punto di vista tematico e contenutistico. Anche perché la prospettiva è fondata sulla possibilità di teatralizzare ovvero di mettere in scena e più esattamente di sottoporre a trattamento estetico tutti i temi e i contenuti. Temi e contenuti il cui significato stà, essenzialmente, nella melodia profonda che trasmettono, come intonazione della verità.

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