Un modo di spiegarci l’arte.

artePossiamo intenderla anche come l’apparire di qualcosa che sta in una lontananza remota e incolmabile che ci invia messaggi in cui siamo coinvolti, ed in risposta noi aggiustiamo l’orientamento di fondo verso le cose e gli uomini.

Tutto ciò, forse è singolare in un’epoca come questa, in cui non c’è domanda che non si stringa al nodo dell’annientamento potenziale dell’umanità per mezzo della tecnica, di cui anche l’economia è strumento. In questo senso l’estetica come discorso sull’arte, sul bello e su ciò che riguarda gli aspetti decorativi dell’esistenza, ha inevitabilmente dei tratti di inessenzialità e di superfluità.

Comunque, è da osservare che arte e tecnica sono nozioni complementari. Quindi, se è forse impensabile una teoria dell’arte che prescinda dalla riflessione sull’essenza della tecnica e dell’azione concreta dell’uomo in generale, nondimeno l’arte apre prospettive sulla tecnica che essa, di per sé, tende a nasconderci, come quando impone come necessari e fatali dei prodotti che di fatto sono non meno esteticamente gratuiti di quelli dell’arte.

Arte e tecnica, in un certo senso, si compenetrano. Solo così possiamo cogliere il senso di un fenomeno caratteristico della tarda modernità: l’estetismo diffuso. Questo è il segnale di una sorta di “liberazione” della tecnica che assume così una dimensione ludica, artistica, quasi inessenziale.

Nel mondo della tecnica, gradualmente, non resta più niente che si sottragga al suo stesso dominio. Abbiamo, allora, il niente della politica, con la fine delle ideologie e della storia, oppure il niente della religione, cioè la fine del sacro. Tecnica e modo di produzione camminano insieme ed era per questo che Pasolini diceva che l’omologazione capitalistica avrebbe dissecato il seme della storia.

Quindi la tecnica non si può più presentare come strumento in vista di uno scopo, dopo aver tolto il soggetto della mediazione, assodato che la potenza distruttrice cui giunge la tecnica ha un carattere finale e per nulla strumentale.

Allora, mentre la tecnica erode lo spazio dell’arte e l’arte reagisce alla tecnicizzazione del mondo configurandosi come resistenza più o meno patetica ed evasiva, non c’è campo d’esperienza che non adatti il modello artistico che è lo stesso che sta alla base della tecnica.

Come tutti oramai possiamo constatare, tutte le esperienze artistiche tendono inevitabilmente a trasformarsi in spettacolo, i comportamenti individuali e le pratiche sociali si teatralizzano e cioè mirano espressamente all’efficacia della rappresentazione piuttosto che all’autenticità, lo stesso sapere scientifico porta alla ribalta nuove teorie al posto di quelle vecchie non già perché false, ma perché consumate.

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