La questione del debito nella storia. Un consiglio a Tsipras e compagni.

comune di parigiIl debito è un prodotto del modo di produzione capitalista, ad esso connaturato e solo con la sua fine potrà veramente dissolversi. Nella storia dell’umanità, la prima crisi del debito si è avuta proprio nell’antica Grecia. Vediamo come si è risolta. Cito, allora, Engels e il suo Origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato, nei capitoli “La gens greca” e “La nascita dello Stato ateniense” . Sono delle righe che meritano di esser lette.

Lo sviluppo della forza produttiva sociale e la conseguente attività mercantile dissolse l’antico comunismo gentilizio fino a che una parte dei gentili si costituì in aristocrazia ricca e creditrice della restante parte gentilizia povera e debitrice. In breve tempo i terreni dell’Attica si coprirono di cippi ipotecari, e quelli che ne erano privi lo erano perché già erano stati espropriati dagli aristocratici. Gli antichi compagni gentilizi debitori erano stati resi schiavi e venduti all’estero per pagare i debiti residui. L’antico ordine gentilizio era stato dissolto dal più potente solvente sociale esistente: il denaro. Era necessario creare un nuovo ordine, ed esso fu creato dall’unica potenza che si era prodotta nella società: lo Stato. Serviva una rivoluzione, ed avvenne; ma serviva anche riportare in patria gli schiavi espatriati. Se la costituzione gentilizia non poteva in alcun modo soccorrere il popolo sfruttato, non restava che lo Stato, allora al suo sorgere. [….]

Solone […] inaugurò la serie delle cosiddette rivoluzioni politiche, e precisamente con un attacco alla proprietà. La proprietà dei creditori fu la vittima sacrificata a vantaggio di quella dei debitori.

I debiti vennero semplicemente dichiarati nulli. […] Solone, nelle sue poesie, si gloria di aver rimosso i cippi ipotecari dai fondi indebitati, e di aver fatto rimpatriare le persone vendute o rifugiatesi all’estero per debiti. Solo un’aperta violazione della proprietà rese possibile ciò. Ed infatti, dalla prima all’ultima delle considdette rivoluzioni politiche, esse sono state tutte compiute per difendere un tipo di proprietà da un altro tipo di essa. […] Tant’è vero che da due millenni e mezzo la proprietà privata ha potuto essere mantenuta solo mediante violazione della proprietà.

Tsipras e Varoufakis sono avvertiti: ogni questione del genere è stata risolta politicamente e coercitivamente. Se andiamo avanti nella nostra ricerca, scopriamo che altri casi del genere sono occorsi nella nostra storia. Durante la Rivoluzione francese, ad esempio, i contadini francesi, bypassando i rivoluzionari che stavano discutendo l’indomani della presa della Bastiglia il loro “che fare” politico, assaltarono e bruciarono i catasti e i castelli dell’aristocrazia, incenerendovi anche i titoli di debito. Subito dopo la borghesia rivoluzionaria sancì e legalizzò il nuovo ordine economico e costituzionale così ben espresso dai contadini.

Passiamo ora alla Comune di Parigi, primo esempio di una rivoluzione che vuole eliminare qualunque tipo di proprietà privata. Moltissime misure furono prese dai comunardi in senso socialista, tuttavia, dove fallirono fu proprio nel non essersi imposessati della Banca di Francia. Marx ed Engels li accusarono, a ragione, di non aver avuto il coraggio di andare fino in fondo eliminando tutti i titoli di debito a carico del proletariato. Peraltro la Banca di Francia in mano ai comunardi valeva ben più di 10.000 ostaggi. Avrebbe significato la pressione di tutta la borghesia francese sul governo di Versailles per concludere la pace con la Comune.

Durante la rivoluzione russa, le armate bianche controrivoluzionarie al loro passaggio ristabilivano la proprietà feudale e la legittimità di tutti i debiti, dando così una grande mano ai bolscevichi che invece le avevano abolite entrambe.

I maosti indiani, nepalesi e peruviani, quando entrano nei villaggi liberati per prima cosa bruciano il catasto e i titoli di debito a carico dei contadini. È un linguaggio che i contadini capiscono al volo, anche se non sanno né leggere né scrivere.

L’unica vera arma in mano a Tsipras e Varoufakis è la Banca di Grecia e quindi il debito. Per questo non devono perdere l’occasione di usarla. Nessun sacro rispetto!

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