L’Arte contemporanea cinese frena. Frenano anche i soldi che vi girano intorno.

arte, cinadi Sergio Mauri

La notizia ce la danno diversi bloggers ed osservatori del mercato dell’arte contemporanea internazionale e cinese in particolare. In Italia è Arteconomy24 de Il Sole 24 Ore a darne notizia. Un pò ce l’aspettavamo, la cosa non è certamente un fulmine a ciel sereno.

Infatti; devo essere sincero: già ne avevo sentore e già avevo detto alcune cose al riguardo due anni fa circa e diffidavo gli amatori dall’esporsi acriticamente nei mercati asiatici, anche perché troppo colpiti da fenomeni di contraffazione. Non solo. In Cina esiste la più alta percentuale al mondo di invenduti, anche perché così, i possibili acquirenti cercano di forzare l’abbassamento del prezzo. Inoltre, c’è anche la più alta percentuale di non pagato al mondo. L’intenzione di partenza magari era buona, però poi, a metà strada si decide di cambiare idea. Tipico anche questo, direi.

cina, arte, calligrafiaDovete sapere, se non lo sapete già, che la stragrande maggioranza dell’arte cinese trattata consiste in arte antica e calligrafia. Diciamo che il mercato si orienta molto su opere tradizionali che riflettono anche la mentalità media dei loro acquirenti, poco propensi alle avventure, al rischio e alle innovazioni. I dati, comunque, ci dicono chiaramente che le compravendite hanno rallentato e che si sono posizionate al 95 % circa sul segmento basso di valore, cioè quello sotto i 500mila yuan, 70mila euro circa. La mia opinione è che possiamo considerare scntato che si sia andati ad un raffreddamento degli scambi e degli investimenti nei mercati dell’arte anche in Asia, accompagnando cioè il raffreddamento complessivo dell’economia cinese: Asia uguale Cina, questo è importante da ricordare.

Altro dato importante che si ricava dal report de Il Sole 24 Ore è che il mercato cinese è dominato dalle Case d’Asta, spesso e volentieri di proprietà statale o private, ma quand’anche private controllate in ultima istanza dallo Stato. Che poi è il modo più sicuro che non finire mangiati dai grandi capitali speculativi stranieri e, ad esempio, evitare scalate nei fondi finanziari di arte antica, moderna e contemporanea che siano.

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