Ludopatia, ovvero gioco d’azzardo e tassa sulla povertà.

gambling, ludopatia, gioco d'azzardo, Nomisma ha recentemente pubblicato una ricerca interessante sul gioco d’azzardo e la conseguente, possibile, ludopatia. Ciò che da questa ricerca emerge è che i principali fattori di rischio sono la mancanza d’istruzione ed il censo. L’azzardo è un business capitalistico, tra i migliori, ed ha la caratteristica di essere anticiclico. In Italia dal 2007 al 2014 vi è stato un raddoppio del fatturato.

In questo senso, la crisi, più che aver bloccato la crescita del business ne è stata un fattore di espansione, spingendo le persone a giocarsi le poche risorse rimaste nella speranza che la propria vita, spesso infame, potesse diventare sopportabile.

Il fatturato raddoppiato in così pochi anni ha sicuramente origine nell’aumento considerevole dell’offerta. Tuttavia, dobbiamo ricordare che il fenomeno non è stato osservato solo in Italia, ma in tutta Europa. Lo studio afferma, abbastanza chiaramente, che la propensione ad una spesa che molti ancora potrebbero vedere come scellerata, in realtà sia una reazione all’impoverimento generale e soprattutto delle classi meno abbienti che forniscono lo zoccolo duro e preponderante in termini numerici al business del gioco d’azzardo. Appare, quindi, appropriato definire il gioco d’azzardo stesso come una tassa sulla povertà.

Approfondendo la ricerca si scopre che si gioca di più nelle regioni del Sud e nelle isole, di più tra gli studenti degli istituti tecnici e professionali che tra i liceali, ma anche di più tra gli studenti che hanno brutti voti in matematica che tra quelli che vi eccellono. Infatti, l’incapacità di valutare la probabilità della possibile vincita è la caratteristica principe di chi gioca di più ed è un fattore che spinge verso il gioco come abitudine e sistema di vita.

I giovani, in questa ricerca, non sono messi bene. Nel corso dell’ultimo anno scolastico il 54% dei giovani italiani ha tentato la fortuna almeno una volta con il gioco d’azzardo, con punte più elevate al Sud e i minimi al Nord. Tre su quattro sono di sesso maschile e due su tre risiedono nel Sud o nelle isole. In tutto sono 1,3 milioni di ragazzi che nel 74% dei casi hanno speso meno di 3 euro a settimana nei giochi senza suscitare preoccupazione nei ricercatori, che hanno concentrato invece la loro attenzione su quel circa 7% di giovani giocatori per i quali il rapporto con il gioco d’azzardo si rivela portatore d’implicazioni assai negative e problematiche sulla vita quotidiana e all’interno delle famiglie. Il 29% di questi ha nascosto o ridimensionato le proprie abitudini di gioco ai genitori, mentre il 4% ha derogato impegni scolastici per giocare. Inoltre, il gioco ha causato discussioni con familiari e amici o problemi a scuola al 7% dei giocatori.

Nel nostro paese nel 2014 sono stati giocati 84,5 miliardi di euro, in lieve flessione rispetto al 2013 (0,3%) ma in forte crescita nel  periodo considerato (100% rispetto al 2007). Al netto delle vincite che ritornano ai giocatori, la raccolta netta del settore è stata pari a 17,5 miliardi, di cui 8 sono stati versati all’Erario. Un giro d’affari cui lo Stato, qualsiasi Stato, non vorrà fare a meno.

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