Il ’68 e il ’77 a Palermo.

umberto santinoSi tratta di un opuscolo di Umberto Santino, di poche decine di pagine, ma pieno di informazioni e contenuti politici di grande qualità. È la prova del livello dell’autore, un uomo che ha partecipato in prima persona alla vita politica della capitale siciliana, provando a cambiare il mondo. A cambiarlo veramente, in prima persona.

La biografia dell’uomo, testimone dei fatti di cui scrive, è altrettando interessante dei fatti stessi. È fondatore e direttore del Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo, il primo centro studi sulla mafia e altre forme di ciminalità organizzata sorti in Italia, nel 1977.

Santino è autore di vari saggi tra i quali: L’omicidio mafioso (1989), La borghesia mafiosa (1994), Dalla mafia alle mafie (2006), tanto per citarne alcuni. E di un libro molto interessante che recensirò prossimamente, dal titolo Mafie e globalizzazione.

L’opuscolo sul ’68 e il ’77 palermitani ci illumina lungo un percorso che è storigrafico e al tempo stesso politico, senza tralasciare uno sguardo sociologico in grado di operare una ricognizione efficace sulla particolare composizione sociale della città di Palermo. La capitale siciliana sconta una certa marginalità socio-politica allo scoppio del ’68, una marginalità dovuta in primo luogo al riflusso delle lotte contadine, vero scontro di classe in Sicilia che, col movimento dei Fasci Siciliani, aveva avuto uno dei suoi momenti più alti. Una volta represso e sconfitto quel movimento è difficile porre delle basi per una rinascita politica che, partendo dalla lotta di classe, giunga ad una piena e compiuta elaborazione di alternativa politica.

Tuttavia gli studenti riescono a rappresentare, anche per emulazione, un punto di riferimento per coloro che vogliono darsi la possibilità di una rottura radicale col presente. Rottura che deve, necessariamente, passare attraverso la messa in discussione degli immodificabili sedimenti della società siciliana. Non mancano i contatti con le realtà produttive e quindi operaie della zona che, tuttavia, non saranno prive di contraddizioni, anche a causa della difficoltà di impostare una linea politica e di lotta che fossero coerenti. La lotta politica si espliciterà, allora, su diversi crinali impervi: legalità/illegalità (mafia); scarsezza quantitativa del proletariato/alleanza tra borghesia e sottoproletariato; disgregazione sociale/aggregazione mafiosa. Insomma, compiti difficilissimi per la sinistra palermitana e per i comunisti in particolare.

Un opuscolo che parla anche a noi oggi, in un’Italia in declino, de-industrializzata ed in via di marginalizzazione. Un mondo dove, o saremo capaci di costruire un dialogo con disoccupati, precari ed emarginati, oppure diverremo del tutto inutili politicamente. Questo, probabilmente, l’insegnamento principale ed applicabile a tutto il paese, che possiamo trarre dalla lettura di questo agile testo.

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