Breve lezione di sociologia da un uomo della Prima Repubblica.

hammelin, In un’intervista del 30 giugno 2009 per Il Corriere della Sera, Rino Formica, già Ministro delle Finanze e stretto collaboratore di Bettino Craxi, come dire?, uomo di non grandissime frequentazioni, dice la sua sulla decadenza morale e dei costumi italici. L’intervista è interessante, per questo ne parlo, e desistiamo per un attimo dal ricoprirlo di improperi. Secondo Formica in Italia negli ultimi anni, e dal ’68 in particolare, data spartiacque, sono aumentate le “tendenze anarcoidi“. Si sono, inoltre, “rotte del tutto le dighe delle convenzioni sociali“. Questo, “nei campi più vari della società“. E’ interessante che Formica noti come non siano stati gli anni ’80 a far succedere tutto questo. “Negli anni ’80 c’è stata un’accelerazione, non una cesura del percorso“. In realtà “la rottura delle gabbie è iniziata vent’anni prima con i movimenti di liberazione, le proteste studentesche“. Formica non cita le proteste operaie, collocandole giustamente fuori dal percorso di sfascio socio-culturale che abbiamo visto poi. Mette, invece, l’accento sugli aspetti che stanno a lato dello scontro di classe, in un ambito d’opinione, interclassista. Aspetti piccolo-borghesi certamente, come quello di parlare di libertà senza collegarla ai cambiamenti del modo di produzione, tuttavia, è di ulteriore interesse notare come nel ’68 quegli strati di piccola-borghesia fossero orientati a sinistra. Perché? Perché, sul terreno culturale trovavano ancora il marxismo, nelle sue varie declinazioni, e una classe lavoratrice cosciente di sé stessa. Oggi, la piccola-borghesia, nel campo della cultura, non può trovare altro che ideologie destrorse. “La società dal ’68 comincia a lacerare i propri vestiti, che sono le regole che reggono una comunità e che vengono rispettate e accettate. Alla fine del processo, la società è nuda“. Ricordate Pasolini? Secondo Formica, e non posso che essere d’accordo con lui, “la politica, così come la cultura, ha una responsabilità chiara. Una colpa, direi. Si è fatta trovare impreparata. Pensava ad altro e non ha confezionato per tempo dei nuovi vestiti, delle nuove regole, una nuova convenzione con cui rivestire il corpo sociale. Anzi, da vent’anni va di moda un certo dannunzianesimo politico. […] Possiamo parlare di declino e/o degenerazione, ma torno sempre al Pasolini degli “italiani non sono più gli stessi“. Al Pasolini della “mutazione antropologica degli italiani“. Il tema dell’intervista a Formica era l’inchiesta di Bari, quella con i festini, le ragazze, i frizzi e i lazzi. Il livello della classe dirigente, un gruppo di soggetti altamente debosciati e a volte cretini, è questo. Dice Formica: “Ma sono tutti ricattabili. Perché un dirigente che andasse ai festini non lo sarebbe, o un amministratore delegato di una banca sarebbe immune? Se si facesse la mappa dei salotti d’Italia, si scoprirebbe che nella maggior parte si usa droga con scioltezza. Ma questa ricerca non la fa nessuno“. Sulla questione dello scandalo di Bari, Formica vorrebbe vederci chiaro, e si chiede se dietro ci sia veramente un gioco politico o una questione imprenditoriale, se non c’entri Mediaset. Berlusconi, tuttavia, non è una vittima. “[…] lui ha assecondato questa mutazione sociale, anzi ne ha fatto la sua forza contrapponendosi alle vecchie convenzioni. […] Credeva che per cambiare mestiere e fare il politico bastasse cambiare l’oggetto sociale alla sua azienda[…]”. Il successo del personaggio Berlusca è stato possibile “perché il sistema era distrutto. Poi anche i media ci hanno messo del loro[…]” La mia lettura del degrado italiano ha molti punti in comune con quella di Formica. Secondo me il ’68 non è stato solo l’insorgenza operaia, ma la rivolta di pezzi importanti di piccola-borghesia (“gli studenti”) attaccata dalle trasformazioni sociali di quegli anni. Questa richiesta di libertà senza però cambiare i rapporti di produzione e sociali, non poteva che generare il mostro di un italiano in balia del consumismo, dell’individualismo, dell’edonismo che lo hanno disarmato nei confronti della vita reale. Che ora bussa alla nostra porta con forza inusitata.

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